100 anni di fascisterie e neofascismi di Patrizia Zangla
“ 100 anni di fascisterie, fascismi e neofascismi” di Patrizia Zangla
Un Norberto Bobbio novantenne ci ammoniva a ricordare che: “Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano. Sia chiaro: non abbiamo alcuna indulgenza di fronte alla crisi attuale delle nostre istituzioni democratiche e per il modo con cui ci si è arrivati. Ma l’antitesi radicale tra dittatura e democrazia rimane. Guai a dimenticarlo, soprattutto di fronte ai giovani che non sanno e non sempre vengono aiutati a saperlo”.
Fascisterie e fascismi
I tanti segnali fascisti che si leggono nell’odierna realtà, sbrigativamente possono essere stigmatizzati con la parola fascisteria, termine usato per indicare l’ambiente, i modi di fare e pensare di coloro che appartengono a una tradizione politica di stampo fascista e che ne riproducono grottescamente modi e rituali (raduni, cori, saluti, commemorazioni etc.)
È solo questo? O questo è un tentativo banale di minimizzare -messo in scena colpevolmente dagli appartenenti dell’estrema destra e incautamente da qualche attempato intellettuale dell’ex partito comunista– un tema molto complesso, pluri intersecato e serio che non può prestarsi strumentalmente alla diatriba fascismo- comunismo che alimenta tifoserie da entrambi i fronti.
Il tema è storico-politico e chiama in causa fatti storico-politici ad esso connessi e pone come premessa fondativa tre elementi:
1. il rispetto della Costituzione italiana che significa condivisione dei valori e dell’impianto antifascista su cui essa è poggiata, vale a dire l’affermazione della democrazia di cui si era stati privati dalla dittatura mussoliniana;
2. l’accettazione del fascismo come dittatura totalitaria i cui albori sono a Milano nel 1919 con il protoduce Benito Mussolini, cui fanno seguito i fatti avvenuti nell’arco di un Ventennio (sommariamente qui indicati: marcia su Roma del ‘22, delitto Matteotti del ‘24, fascistizzazione del Paese e leggi fascistissime del ‘25-’26, consolidamento dello Stato totalitario attraverso un’opera di controllo, di costruzione del consenso e repressione violenta del dissenso, costituzione dell’asse politico- militare con la Germania nel ‘36 e del patto d’Acciaio nel ‘39, allineamento alle politiche antisemite naziste nel ‘38, consolidamento dell’imperialismo nel ’39, ingresso e partecipazione al secondo conflitto mondiale, Repubblica di Salò) che portano alla sciagura dell’Italia che significa che Mussolini è molto di più che reo di un’alleanza sbagliata con Hitler;
3. l’accettazione della Resistenza che è stata anche guerra di Liberazione dal nazifascismo.
Tuttavia, tradotto in prassi, il solo rispetto di questi tre punti non è esauriente, né può essere temuto lo strumentale timore di chi sostiene che parlarne sia un autogoal, per converso è invece necessario parlare perché l’opinione pubblica non sa, molti non sanno o hanno conoscenze storiche superficiali, scolastiche ad usum delphini, revisionate ovvero hanno la conoscenza di una storia rivisitata che ha edulcorato e magnificato il passato fascista fino a convincersi della sua bontà, la saga Mussolini ha fatto cose buone, fino ad assolverne ruberie, crimini, violenze, soprusi e colpe.
Che in funzione salvifica e apologetica ha unicamente attribuito al duce una serie di iniziative buone (bonifica etc.) che in realtà egli ha fatto proseguendo opere iniziate da altri prima di lui, ma tutte strumentalizzate oggi per magnificare il personaggio Mussolini.
Questa narrazione revisionista ed edulcorata si è ormai affermata, favorita dall’errore della sinistra che ha cristallizzato l’evento-Resistenza nella forma celebrativa e agiografica allontanandolo dalla memoria collettiva, e soprattutto incoraggiata dalla scarsa conoscenza della storia politica delle giovani generazioni e dalla memoria labile o complice delle più anziane.
Ora, prima che siano sfondati gli argini, bisogna provvedere affinché disconosciute verità storiche -fino a ieri unanimemente riconosciute come incontrovertibili- siano strumentalmente riconsiderate.
Il neofascismo nell’Italia a rischio democratura
Il fascismo non è stato unicamente un terribile regime politico da confinare nella storia del ‘900 e collocare accanto ad altri regimi totalitari, ma una feroce ideologia sopravvissuta al crollo della dittatura.
Un’ideologia che è rimasta serpeggiante sin dall’avvento della Repubblica in cui ha assunto la forma del neofascismo e da cui è nato il Movimento sociale italiano e contemporaneamente altre organizzazioni come Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo con la veste di Centro-Studi di cultura fascista e incubatore di idee eversive.
È questo un punto dolente, storiograficamente sconosciuto e negato al tempo da quanti hanno militato nel vecchio Msi e tuttora da quanti militano in Fratelli d’Italia, partito erede del Movimento Sociale Italiano, a sua volta, erede del Partito Nazionale Fascista, con la conseguenza che il partito di Giorgia Meloni è un partito di ispirazione neofascista e non di destra liberale.
Storicamente è impossibile negare la contiguità e la corresponsabilità del Msi e del suo segretario Giorgio Almirante con la destra estrema eversiva, perché il neofascismo eversivo nel nuovo ordine repubblicano si è reso corresponsabile della strategia della tensione finalizzata a realizzare una Repubblica presidenziale autoritaria, mediante un mirato progetto che è stato prima pianificato al convegno all’Istituto militare Alberto Pollio -in cui si è avviato il piano della guerra non ortodossa contro il nemico comunista- e poi attuato -in tempo di pace- con la complicità della massoneria nera, della P2 di Licio Gelli e dei Servizi d’Intelligence deviati.
In sequenza sono state attuate stragi destabilizzanti con fine stabilizzante, a partire da quella di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969, tentati golpe come quello del principe nero Junio Valerio Borghese dell’8 dicembre del 1970: una catena ininterrotta che passa dalla strage del treno Italicus fino alla bomba alla stazione ferroviaria di Bologna del 1980.
Stragi in cui hanno perso la vita donne, uomini e persino bambini, tutti inermi e senza colpe.
Certamente il negazionismo dell’attuale destra estrema è comprensibile: chi vorrebbe ammettere colpe orrende? Chi vorrebbe ammettere che quella parte politica è compromessa per aver ordito stragi e golpe?
Il nostro è un Paese che ha evitato ed evita di fare i conti col proprio passato, che sceglie la via più facile: rimuovere e negare.
Al tempo nessuna Norimberga ci ha riguardato, si è scelta la contemporanea autoassoluzione e criminalizzazione degli altri, i nazisti, su cui far ricadere tutte le colpe, mettendo in salvo il mito degli italiani brava gente.
Lo stesso comportamento si è replicato anni dopo, così oggi della strategia tensione nessuno parla, lasciando spazio a fraintendimenti, equivoci, strumentalizzazioni, revisionismi e negazionismi.
Una convinta e consapevole adesione ai valori della Costituzione comporta una totale e responsabile presa d’atto di questa storia che trova anche conferma nella verità giudiziaria che ha visto condannare con sentenze definitive molti missini contemporaneamente fautori, organizzatori, promotori -perché gravitanti nell’area di Ordine Nuovo- delle stragi nere degli anni ‘70. Non possono assurgere a icone, a modelli di riferimento di chi oggi intende coprire ruoli istituzionali come la presidenza del Consiglio, del Senato, o impegnarsi nell’attività politica e nella militanza nella destra e destra estrema, dittatori come Benito Mussolini o politici compromessi come Giorgio Almirante o altri personaggi come Rodolfo Graziani, perché essi sono stati i nemici della nostra Repubblica.
Tutti gli eventi sono connessi da un principio di causa e di effetto e non vanno miscelati e accorpati come da banalizzazione retorica che colloca nella medesima asse storica il terrorismo nero e quello rosso e assimila tutto nell’indistinzione, nella generica formula denominata stagione di violenza politica e stagione degli opposti estremismi.
La ricerca della verità è stata ostacolata quando le indagini si sono avvicinate all’esistenza di strutture di Guerra non ortodossa con finalità di condizionamento della vita politica interna e in molti casi si è opposto il segreto di Stato. Questa la ragione per cui tuttora le pagine nascoste sono molte e molti sono i fatti occulti anche a causa di un’azione depistante su cui non vi è stata adeguata chiarezza. Questo ha inquinato la nostra democrazia e in barba al nuovismo che questa destra estrema vorrebbe proporre ci espone al rischio di una democrazia autoritaria e illiberale, passatista e regressiva, una democrazia a bassa intensità, una neo democratura.
Risibile l’espressione di Meloni “Non ho mai avuto simpatia per il fascismo” (Meloni alla Camera, il 25-10- 2022).
Noblesse obblige, la presidenza del Consiglio impone da parte della sua neo presidente, e dunque del suo partito, uno Streben kantiano, uno sforzo: un giudizio politico preciso sul fascismo e sul neofascismo così da consegnarsi al futuro liberi da lugubri e pesanti simulacri.
