Un alibi di ferro di Cosimo Recupero
Un alibi di ferro
di Cosimo Recupero
Il Governo gialloverde, come è stato battezzato con un terribile neologismo di stampa, stenta a partire. Dopo quasi tre mesi dalle elezioni l’ennesimo stop. Salvini ha scritto di essere molto arrabbiato perché Mattarella, che ha rivendicato per sé e per il Presidente del Consiglio incaricato Conte, la prerogativa della scelta dei ministri, ha fatto sapere che su Paolo Savona c’è una pregiudiziale.
Mattarella, che è uomo di mondo, non ha certo nulla da ridire sull’economista di chiara fama, come persona. Il timore del Capo dello Stato è quello che Savona, allievo di Franco Modigliani e stretto collaboratore di uomini come Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi, possa essere un elemento destabilizzante del quadro politico italiano.
Dai suoi maestri, europeisti di stretta osservanza, infatti, Savona ha preso le distanze, posizionandosi su una posizione euroscettica.
L’economista, infatti, ritiene che l’Euro debba essere riformato o abbandonato.
Non vi nascondo che questa posizione non mi trova del tutto contrario. L’Euro ha mostrato limiti troppo stringenti non in quanto moneta, ma nella sua applicazione pratica. Non c’è dubbio che l’Italia abbia avuto più svantaggi che vantaggi dalla moneta unica. E’ vero che con l’euro abbiamo goduto di tassi decisamente più bassi e di una inflazione accettabile, ma ciò è senz’altro avvenuto a scapito di una economia reale che oggi, nonostante i timidi segni di ripresa, stenta ancora a decollare.
E quindi, una seria riflessione in questo senso, la politica deve farla nei prossimi mesi o anni.
Lo stesso Craxi aveva preconizzato che sarebbe andata così: “Nella migliore delle ipotesi l’Europa sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi sarà un inferno” ebbe a dire il leader socialista in una sua intervista dal suo esilio tunisino.
E un inferno è stato, per molti versi.
Ma la mia paura è che Salvini abbia poco a cuore la questione di come venga gestito la moneta unica. Dentro o fuori per lui è indifferente. La mia impressione è che il leder leghista voglia solo riempire una casella con chi gli permetterebbe di giustificare, dall’alto della sua preparazione scientifica, il ricorso a spese folli ed al superamento del deficit in allegria.
E non è un caso se Di Maio sia d’accordo con il suo socio. Anche a lui conviene che Savona prenda il ministero dell’economia per iniziare a pagare le cambiali con il proprio elettorato, lasciando però alla Lega l’onere di dover giustificare la cosa.
In sostanza i due, Di Maio e Salvini, stanno cercando di costruirsi un alibi di ferro per giustificare i buchi di bilancio che, giocoforza, saranno prodotti dal pagamento di regalie varie a schiere di elettori che, così come hanno votato per loro il 4 marzo, potranno decidere di votare per chi la sparerà ancora più grossa la prossima volta.
Questo è il costo che stiamo pagando per la democrazia diretta in salsa populista, quella dei click, dei flash mob, dei gazebo. Quella del bianco e del nero, del prendere o lasciare, delle scelte di campo.
Le vicende di questi giorni stanno dimostrando come sia importante tornare ad avere partiti seri e strutturati che, con tutti i loro difetti, erano comunque il luogo dove le idee, gli interessi legittimi, i programmi venivano lavorati all’infinito, alla continua ricerca di un punto di equilibrio che portasse comunque a qualcosa. Oggi invece assistiamo ad estenuanti bracci di ferro, a contese infinite, a trattative logoranti che non portano da nessuna parte. E non è escluso, infatti, che dopo tutto questo traccheggio, si torni al voto, con la elevata possibilità che, dopo, lo scenario sia più o meno lo stesso. Ed è per questo che ci auguriamo che gli italiani, un momento prima di entrare nella cabina elettorale, si fermino qualche secondo a pensare.
