Voto di scambio di Cosimo Recupero
Mario Draghi ha accettato con riserva, come da prassi. Molti dicono che la sua strada sia in salita, ma in realtà lo è molto meno di quanto si possa pensare.
Fino a ieri fa le uniche due forze politiche del tutto contrarie al nuovo esecutivo erano Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Se tutti gli altri votassero a favore, l’ex capo della BCE avrebbe una maggioranza bulgara in entrambi i rami del parlamento.
Ma già nelle ultime ore le cose sembrano ammorbidirsi anche per loro. I grillini si spaccano. E’ chiaro che nel gruppo grillino di circa 300 parlamentari, molti dei quali a rischio rielezione, non sarà difficile trovare chi, pur di restare in parlamento, sarebbe disposto a certificare altro che la nipote di Mubarak, ma che Di Maio è il figlio del Sole, discendente diretto di Tutankhamon.
Fratelli d’Italia ha avviato manovre di avvicinamento e da un “no” secco si è passati ad una possibile astensione. Meglio di niente, avrà pensato Draghi.
Forza Italia già da subito si era mostrata disponibile al dialogo e persino la Lega ha rinviato ogni decisione a dopo il colloquio col premier incaricato. Se pensiamo che fino a ieri il refrain era quello delle elezioni subito, evidentemente la speranza di un sostegno diretto al governo da parte del carroccio c’è, soprattutto se a far parte del nuovo esecutivo dovesse essere chiamato un Giorgetti, per quanto si vocifera.
Del PD la posizione è nota, mentre i cespugli della sinistra, come LeU, non staranno certo lì a smacchiare i giaguari, attività nella quale uno dei loro leader, Bersani, sembra essere particolarmente ferrato.
Persino Conte ha dato disco verde a Draghi e quindi ogni resistenza rischia di sembrare strumentale, quanto inutile.
Al di là dell’ironia, è chiaro che l’esperimento di Draghi ha larghe chance di successo. E questo non perché alla nostra strampalata classe politica sia venuto di colpo un sussulto di dignità e serietà. Quanto perché l’alternativa a questo governo sarebbe l’azzardo di elezioni in piena pandemia che farebbero perdere l’occasione storica dei 209 miliardi dell’Europa. Meglio stare dentro la maggioranza ed al governo per decidere come spendere quei soldi, piuttosto che assumersi la responsabilità di portare il paese alle urne in queste condizioni.
A ciò si aggiunga una cosa che si può immaginare, e della quale potremo avere la controprova fra un anno esatto. Se l’alternativa è apparentemente quella fra votare subito e votare fra due anni circa, è probabile che le forze politiche raggiungano una sorta di onorevole accordo, e cioè votare a metà di questo ultimo scorcio di legislatura. Una sorta di voto di scambio, politicamente legittimo e giuridicamente ineccepibile, che le parti si concederebbero come base comune per trovare la quadra sul nuovo governo. E come fare per sancirlo nei fatti? C’è solo un modo: dare la fiducia a Draghi mandandolo a casa fra un anno esatto nell’unico modo che piacerebbe a tutti, Draghi compreso: eleggendolo al Quirinale. Sarà così? Ai posteri l’ardua sentenza.
