Una tempesta imperfetta a Palazzo Zanca
Una tempesta imperfetta a Palazzo Zanca di Giovanni Frazzica
Qualcuno ha scritto su facebook “Much Ado About Nothing (tanto rumore per nulla) di William Shakespeare e Cateno De Luca” per commentare ironicamente la maratona consiliare che si è sviluppata recentemente a palazzo Zanca. Tre sedute di contrastato Consiglio comunale, vissute con la minaccia delle dimissioni del sindaco De Luca se non avesse raggiunto la maggioranza di almeno 17 consiglieri sulla sua piattaforma programmatica. A giudicare dai risultati, 16 favorevoli più un astenuto (come da prassi il presidente del Consiglio si astiene), Cateno De Luca ha ottenuto forse meno di quello che già aveva. Facendo pagare a tanti, prima e durante, le tre rappresentazioni della pièce “cambio di passo” un inutile e altissimo prezzo, i cui costi peseranno a lungo nei rapporti tra le persone e con i partiti. Da sottolineare infine il ruolo che alcune consigliere hanno avuto in questa surreale vicenda, certo non paragonabile a quello di Dina e Clarenza, le due leggendarie figure femminili legate allo storico assedio da parte di Carlo d’Angiò (anche lui non paragonabile a De Luca) durante i Vespri siciliani. Le truppe di Carlo tentarono di invadere la città dai colli e le due donne, di guardia alle mura, appena le avvistarono si prodigarono per respingere l’attacco. Dina scagliando sassi sui soldati, Clarenza suonando le campane del Duomo da dove svegliò tutta la città. Così i messinesi accorsero a difesa e respinsero l’attacco. Oggi nuove figure non eccessivamente mitiche della storia politica cittadina, già miracolate da Francantonio Genovese, si ricordano, last minute, di tenere famiglia e corrono, come altri del resto, in soccorso del vincitore, non rendendosi forse conto che vincitore è proprio perché sono loro a farlo vincere. Ma la cosa non finisce qui, perché, passato dalla polvere all’altare, il ringalluzzito De Luca dice che ora si deve correre. E quando si corre, si sa, gli incidenti possono sempre capitare. Gli è comunque di conforto potersi permettere un avvocato del calibro di Carlo Taormina. Ma andiamo alla conta dei danni. Nell’area Pd si registra un fenomeno che va oltre il perimetro dell’Aula consiliare, si materializza uno scontro tra “navarriani” e “saittiani”. I seguaci dell’ex Rettore, Rizzo, Bonfiglio e Pergolizzi, hanno votato sì. Dal loro gruppo consiliare, LiberaMe, si è dissociato Alessandro Russo che ha votato no e che ha dichiarato di voler passare nel gruppo Pd, unendosi ad Antonella Russo e Gaetano Gennaro, che hanno votato no. Poco apprezzata l’assenza di Felice Calabrò che, a suo dire, non voleva partecipare alla pagliacciata. Tuttavia era per il sì era anche il Presidente del Consiglio comunale, Claudio Cardile, astenutosi per prassi. Il Pd è quindi spaccato e lo scontro si misurerà in primavera, quando si svolgerà il Congresso Provinciale. Nel M5S la consigliera Serena Giannetto ed il suo collega Ciccio Cipolla si sono schierati col sindaco. Anche il gruppo Genovese è stato colpito dalla offensiva deluchiana. Nicoletta D’Angelo, prima, e Giovanna Crifò, pochi minuti prima del voto, hanno abbandonato il loro antico leader. Per quest’ultima il fatto veramente sorprendente è che poche ore prima dell’inizio dei lavori la Crifò era la prima firmataria di un documento così intitolao: “Cambio di passo”, Crifó, La Fauci, Pagano, Sorbello e Vaccarino: «uno dei punti piú bassi di sempre. la misura è colma: diserteremo l’aula”. “Non parteciperemo al 3° atto della discussione sul cosiddetto “Cambio di passo”. Quel che dovevamo dire lo abbiamo detto. Riteniamo solo doveroso, per evitare sul nascere qualsiasi forma di speculazione, chiarire i passaggi fondamentali della nostra posizione, espressa a più riprese nel corso dei due precedenti “round” della discussione – scriveva La Crifò insieme ai suoi amici genovesiani – consideriamo la delibera proposta dal sindaco una forzatura che poteva essere evitata. E la consideriamo tale proprio a partire da un presupposto evidenziato nel documento presentato dal sindaco, cioè quel passaggio in cui la tanto discussa piattaforma emerge nel suo carattere “politico-programmatico”. Spinti da un sincero senso di responsabilità, turandoci il naso abbiamo offerto al sindaco un percorso alternativo alla sua forzatura intrisa di arroganza politica: modificare l’oggetto ed il contenuto della delibera da atto di indirizzo a “Comunicazione sulla sua piattaforma programmatica”. Una rimodulazione che avrebbe consentito al Consiglio di non esprimere il proprio voto, ma semplicemente di recepire ed analizzare la struttura concettuale dell’attività amministrativa del 2020. Riteniamo che fosse una soluzione equa, equilibrata e appunto democratica. No, noi non siamo disposti a prestarci a questi giochini privi di qualsiasi forma di logica seria e costruttiva. La nostra evidente apertura di credito manifestata sin qui, unita alla certezza di essere inequivocabilmente disinteressati alle logiche da “poltronificio” – atteggiamento di cui lo stesso sindaco De Luca può darci atto – ci permette di sottrarci all’appuntamento odierno a testa alta e senza alcun rimorso di coscienza. Noi abbiamo teso la mano a chi è rimasto rigido sulle sue posizioni. E abbiamo avanzato, con inconfutabili argomentazioni a supporto e rigore istituzionale, una proposta a chi invece ha deciso, ancora una volta, di tapparsi le orecchie e intraprendere, come nel suo stile, il sentiero del protagonismo. Non abbiamo chiesto nulla in cambio. Anzi sì, due cose: rispetto e ascolto. Ma siamo andati a sbattere contro un muro di gomma. Ed allora, proprio perché non siamo disposti a svendere la nostra dignità, non possiamo più concedere alibi a De Luca. A testa alta, andremo avanti assecondando sempre la nostra scuola di pensiero: sosterremo, ma un passo per volta, come del resto avvenuto dall’inizio di questa avventura e sino ad oggi, ogni azione che riterremo utile alla crescita e allo sviluppo di Messina. Da questo punto di vista, il sindaco De Luca troverà in noi un alleato che gli consentirà di contare, passo dopo passo, su una maggioranza “non scritta” garantita da chi, come noi, antepone il senso di responsabilità alle strategie politiche. Ecco, se il sindaco De Luca avesse anche lui anteposto il senso di responsabilità alla strategia politica, oggi non ci troveremmo costretti ad arrovellarci ancora sul “Cambio di passo”: uno dei punti più bassi della storia politico-amministrativa della città”. Questi alcuni dei brani più significativi di un documento intriso di fierezza, poi la incredibile folgorazione sulla via di Fiumedinisi. Infine anche nella Lega c’è stato un sì, quello di Pierluigi Parisi, discostatosi da Bramanti e Scavello, che hanno bocciato l’amministrazione su tutta la linea, mentre Giovanni Caruso, appartenente al gruppo consiliare “Bramanti Sindaco” è rimasto con De Luca.
- tratto dal settimanale I VESPRI
