Una patetica sceneggiata di Cosimo Recupero

Una patetica sceneggiata di Cosimo Recupero

UNA NARRAZIONE ORIGINALE di Cosimo Recupero

Attentato a Trump. Scoop internazionale. Tutti gli occhi puntati sul ciuffo biondo più famoso del mondo che è stato appena fatto bersaglio di un pericoloso complotto internazionale che vorrebbe impedirgli di salvare libertà e democrazia dall’invasione di messicani disperati alla ricerca di un po’ di pane.

Tutto molto impattante, davvero. Perfettamente in linea col personaggio e con la sua narrazione.

Ma se uno prova a ragionare con la propria testa troverà tutta questa storia abbastanza stravagante. Una sceneggiata messa su da un manipolo di dilettanti che si sono prestati a questo gioco, magari in cambio di qualche cospicuo compenso.

Ma andiamo con ordine.

Trump sta parlando ad una folla adorante (ma probabilmente non pensante) in un caldo sabato pomeriggio in Pennsylvenia. Già data e orario sono sospetti. A quell’ora tutti gli americani, da costa a costa, sono svegli ed è sabato. Molti sono a casa, magari davanti alla TV, il ché aumenta la possibilità che in tanti vedano la cosa in diretta.

Un povero spiantato di Milwaukee sale su un tetto al confine dell’area del comizio dal quale il palco di Trump si vede benissimo e dal quale è possibile sparare senza ostacoli. Guarda caso è l’unico tetto sguarnito di vigilanza e lui lo sa. Che combinazione.

Alcuni presenti avvisano la vigilanza che un uomo con fare sospetto è salito su quel tetto ed armeggia in maniera sinistra, ma la polizia soprassiede per diversi minuti (lo dichiarano alcuni testimoni le cui interviste sono andate in onda da noi su Sky).

L’uomo, nonostante gli appelli dei presenti, ha avuto tutto il tempo di salire, predisporre un affusto per il suo fucile, montare l’arma sull’affusto stesso, caricarla, puntare e fare fuoco. E decine di cecchini a difesa di Trump non si accorgono di nulla. Gli spettatori sì, lo vedono. Gli agenti invece no. Che strano?!?

Poi però l’uomo spara. C’è che dice cinque, chi otto colpi. Ma nessuno di questi colpi colpisce il bersaglio se non di striscio.

A quel punto però gli uomini della vigilanza, in una frazione di secondo, si rendono conto di cosa è successo, capiscono da dove sono partiti i colpi e riescono a neutralizzare l’attentatore. In una frazione di secondo. Capite? A questo punto Trump si tocca l’orecchio dove sarebbe stato colpito ma solo di striscio (che fortuna). Ma nella sua mano non c’è traccia di sangue. Gli uomini della scorta a questo punto gli saltano addosso e lo coprono per quasi un minuto. Forse il tempo di fargli il maquillage con un po’ di sangue finto.

Ed anche qui una stranezza. Il proiettile che avrebbe sfiorato Trump colpisce l’orecchio e lascia una macchia di sangue sulla parte superiore del padiglione auricolare, senza però tranciarne nemmeno un pezzettino. Ma lascia anche due linee di sangue che partono dalla bocca (una sopra ed una sotto le labbra). Un solo proiettile lascia due segni paralleli e distanti. Qualcuno potrebbe dire che una o entrambe le strie di sangue sono la colatura del sangue uscito dall’orecchio, ma non è possibile per almeno due ragioni. La prima è che fra l’orecchio e le due colature non c’è continuità e la seconda è che il sangue sarebbe colato verso avanti solo se il candidato fosse stato a faccia in giù. Se invece era a faccia in su, come sembra dalle immagini quando si rialza, il sangue sarebbe dovuto colare verso dietro, verso i famosi capelli biondi che invece sono perfettamente puliti.

Una volta in piedi, poi, Trump e la sua scorta ignorano del tutto i principi basilari di un qualunque protocollo di sicurezza. Quando l’attentato fu fatto a Reagan il 30 marzo 1981 la scorta fece quello che andava fatto: scaraventare l’allora presidente in auto per poi abbandonare subito il campo nel quale ci sarebbero potute essere altre minacce.

Trump no. Trump si rialza, dopo trucco e parrucco, si aggiusta i capelli (sì, proprio così, si aggiusta i capelli) ed arringa la folla, senza preoccuparsi di ulteriori minacce. Del resto era abbastanza sicuro che non ce ne fossero. Aveva il copione esatto della serata. E resta esposto per almeno un’altra trentina di secondi. Un vero delirio. Nessun agente di polizia mediamente preparato accetterebbe di restare esposto così a lungo ad uno o più cecchini appostati.

Si è detto anche che il proiettile che ha mancato Trump avrebbe colpito ed ucciso qualcuno nel pubblico alle sue spalle. Ma basta guardare le immagini per accorgersi che nessuno sembra morto o ferito né nessuno chiede aiuto per qualcun altro caduto sotto i colpi dell’attentatore. Anzi, gli astanti sembrano lì tranquilli a godersi lo spettacolo, molti con l’immancabile beverone in mano. Nessuna scena di panico, nessuna folla impazzita, niente…

Il tutto ovviamente colpisce al cuore milioni di trumpiani anche dalle nostre parti. E’ stato appena girato il film perfetto per un popolo bue. Ad uno spettatore più attento, invece, tutte queste stranezze hanno fatto sembrare il tutto un filmetto poliziesco italiano degli anni settanta. Un film che potrebbe intitolarsi “I democratici sparano, Trump si incazza”. Tutto molto ridicolo, ovviamente.

In chiusura vorremmo dedicare un pensiero a quel povero ragazzo, Thomas Matthew Crooks, che si è immolato per la causa. Se davvero qualcuno avesse voluto eliminare Trump non si sarebbe affidato ad un ventenne spiantato di Milwaukee, uno che sproloquiava sui social e che aveva una probabilità su un miliardo di riuscire nel suo intento. Ma quale attentato? Qui siamo di fronte ad una patetica sceneggiata.

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