Voglia di fascismo? di Patrizia Zangla

Voglia di fascismo? di Patrizia Zangla

VOGLIA DI FASCISMO: IL FASCISMO HA FATTO COSE BELLE E BUONE di PATRIZIA ZANGLA

Voglia di fascismo? “Non mi offendo se mi chiamano fascista … il fascismo ha fatto tante cose belle”. Così il presidente vicario di Barletta, passato dalla Lega al Gruppo misto. Un caso fra i tantissimi, come quello accaduto a Messina.

In un liceo della città dello Stretto, organizzato dalla Fidapa sez. Messina, si doveva tenere la presentazione del libro di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. Come si legge nella circolare a firma della dirigente scolastica – fonte AdnKronos- era prevista la presenza dell’autrice e della Responsabile Scuola del Dipartimento Nazionale di Fratelli d’Italia e membro della Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati.

Nella circolare si legge che i docenti in servizio quella mattina si sarebbero presi cura di rilevare le presenze degli alunni, valide come ore di PCTO (Alternanza scuola-lavoro), prevista la partecipazione obbligatoria degli studenti ai fini dell’attribuzione di crediti formativi. Dopo le proteste di alcuni genitori, l’incontro è annullato. E se nel frattempo Fdi chiede una smentita all’Istituto messinese, Sinistra italiana -attraverso il suo segretario nazionale Fratoianni- chiede un’interrogazione parlamentare. Risaputo che i dirigenti hanno carta bianca nella scelta – spesso né educativa e né didattica, ma regolata da interessi contingenti- nel progetto scolastico denominato “Incontro con l’Autore”- in questa vicenda, smentita a parte, a far pensare non è l’obbligo della presenza e il contraccambio dei crediti scolastici, ma l’oggetto dal chiaro fine propagandistico, come usava dire “libro e moschetto, fascista perfetto”. 

Andava privilegiata l’impostazione storica con fine didattico, perché come rileva la nostra Costituzione italiana l’Italia è antifascista.

«È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista».

La legge Scelba (20 giugno 1952, n. 645) attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana introdusse il reato di apologia del fascismo, prevedendo sanzioni per «chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Ritoccata con un successivo intervento del 1975, ed ancora è regolata dalla Legge Mancino del 1993, che all’articolo 2 punisce “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti “aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Il tema non è di semplice applicazione, il problema rimanda all’atteggiamento che una comunità democratica dovrebbe riservare a manifestazioni di nostalgia per ideologie totalitarie come il nazifascismo.

L’ordinamento giuridico italiano nella pratica non aiuta, anzi troppo spesso ci si scontra con il rispetto delle libertà d’opinione e coi limiti della censura, perché non è facile contemperare il diritto costituzionalmente garantito alla libertà di pensiero, per questo ci si imbatte sul Web con notizie di raduni in cui si intonano inni fascisti e ci si congeda col saluto romano -segno di riconoscimento del regime – ed ancora con post di esaltazione duceschi.

Non vogliamo qui perderci negli orientamenti interpretativi, esiste una sorta di discrezionalità del giudice di stabilire quanto il pericolo di apologia sia effettivamente concreto, per questo può scegliere di non punire le manifestazioni pubbliche a carattere commemorativo.

Alcuni hanno stigmatizzato l’episodio del liceo messinese ricordando la presenza o l’invito di Renato Curcio, brigatista irriducibile, o di altri terroristi rossi, a corsi e ad incontri scolastici, ma l’accostamento è strumentale. Si potrebbe valutarne l’opportunità ma l’equiparazione non sussiste, la storiografia si serve di documentazione e memoria e in questo caso si tratterebbe della testimonianza di un protagonista di un periodo storico nazionale ed europeo noto come Anni di piombo, conclusosi nel 1988 con una dichiarazione di cessazione della stagione della lotta armata in Italia.  

Inopportuni invece i post sulla pagina pubblica di Fb della Meloni in onore di Giorgio Almirante -esempio “di Grande politico e Uomo”-. Almirante è molto presente nella storia degli Anni ’70, glissiamo sulle torbide vicende della strategia della tensione quando un procedimento è avviato contro di lui e con un decreto ministeriale si chiede lo scioglimento di Ordine Nuovo e di Avanguardia  Nazionale -per anni il MSI può contare sul ‘doppio binario’, la piazza che significa violenza e il volto rassicurante per l’opinione pubblica- rammentiamo qui solo che è stato collaborazionista dell’occupante nazista dell’Italia, membro della Repubblica Sociale Italiana, e  principale redattore del periodico La difesa della razza. Proverà a discolparsi, senza esito, scripta manent!   

Il fascismo ha fatto cose belle e buone?

Ricorrente il giustificazionismo, procede dall’alleanza con Hitler -fatale errore- all’opera di risanamento delle aree paludose, progetto di bonifica integrale maturato già in Età Giolittiana. L’operazione di rovescismo  storiografico procede abilmente disseminando piccoli elementi volti a cancellare il volto spietato del regime così da lasciare spazio al ricordo di singoli interventi efficaci come la prosecuzione del processo di bonifica, l’ordine nei trasporti e l’edificazione di opere pubbliche e architettoniche, occultando che aree urbane di pregio sono interamente smantellate.

Giudizi che negano il volto reale del regime e del duce, minimizzando o alterando in veste positiva i tratti essenziali del duce, l’individualismo esagerato, le manie di grandezza, l’ambizione, il desiderio di potere, la venalità, la vanità, l’opportunismo. Da subito il popolo comprende che «Mussolini ha sempre ragione», come noi oggi comprendiamo che è l’artefice di un progetto totalitario senza precedenti.

L’attuale opera di rimozione cancella fatti essenziali della vita del regime:  l’assalto degli squadristi fascisti a Palazzo d’Accursio a Bologna nel 1920 -la marcia su Roma è dell’ottobre 1922- in occasione dell’insediamento della Giunta socialista. Non c’è da stupirsi, scriveva Angelo Tasca «il fascista si sente protetto, è sicuro della impunità anche quando uccide e incendia».

Lo squadrismo è strumento politico anticontadino e antiproletario, diretto contro camere del Lavoro, leghe agrarie, cooperative, associazioni operaie.  Dall’agonia dello Stato liberale (governi Giolitti, Bonomi, Facta) alla paralisi del regime parlamentare con l’eliminazione dei partiti politici e l’istituzione del Gran Consiglio del Fascismo così da istituire una dittatura personale con la centralità carismatica del suo Dux. Attraverso un corpo di leggi è affermata la dittatura del partito unico, è soppressa la libertà -di stampa, di sciopero e dei sindacati-, è istituito il confino per gli oppositori, il tribunale speciale dello Stato, ed è reintrodotta la pena di morte per gli oppositori politici. Non vanno sottaciute persecuzioni nei confronti di militari, parlamentari, dirigenti comunisti, socialisti, azionisti sfociate in aggressioni e talvolta in eliminazioni fisiche. L’elenco è lungo figurano: Giacomo Matteotti, i Fratelli Rosselli, Pietro Gobetti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci.

Si attua così un sistema di repressione poliziesca e nel contempo di controllo radicale della società. Punto fondamentale oggi rimosso. Un maestoso apparato propagandistico consacra la costituzione di uno Stato etico che annulla la volontà del singolo. Si cementa l’identificazione del popolo col regime, e, facendo leva sull’orgoglio nazionale, se ne reclama il contributo per sostenere le difficoltà economiche. Dopo l’aggressione all’Etiopia, per pagare le sanzioni previste dalle Società delle nazioni, il duce escogita il programma racchiuso nel motto “Oro per la patria”.

Benito Mussolini al momento del suo ritrovamento, intento a lasciare l’Italia camuffato da soldato nazista, ha con sé carte importanti e un tesoretto.

Non abbiamo finito.

Si iniziano alla politica le masse indottrinandole, si fascistizza e irreggimenta la società, si

organizza la vita di bambini e adulti, anche il tempo libero.

Nella società mussoliniana si sperimenta il sabato fascista, che non è festaiolo come di seguito concepito, non va confuso con quello anglosassone, giorno di “riposo e conforto”, bensì amministrato per “attività di carattere addestrativo premilitare e postmilitare e di tipo politico, professionale, culturale e sportivo”. Utile a educare le generazioni a un pensiero unico come lo è il Testo scolastico unico e l’obbligo al  giuramento di fedeltà degli insegnanti.

Si progetta il “risanamento” della popolazione attraverso la politica pronatalista, sintetizzata nello slogan madri per lo Stato che relega le donne a margine della società. Le donne sono spose e madri, educate alla pazienza, alla prudenza, al sacrificio.

Non abbiamo finito.

Ricordiamo la lunga cavalcata che porta alla guerra, l’invasione di Grecia, Albania, Jugoslavia, le armi chimiche usate in Etiopia, l’estensione nel nostro territorio delle leggi razziali nel 1938 -per convincimento e non come piace raccontare per compiacere l’amico Hitler-, il coinvolgimento nelle stragi, negli eccidi della Repubblica di Salò, nella realizzazione dei campi di concentramento e nella deportazione -di ebrei, minoranze etniche, oppositori, omosessuali-.

Non abbiamo finito.

Efficace è l’opera di proselitismo -il fascismo ha una forte dimensione internazionale, esercita attrazione sugli altri movimenti europei, nazismo compreso, generando i figli di un dio minore, i parafascismi, modelli di fascismi europei in Germania, Ungheria, Croazia, Spagna, Cecoslovacchia, che, coi loro tratti distintivi e peculiarità delle rispettive storie nazionali, hanno impronta fascista.

Infine, ricordando che il fascismo muore di fascismo, la rappresentazione plastica è la delegittimazione del  duce nella lunga notte del 24 luglio 1943 ad opera dell’ala moderata del fascismo di Dino Grandi – sua la mozione accolta dal Gran Consiglio con 19 voti favorevoli, 7 contrari e 1 astenuto- è molto difficile trovare “cose buone e belle”(cfr. P. Zangla, 1943-1945: l’Italia in camicia nera, Ed. Leone, Milano).

Un’immagine finale.

Sui muri di molte città spagnole è riapparsa la scritta “W Franco!” per celebrare la dittatura franchista di Francisco Franco. Come per magia, un misterioso movimento l’ha corretta in “W Franco Battiato”. L’omaggio al genio Battiato contrassegna il valore della libertà contro il disvalore della dittatura.

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