Un paese sgangherato di Cosimo Recupero

Un paese sgangherato di Cosimo Recupero

Facciamo subito una premessa. Lo spunto per queste righe nasce dalla vicenda della partita Juventus-Napoli che si sarebbe dovuta giocare ad ottobre ed alla quale i partenopei non si presentarono, ricevendo una sentenza di sconfitta per 3 a 0 a tavolino, sentenza ribaltata oggi dal Collegio di garanzia del CONI. La premessa è che non ci interessa chi abbia ragione, anche se è necessario fare una breve valutazione in punta di diritto per poter avere poi materia per passare all’argomento che realmente ci interessa.

Per quel poco che siamo riusciti a ricostruire il Napoli disertò la partita in trasferta al Torino per un ordine preciso della ASL Napoli 2, che intimò all’intera squadra di restare in isolamento fiduciario per l’elevato rischio di contagio.

Dalla ricostruzione di una testata giornalistica, infatti, la squadra ricevette una pec dalla Asl alle 17.01 del giorno 3 ottobre con l’ordine di rimanere a Napoli. La squadra avrebbe chiesto per ben due volte chiarimenti all’autorità sanitaria, anche alla luce del protocollo stilato prima del campionato e che prevede l’obbligo di partecipare alle partite in presenza di almeno 13 giocatori disponibili, salvo decisioni dell’autorità. E l’Asl avrebbe risposto che l’interesse generale della salute pubblica è superiore a quello dell’interesse particolare delle squadre a disputare il match.

Ci fermiamo qui perché, se così è, è chiaro che il Napoli abbia ragione da vendere perché non bisogna essere grandi giuristi per conoscere il famoso principio del factum principis, ovvero quel principio generale del diritto in base al quale, se il mancato adempimento dipende da un ordine della autorità, il mancato adempimento stesso non può essere sanzionato.

Eppure, prima di arrivare a questa determinazione, ci sono voluti ben tre gradi di giudizio, l’ultimo dei quali affidato ad uno dei massimi giuristi italiani, ovvero Franco Frattini, uno che a soli ventisette anni era già avvocato dello Stato. E scusate se è poco.

E per quel che ci riguarda la notizia è questa, non tanto l’esito in termini strettamente sportivi della vicenda.

Quanto avvenuto in sede di giustizia sportiva è l’ennesima prova che l’Italia è ormai un paese sgangherato, che gira a vuoto, nel quale ognuno pensa di vivere in un proprio mondo nel quale valgono solo le proprie regole. E se i giudici sportivi pensano che le leggi dello Stato ed i loro principi fondanti non valgano per lo sport, così Berlusconi pensa di essere sollevato dalle leggi perché ha i voti (anche se solo di maggioranza relativa). Salvini pensa di poter chiedere i pieni poteri e di avere il diritto, da ministro degli interni, di decidere da solo della sopravvivenza di schiere di disperati o di dare ordini alle navi militari (che non erano di sua competenza) tramite il suo account Twitter.

Renzi pensava di scriversi una Costituzione della sua taglia e i grillini pensano che le decisioni del Paese non passino dal parlamento, che il loro guru definì una cloaca puzzolente, quanto piuttosto da una oscura piattaforma internet sulla quale possono votare solo quelli che piacciono a loro per decidere ciò che i loro proprietari hanno già deciso altrove. O pensano ancora di affidare ad un gruppo di amici scelti da Conte in beata solitudine la gestione di ben 209 miliardi di euro del recovery fund.

E tutti pensano che il Parlamento sia il luogo non più degli eletti, ma dei nominati, con una legge elettorale criminale che nessuno si azzarda a proporre di modificare almeno in quell’aspetto più antidemocratico che ci sia, ovvero la lista bloccata.

E ancora, chiunque pensa di poter giudicare se un vaccino è valido o meno o se le regole per il contenimento del Covid vadano rispettate o no, a seconda delle convenienze personali o del proprio gruppo.

Tutto è nato quando si è iniziata a delegittimare, con una assurda azione pseudo-giudiziaria, la classe politica e, con essa, tutto lo Stato ed il suo sistema di regole.

Adesso siamo su un piano inclinato pericolosissimo. Stanno mortificando la democrazia senza che gli elettori se ne accorgano. Bisogna continuare a combattere, prima che sia troppo tardi.

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