Covid uccide Luis Sepúlveda, noto scrittore cileno 70enne
Una incredibile storia quella di Spulveda, sospesa tra l’America latina, a cui apparteneva e l’Europa dove si era rifugiato. La sua vita si è spenta in un ospedale di Oviedo dove ha combattuto fino all’ultimo contro la morte.
Vita, attivismo e letteratura nelle stesse pagine. La sua militanza politica è narrata nel volume La frontiera scomparsa: i racconti che compongono il libro seguono le tappe di un cileno che dalle prigioni di Pinochet ritrova la libertà attraversando l’Argentina, la Bolivia, il Perù, l’Ecuador, la Colombia, in treno o su veicoli di fortuna fino a Panama dove si imbarcherà per la Spagna. A chi gli chiedeva perché mai ci avesse messo tanto a trasformare quell’esperienza in letteratura lui rispondeva con un sorriso , era letteratura quella che voleva fare, non psicoletteratura. Detestava il pathos, aveva bisogno di mettere tra lui e il Cile la giusta distanza. Dal dramma si risollevava con la lingua: semplice, netta, sintetica. La sua scomparsa è prematura, molto avrebbe potuto dare ancora al mondo della letteratura e del pensiero. Ci mancherà.
