A-A-bbronzatissima di Cosimo Recupero

A-A-bbronzatissima

di Cosimo Recupero

La riunione della Commissione di Vigilanza sulla RAI si riunirà nelle prossime ore per decidere del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo.

La maggioranza di governo aveva fatto cadere la scelta sul nome di Marcello Foa che, ormai sicuro della nomina, aveva esultato sui social con proclama con tanto di agghiacciante errore grammaticale da terza elementare. Cose che succedono.

Di Maio e Salvini si erano accordati su un nome di un personaggio che aveva lavorato anche per la galassia di Berlusconi, pensando forse che tanto bastasse per avere i voti di Forza Italia in commissione, al momento della ratifica della nomina che, lo ricordiamo, deve essere approvata con i due terzi dei membri, ovvero 27 su 40, 6 in più rispetto ai 21 di cui dispone la maggioranza.

Ma avevano fatto male i conti, evidentemente. E infatti sono bastate poche ore perché l’ex cavaliere annunciasse il voto contrario degli azzurri sul nome di Foa. Nelle stesse ore la Meloni annunciava invece il voto favorevole, considerato forse che Foa, che manifesta il suo cosiddetto pensiero sui social, non nasconde le sue simpatie salviniane, con malcelati ammiccamenti anche ad un sistema che forse è meglio non torni mai più.

Insomma, Foa sarebbe, per certi nostalgici, l’uomo giusto al posto giusto per trasformare il servizio pubblico radiotelevisivo in un novello cinegiornale di regime, nel quale si possano proclamare senza contraddittorio la bellezza e i fasti dell’era salviniana, nonché le mirabili gesta del nuovo capopopolo che, forse per emulare chi si faceva fotografare a petto nudo sui campi di grano o mentre affrontava a nuoto i marosi, si è fatto riprendere in spiaggia ai bagni Mariuccia, sfoggiando non un petto villoso e rassicurante per le masse, ma una panza da impiegato del catasto sormontata da un sorriso ebete.

Salvini forse già pensa che il consenso si misura così, con manifestazioni d’affetto di chi, al massimo, spera di portare a casa un cimelio di una vacanza che, in assenza sua, sarebbe scivolata via fra bagni in un mare melmoso, piadine imbottite e urla di guerra del tipo a-a-bbronzatissima.

In realtà la partita è seria perché, al di là della nomina di Foa, in commissione si gioca la tenuta della coalizione di centrodestra che ormai sembra finita.

Le tre anime della coalizione si muoveranno in due direzioni diverse e questo non potrà che segnare definitivamente la fine della coalizione. Forse Fratelli d’Italia, una volta avute le mani libere, si preparerà ad entrare in un governo che però sta per affrontare la fase critica. Agosto sta per iniziare e la politica andrà in ferie, ma non la propaganda. Salvini continuerà a dire che ha fatto mille cose, come cacciare i migranti, cacciare i migranti e, soprattutto, cacciare i migranti.

La TV di Stato gli darà qualche copertura, giusto per non sentirlo lagnare; e così agosto se ne andrà via, fra un selfie di Salvini e l’ennesima replica di Don Matteo.

Ma a settembre si sveglierà un mostro. L’ultimo scorcio dell’anno si dedica, come sempre, alla stesura, discussione e approvazione della legge di bilancio. E sarà lì che la maggioranza dovrà trovare la quadra, con o senza le truppe meloniane.

In campagna elettorale le promesse sono passate un tanto al chilo. I grillini proponevano di dare un reddito a tutti o di aumentare quello di chi non arriva ai fatidici 780 euro. Per contro, la Lega ha fatto dell’abbassamento delle tasse il proprio cavallo di battaglia. Ma non ci vuole il Nobel per l’economia per capire che non si possono diminuire le entrate e aumentare le spese, facendo finta di niente. Ognuno dei due soci di maggioranza chiederà per sé, per i propri programmi, senza capire che già anche una sola delle due cose sarà impossibile da realizzare. Il reddito di cittadinanza costerebbe almeno 50 miliardi di euro, e qualcosa del genere anche la flat tax. Nel frattempo sarà necessario assestare il bilancio 2017 e trovare le coperture per evitare che aumenti l’IVA. Fino a ieri, Salvini avrebbe avuto tutta la convenienza a far saltare il tavolo del governo, forte del piano B, dove B sta per Berlusconi, ovvero la possibilità di tornare al voto con la sua famiglia politica d’origine, fare il pieno di voti e governare direttamente, senza l’incomodo di quel distinto signore che ufficialmente guida il governo, tal Giuseppe Conte.

Alla luce invece del gran rifiuto di Berlusconi, le cose si complicano, anche perché l’idea di un fronte repubblicano che vada dal PD a Forza Italia, passando per l’UDC e tutta la galassia dei moderati, diventa sempre meno peregrina.

La grande assente è a questo punto la sinistra, quella socialista, di cui non si hanno notizie da anni. Pare che un PSI esista, ma non se ne hanno notizie da anni. Peccato, perché forse sarebbe il suo momento per raccogliere i voti di quell’area che, in mancanza di meglio, vota 5 stelle o, addirittura, Lega, sperando che le rivendicazioni sindacali siano sostenute da questi; senza sapere che queste forze sparano ai neri per non dover sparare ai padroni. Non ci vuole molto per capirlo e forse a sinistra lo hanno capito pure. Il problema è che passare all’azione è troppo faticoso, specie con questo caldo estivo. E quindi meglio rimandare tutto a settembre, forse e, nel frattempo, cantare a squarciagola: a-a-bbronzatissima.

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