TRAMONTO DELL’OCCIDENTE E FINE DELLA STORIA RASSICURANTE di Maurizio Ballistreri

TRAMONTO DELL’OCCIDENTE E FINE DELLA STORIA RASSICURANTE di Maurizio Ballistreri

La tragedia del genocidio a Gaza e del conflitto in Iran, disegnano l’età dell’incertezza di cui parlava Christopher Lasch e della “società liquida” descritta da Zygmunt Baumann, con la conseguente disgregazione dei sistemi occidentali, con una élite autoreferenziale detentrice di una ricchezza senza precedenti nella storia dell’umanità e di converso un popolo degradato a folla senza identità né coscienza, privato dello status di cittadino e trasformato in mero consumatore, subalterno all’azione a livello globale delle grandi multinazionali dell’economia digitale, che vogliono una civiltà planetaria, universale, estesa a tutto il globo, riecheggiando lo Stato totale di Carl Schmitt ovvero lo Stato universale jungeriano, con lo smartphone e i social strumenti di questo dominio su tutto il pianeta, dai poli ai deserti, dalle megalopoli alle case isolate in montagna.  

E con l’incontro bilaterale tra Xi Jinping e Trump prende sempre più corpo un mondo bipolare sul piano economico, fondato su di un rapporto misto, competizione-cooperazione, tra Stati Uniti e Cina, mentre la Russia, impantanata nell’invasione in Ucraina, è ormai una superpotenza solo nucleare ed energetica.

In questo scenario geopolitico, estremamente instabile e foriero di crisi economiche e sociali, si registra la grande assenza dell’Europa nello scacchiere internazionale.

Nel 1914 Oswald Spengler completò la sua opera più celebre “Il tramonto dell’Occidente”, pubblicata solo alla fine del primo conflitto mondiale, straordinaria lettura del declino dell’Europa e dei suoi valori, vera e propria analisi di un Occidente spaventato di fronte a sé stesso, messo a conoscenza di ciò che né con Schopenhauer su di un versante, né con Nietzsche su quello opposto, aveva accettato nell’800: la decadenza.

E così, la decadenza dell’Europa disvela come per trent’anni in Occidente ci siamo raccontati, rassicurandoci, che la storia era finita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti diffusi. Poi, abbiamo avuto quelle che Marx citando Hegel definiva “le dure repliche della Storia”, con una realtà fatta di attentati, crisi economiche, pandemie, nuove guerre feroci, catastrofi ambientali, ondate d’odio razziali e religiose. E ci siamo accorti che la “storia rassicurante” era, invece, una sorta di Matrix.

E, adesso, la parte maggioritaria del mondo ci ha detto, molto chiaramente, che quel sogno era solo nostro, la storia non era affatto finita, avevamo solo smesso di guardarla.

lwzws