Covid 19, contraddizioni infodemia di Patrizia Zangla

Covid 19, contraddizioni infodemia di Patrizia Zangla

Coronavirus. Oltre la crosta storica, contraddizioni, infodemia, Defender Europe 20   di Patrizia Zangla

Giro girotondo, quant’è bello il mondo, casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra. 

   Siamo tutti a terra, disorientati, preoccupati, frastornati. Il mondo salta e saltano le nostre certezze, ci scopriamo fragili, deboli, precari mentre un male invisibile, di cui tutti abbiamo paura, incondizionata, serpeggia.

Il virus e la pandemia allineano tutto e tutti, uniformano i popoli -gli asiatici con gli europei-, le aree regionali – il Nord, epicentro italiano del contagio e il Sud, ipocentro del contagio-, le classi sociali -i ricchi con i poveri- e, a dispetto delle prime informazioni, anche le categorie anagrafiche, gli anziani con i giovani. Unificano l’Italia che dai balconi e dalle finestre da Nord a Sud diffonde il suono struggente di una tromba che esegue O mia bela Madunina cui idealmente risponde il coro che canta Comm’è bella, com’è bella a città ‘e Pulecenella!

La difficoltà è sempre comprendere la realtà complessa e articolata, più insidiosa in questi ultimi giorni in cui, oltrepassata la crosta storica dei fatti come la chiama Edmund Husserl, affiorano contraddizioni. Fortissime e stridenti.

Il Governo fatica a capire, vara le prime ordinanze, in televisione compaiono i primi scienziati e opportunisticamente l’opposizione, incapace di incoraggiare e supportare, rema controcorrente, lo fa con espliciti comportamenti e comunicati dei suoi leader che invitano a disattendere le indicazioni governative, anzi, a uscire e divertirsi perché l’economia ne soffre. Il Governo rincara con ordinanze più costrittive e restrittive, reiterate da continui appelli, impone un imperativo categorico: stare a casa.

Masse indisciplinate durante la notte prendono d’assalto le stazioni del Nord con un unico fine, raggiungere il Sud. Mentre molti italiane e italiani cominciano a rispettare le norme, altri sorretti dal monito dei loro capitani politici –è appena più di un’influenza– si rivelano incapaci di contenere l’esigenza di vita sociale.

Da un lato chi sceglie di scegliere e resta responsabilmente a Nord e chi irresponsabilmente fugge, da un lato l’interesse pubblico dall’altro quello privato, l’egoismo prevaricante e l’elusione dei controlli, delle norme collettive di sicurezza, dall’altro il rispetto virtuoso di norme comportamentali che salvano la vita di tutti compresa quella di chi le disattende.

Ora chi può resta a casa, chi non può –medici, paramedici, camionisti, commercianti etc.- è costretto ad auto-dichiarare che deve uscire, perché deve lavorare, ergo rischiare il contagio. 

I carcerati protestano, i marginali privi di casa, per cui restareacasa è un eufemismo, restano privi di ogni protezione.

Oltrepassando ancora la crosta storica affiorano altre contraddizioni.

Da un lato Christine Lagarde, presidente della BCE, con la sua fredda dichiarazione che sembra palesare il sottotaciuto fine di lasciar debordare le democrazie occidentali, cui risponde la ferma nota del nostro presidente Sergio Mattarella.

Da un lato la Cina, Repubblica popolare in cui il potere è esercitato dal solo Partito Comunista Cinese, di fatto una dittatura, il cui Governo si prodiga per la vita di tutti i suoi cittadini-sudditi, attiva persino droni per monitorare il territorio, ammonendo chi vìola le disposizioni. Dall’altro l’Inghilterra, secolare monarchia parlamentare, sciattamente incurante della diffusione del contagio come palesano le dichiarazioni del sovranista Boris Johnson e dei suoi consiglieri scientifici che dichiarano: «l’immunità del gregge comporterà che molte famiglie devono prepararsi a piangere i loro cari». Parole che suscitano i ricordi terrificanti dei progetti e degli esperimenti di eugenetica dei medici del Reich, teorici della superiorità della razza ariana.

La pseudo lettura darwiniana made in England vuole il virus contagiare più massa possibile da favorire la morte dei deboli a vantaggio della sopravvivenza dei forti.

L’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, ha coniato il neologismo «infodemia», per indicare «l’abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno».

E ancora oltrepassiamo la crosta. Qui si trovano le più pericolose e strumentali disinformazioni come quelle relative all’iniziativa Nato Defender Europe 20. Sapientemente usata per alimentare panico.

Messa abilmente in atto da gruppi politici sovranisti che fanno capo a maestri spirituali simili a guru, soprannominati parodia del filosofo, che indottrinano schiere di seguaci solitamente su temi di facile presa -contraddizioni della sinistra, effetti della globalizzazione e del capitalismo, temi scontati per la stessa sinistra ovviamente sempre insidiosi e utili a generare tarli della mente che, accuratamente nutriti con un bombardamento di false notizie mezzo social network possono instillare convincimenti e porre basi per campagne politiche  ed elettorali.

Defender Europe 20 è un’esercitazione da tempo pianificata e organizzata dalle Forze armate statunitensi in Europa con il coinvolgimento degli alleati della Nato, il piano originario prevedeva il periodo da febbraio – mese a cui risale l’arrivo dei primi militari statunitensi in Europa- fino a luglio 2020.

La concomitanza con la pandemia di Coronavirus ha favorito da un lato i legittimi allarmi  di chi si è preoccupato che i tanti militari, privi di adeguate protezioni, potessero aumentare i rischi del contagio e dall’altro, le strategiche speculazioni di chi ha accortamente soffiato sul fuoco con informazioni infondate corredate di immagini, carri armati che entrano in città, che s’imbarcano, che si stanziano sul territorio.

Un rapido controllo ci informa che si tratta di fotografie di reali iniziative militari ma precedenti e non rientranti nell’iniziativa Defender Europe 20.

In alcuni casi i guru uniscono  strumentali informazioni a informazione vere come l’assenza di un vaccino, le reali difficoltà della sanità nell’affrontare il contagio così da amplificare la gravità della situazione.

L’esercitazione militare -che leggiamo ha quattro finalità: «riportare la difesa dell’Europa sotto il controllo americano (Washington vuole gradualmente diminuire l’impegno multilaterale nella Nato e favorire accordi bilaterali); rassicurare i Paesi dell’Est Europa, ex Patto di Varsavia, che gli Usa hanno intenzione di intervenire su terra europea in caso di necessità; ribadire ai Paesi dell’Europa occidentale la necessità di maggior impegno finanziario nella difesa; riaffermare che lo snodo strategico della politica internazionale Usa, che Obama aveva voluto spostare in Asia, in vista di un confronto con la Cina, non è unico» (Fabio Mini, ex comandante della Forza multinazionale Kfor)- avrebbe dovuto vedere la partecipazione italiana. Il nostro Paese ha ritirato l’adesione perché impegnato nel contrasto al coronavirus (dichiarazione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, 11 marzo 2020).

Rassicuriamoci che ne abbiamo bisogno, non è in atto alcuna prova tecnica della Terza guerra mondiale.

Husserl scriveva «Nella miseria della nostra vita –si sente dire- che questa scienza non ha niente da dirci», noi in questi giorni stiamo comprendendone l’alto e imprescindibile valore, unico rimedio per evitare di trovarci …  E tutti giù per terra.

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