Al convegno sul Ponte non si parla di Ponte di Giovanni Frazzica
Era da diversi mesi che due professionisti, Fernando Rizzo e Giovanni Mollica, che da alcuni mesi si sono assunti il compito che a Torino hanno svolto egregiamente le madamin per il Si Tav per il Si Ponte, si erano adoperati segretamente per organizzare un convegnone per rilanciare il tema Ponte. Alla fine hanno partorito un topolino avente per tema “Infrastrutture e continuità territoriale”, un incontro tra tecnici ed esperti in materia di trasporti ed economia. Non è stato quindi il Ponte l’argomento centrale dell’incontro, ma il gap infrastrutturale tra Nord e Sud che si è progressivamente aggravato negli ultimi 50 anni. Era tuttavia inevitabile che, malgrado l’intenzione di ovattare la natura dell’incontro, forse per non contribuire ad esasperare i già tesi rapporti tra Lega e Movimento 5 stelle, emergesse dagli interventi un clima di confronto con toni anche accesi dei sostenitori del Ponte e dei contrari alla grande infrastruttura. Ad introdurre i lavori, l’avv. Daniela Micali, che ha anche moderato il dibattito successivo. A seguire il presidente di Rete civica Fernando Rizzo che ha parlato dello spostamento dell’asse commerciale mondiale dall’Occidente all’Oriente, riesumando la cosiddetta via della Seta, soprattutto in seguito al raddoppio del Canale di Suez. “70 milioni di containers che bypassano i porti siciliani perché mancano le infrastrutture ed i servizi”. Dati alla mano Rizzo ha detto: In 56 anni, dal 1951 al 2007 lo Stato italiano ha investito nelle Regioni del Sud circa 382 miliardi di euro. In soli 17 anni, dal ’90 al 2007, la Germania ha investito per l’unificazione dell’Est mille e 500 miliardi (su una superficie minore di quella del Meridione e con una popolazione inferiore). In sostanza la Germania in meno della metà degli anni ha investito 5 volte in più di quanto l’Italia abbia fatto per il Sud”. Infine Rizzo ha elencato le somme spese negli ultimi 10 anni in Italia e a fronte di cifre miliardarie per Expo, passante di Mestre, Variante di valico, pedemontana lombarda, contro il progetto del Ponte che ha registrato solo 298 milioni di euro. Il segretario della Cisl Tonino Genovese ha rilanciato sul Ponte, magari attraverso una consultazione dei messinesi o un referendum. Sotto la lente d’ingrandimento di Tonino Genovese anche le ultime scelte dell’attuale Governo «che – ritiene – non vanno nella direzione giusta perché, senza esprimere alcun giudizio politico sulla scelta del reddito di cittadinanza, avere messo insieme politiche di sostegno sociale e del lavoro da una parte alimenta confusione e, dall’altra, per un territorio come Messina, in mancanza di lavoro e di possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro, vista la previsione sanzionatoria nell’erogazione del reddito di cittadinanza sull’accettazione della mobilità del lavoratore entro i 100 chilometri, i 250 chilometri e su tutto il territorio nazionale, rischia di diventare un provvedimento istigatore all’emigrazione, aumentando ed alimentando ancora di più il depauperamento della forza lavoro e la conseguente desertificazione e invecchiamento della popolazione delle regioni meridionali». Giovanni Mollica ha affrontato i temi della Zes e del gap infrastrutturale che vanifica il concetto di continuità territoriale. Poi il sindaco De Luca ha detto con evidente intento polemico: “altrove si parla di quarto binario, di alta velocità e qui ancora aspettiamo il doppio binario. Stiamo riuscendo adesso, insieme a Reggio Calabria ad introdurre il biglietto unico eppure nessuno finora è riuscito a realizzare l’orario unico, una banalità, coordinare le coincidenze tra treni e aliscafi e navi”. L’assessore regionale ai trasporti Marco Falcone parla del Ponte come di un’opera che si può sostenere da sola, mentre il vice presidente della Regione, Gaetano Armao, ha sostenuto: “La Sicilia il Ponte non lo può fare da sola ed il governo nazionale ha detto no. Eppure, incredibilmente, stiamo parlando di 40 mila nuovi posti di lavoro e di un investimento da 10 miliardi”. Il capogruppo del M5S alla Camera Francesco D’Uva, notoriamente no Ponte, ha detto: “Abbiamo posizioni diverse, ma dialoghiamo. Il problema delle infrastrutture è prioritario”. Si è invece mantenuto sul vago l’esponente della Lega, il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, che nella intenzione degli organizzatori doveva essere il centravanti di sfondamento, colui che doveva portare con determinazione le istanze dei pontisti nell’Agenda del Governo. Siri si è invece proposto come morbido interlocutore del ministro Toninelli ed ha preferito affrontare il tema delle opere infrastrutturali strategiche: “Dobbiamo riformare il codice dei contratti pubblici, perché in altri Paesi le decisioni vengono prese in 24 ore, in Italia in 24 mesi. Il Ponte s’inserisce in una piattaforma logistica internazionale che deve vedere l’Italia tutta al centro dei commerci del mediterraneo”. E in coda al convegno viene fuori l’idea del Referendum consultivo su Ponte sullo Stretto da tenere in occasione delle elezioni europee del prossimo 26 maggio. La richiesta, rivolta all’Assemblea regionale siciliana, arriva dall’Unione dei siciliani, e riprende quella del Segretario generale della Cisl di Messina.Unione dei siciliani – Sicilia nazione si dice favorevole alla realizzazione del Ponte sullo Stretto in un comunicato nel quale afferma di concordare con la posizione assunta dal presidente della Regione, Nello Musumeci, e dal vice, Gaetano Armao. «Pur non essendo abituati ad avere certezze assolute, né a pensare di avere la verità in tasca – afferma il coordinatore, Rino Piscitello – crediamo che in questo caso le ragioni del SI prevalgano ampiamente su quelle del no. Il tema non è semplice e nel tempo le convinzioni di molti sono andate modificandosi. Sono ormai decenni che se ne discute e il dibattito è sempre stato percorso (da entrambi i lati) da posizioni demagogiche ed estremiste che certo non hanno aiutato la Sicilia. È arrivato però il momento di dire (a prescindere dalla posizione di ciascuno) che, su una questione di tale rilevanza che divide la politica e i cittadini, occorre che decidano i siciliani. Venga indetto dall’Ars un referendum consultivo, secondo i criteri previsti dalla legge regionale 10.2.2004». Piscitello chiede a tutti i deputati dell’Ars, che siano favorevoli o contrari al Ponte sullo Stretto, di prendere atto che «su una questione di così straordinaria rilevanza non può decidere la politica a stretta maggioranza. Il referendum – prosegue, riprendendo l’idea di Tonino Genovese – potrebbe tenersi, per evitare costi aggiuntivi, in coincidenza con le elezioni europee del prossimo maggio, magari insieme a quello sulla richiesta del riconoscimento degli svantaggi connessi alle condizioni di insularità. Si aprirebbe così in Sicilia la stagione di una democrazia capace nei momenti importanti di consultare i propri cittadini. E soprattutto, dopo un referendum, nessuno potrebbe ignorare la volontà del popolosiciliano espressa democraticamente a maggioranza».
. TRATTO DAL SETTIMANALE I VESPRI
