CASO GARLASCO. SOLO IN NOME DELLA GIUSTIZIA di Patrizia Zangla – Parte VII”
CASO GARLASCO. SOLO IN NOME DELLA GIUSTIZIA di Patrizia Zangla Parte VII”
Il comunicato di chiusura delle nuove indagini per il Delitto Poggi: l’ombra del depistaggio?
La Procura di Pavia ha diffuso nel pomeriggio di lunedì 28 settembre, il comunicato di chiusura delle nuove indagini per il delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 che vede quale unico imputato per l’omicidio Andrea Sempio. Nella nota, a firma del procuratore capo Fabio Napoleone, si legge che: «Il capo di incolpazione nei confronti di Andrea Sempio resta invariato».
Torniamo indietro nel tempo.
Torniamo ai giorni dell’interrogatorio di Alberto Stasi quando si cerca spasmodicamente un colpevole per chiudere il caso. Ai giorni in cui giornali e TV aprono col delitto di una ragazza, Chiara Poggi, avvenuto in una villetta a Garlasco nel pavese.
Il 14 settembre 2007 il Pubblico Ministero di Vigevano, Rosa Muscio, interroga il fidanzato della ragazza, Alberto Stasi, in merito a presunte tracce di sangue della giovane, trovate sui pedali della sua bicicletta “Umberto Dei” durante le indagini.
Alberto risponde: “L’unica cosa che mi può venire in mente” … che Chiara avesse il ciclo mestruale. Dice anche che, tornato da Londra, era andato a casa di Chiara con quella bicicletta.
Soffermiamoci sul contesto.
È un momento cruciale della prima fase d’indagine: la giovane PM Muscio affronta Stasi: ha un piglio arrogante, modi rigidi e toni bruschi, focalizza le domande sui pedali della bici sequestratagli e sul presunto contatto con il sangue della vittima.
Stasi, visibilmente disorientato, balbetta. Eccolo il biondino freddo, il bocconiano che balbetta, travolto da una cosa troppo grande di cui non si capacita!
Il nostro incipit non a caso muove da questo interrogatorio perché uno dei punti del comunicato stampa di Fabio Napoleone si incentra su una questione su cui ci intratterremo dalla quale si adombra un depistaggio.
Il comunicato si può racchiudere in dieci punti fondamentali:
1. l’esame della memoria difensiva con allegata consulenza dattiloscopica integrativa relativa alla Impronta 33 e alla consulenza tecnico-calzaturiera di comparazione concernente la traccia di scarpa rinvenuta nell’abitazione di Garlasco non ha prodotto elementi validi a supporto per l’Impronta 33;
2. per la traccia di scarpa riferisce che sono stati eseguiti «accertamenti sulle calzature che non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa», infatti precisa che le dimensioni di una scarpa Mod. Frau taglia 42 risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio;
3. elimina l’uro accidentale e conferma che la causa mortale della vittima è attribuibile alla lesione all’occipite (accertato dalla consulenza della Prof.ssa Cristina Cattaneo);
4. riguardo l’epoca della morte «è confermato l’intervallo cronologico già indicato nella precedente consulenza anche sulla scorta dell’analisi del digesto [termine medico -legale che indica il contenuto gastrico della vittima NdA], mai svolta prima dell’attuale procedimento penale»;
5. rafforza l’ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale Chiara Poggi avrebbe tentato atti di difesa, di protezione del corpo, sia di difesa passiva sia di una componente di difesa attiva;
6. precisa che la causa mortale è intervenuta con la lesione all’occipite. Che non risulta coerente possa essere avvenuta -come sostenuto dalla difesa Sempio- per gli spostamenti della vittima;
7. sulla sopravvivenza di Chiara Poggi, non esclude una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti;
8. che ha acquisito una consulenza dei CT nominati dalla difesa di Alberto Stasi (Dott.ri Ugo Ricci e Pasquale Linarello) avente ad oggetto i Raw Data [letteralmente dati grezzi informatici, originali e non modificabili generati dai macchinari di laboratorio durante le analisi genetiche del DNA effettuate nel 2007 dal RIS di Parma NdA] (consegnati alla Procura di Pavia dal RIS di Parma il 6.11.2025 nell’ambito dell’attuale procedimento. Nei Raw Data i consulenti Ricci e Linarello hanno rilevato la presenza di controanalisi (ben due corse elettroforetiche datate 20.09.2007) del campione bu_p -è il campione che rivelò la presenza del DNA della vittima sui pedali della bici “Umberto Dei” e che portò al fermo di Stasi- totalmente negative;
9. secondo i predetti tecnici sono le contro-analisi idonee che avrebbero potuto scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa, ma non esistenti nel fascicolo del proc. pen. 2025/2007 R.G.N.R. (Procura di Vigevano). A riguardo il comunicato precisa che il profilo genetico determinato appena il giorno prima (19.09.2007) dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta (reperto bu_p) e attribuito dal consulente tecnico del P.M. dell’epoca «oltre ogni ragionevole dubbio» alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo (20.09.2007), quando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi. Di queste due corse elettroforetiche del 20.09.2007 e dei relativi tracciati completamente negativi non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Alberto Stasi.
A riguardo nel comunicato si legge che «La Procura di Pavia, oltre a svolgere indagini al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell’epoca, ha dato incarico ai propri consulenti (Prof. Carlo Previderè e dott.ssa Pierangela Grignani) per comprendere questi contrastanti risultati, i consulenti tecnici hanno confermato l’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20/09/2007 e in ragione di queste hanno concluso per l’opportunità all’epoca di un approfondimento che, tuttavia, dalle recenti indagini svolte dalla Procura di Pavia, non risulta essere stato effettuato;
10. riguardo la richiesta di consulenza psichiatrica su Andrea Sempio (affidata al Prof. Roberto Catanesi) si determina che i tanti elementi messi a disposizione dagli inquirenti e provenienti dalle indagini effettuate di svariata natura richiedono necessariamente un «confronto e riscontro con dati provenienti da un esame clinico diretto sulla persona dell’indagato»; si rammenta che Andrea Sempio si è rifiutato di sottoporsi a visita, ne consegue che gli accertamenti della Procura di Pavia sulla capacità di Andrea Sempio al momento sono sospesi.
Il comunicato precisa infine che: «nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale»,
Rammentiamo che l’iter giudiziario vede assolto Alberto Stasi in I grado nel 2009 per insufficienza di prove; che la pena è confermata in Appello nel 2011; che segue un Primo annullamento della Cassazione nel 2013, che nel dicembre 2014 lo riconosce colpevole e lo condanna a 24 anni di reclusione (pena ridotta a 16 anni per rito abbreviato). E che dal giugno 2026, Alberto Stasi è ammesso all’affidamento in prova ai servizi sociali, è tornato in libertà con precise prescrizioni.
E rammentiamo un particolare di calibro: la Procura di Vigevano conosceva le intenzioni di Alberto Stasi per il motivo che intercettava il suo difensore, il suo primo difensore, il Prof. Angelo Giarda (morto a causa del Covid). Le conversazioni intercorse tra Alberto Stasi e il suo difensore erano loro note.
Torniamo a oggi.
Dunque, oltre alle tracce di sangue nell’Impronta 33, alle lesioni sul corpo di Chiara Poggi, al numero di scarpe indossate dall’assassino, ci sono le analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bici “Umberto Dei” di Stasi.
Il passaggio chiave – che diventa questione cruciale- è che il DNA sulla bicicletta “Umberto Dei” di Stasi non era di Chiara Poggi;
è che i Ris sapevano;
è che la prova è stata nascosta: questa l’ipotesi che adombra un avvenuto depistaggio, perché questi risultati avrebbero potuto scagionare Stasi già 19 anni fa.
Non c’era dunque il DNA di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta “Umberto Dei” di Alberto Stasi;
non c’era sangue, né saliva, né quell’indefinito materiale “altamente cellulato” rimasto scolpito nelle sentenze di condanna.
Quel “dato” volontariamente errato ha determinato il primo fermo di Alberto Stasi, che finisce in cella il 24 settembre 2007.
E quel “dato” ha costituito la base della controversa teoria -oggetto di discussione nel processo di Appello bis del 2014- della sostituzione dei pedali tra la “Umberto Dei” e un’altra bici nera, simile a quella descritta dalla testimone Franca Bermani, appartenente ad Alberto Stasi. Mai trovata.
Gli ufficiali del RIS di Parma sapevano questa circostanza: ma le loro controanalisi sul reperto – entrambe negative- sono rimaste sepolte in un cassetto per 19 anni.
Dal giorno successivo a quello in cui venne cristallizzato quel “dato” -2,78 nanogrammi per microlitro, una quantità insolitamente alta e una qualità insolitamente pura- alla PM di Vigevano Rosa Muscio, alla data in cui i retroscena di laboratorio sono diventati finalmente accessibili.
