Tempi difficili: confronto con gli on Grasso e Ballistreri

Tempi difficili: confronto con gli on Grasso e Ballistreri

“Tempi difficili”: confronto con gli on. Grasso e Ballistreri di Giovanni Frazzica

Viviamo in tempi difficili, i cittadini frastornati da ogni tipo di informazione, sono sempre più preda di incertezze, di angosce e disorientamento. Per questo abbiamo deciso di aprire un confronto con delle personalità di comprovata affidabilità che possano aiutare i nostri lettori a fare degli approfondimenti andando oltre il clamore dell’attualità. Queste le riflessioni dell’on. Bernardette Grasso, Coordinatrice di Forza Italia per la provincia di Messina, già Assessore alle Autonomie della Regione siciliana. “Sono oltremodo preoccupata – afferma l’esponente di FI – non solo per il grave intreccio che si è determinato tra crisi sanitaria, sociale ed economica, ma soprattutto perché per affrontare tale emergenza senza precedenti, almeno dai tempi di guerra, non c’è una classe dirigente che appare adeguatamente attrezzata a dare risposte efficaci. E sia chiaro – aggiunge l’on. Grasso – non mi limito alla semplice polemica nei confronti del Governo giallo-rosso. Il mio concetto di classe dirigente è più vasto e comprende nel computo delle responsabilità, aree diverse della politica ed un arco temporale più profondo di quello che riguarda i governi in carica. Certo, dovremmo chiederci quanto pesa, soprattutto in questa fase, la lentezza della nostra burocrazia. Tuttavia ritengo sbagliato e anche ingeneroso, considerare la burocrazia Italiana come una mala bestia con una testa unica, che coordina politiche parallele per danneggiare i cittadini, rispetto alla normale attività delle istituzioni. L’efficienza di questo fondamentale settore, che è il braccio operativo del sistema politico – continua la Parlamentare – dipende dagli investimenti, dalla formazione, dalla digitalizzazione e dal turnover generazionale. Non serve cadere in sterili luoghi comuni, né a trovare le vere disfunzioni del sistema, né tantomeno ad individuare le soluzioni. Oggi più che mai è necessario separare la propaganda dall’analisi politica. Le difficoltà generate dalla pandemia si sono abbattute sul nostro Paese, mettendo a nudo tutte le sue fragilità, che date le premesse, sono facili da individuare e su cui si possono imbastire forti speculazioni politiche”. Ma l’on. Grasso, uscendo dagli schemi convenzionali, si pone questa domanda: ”In momenti come questo, sarebbe certamente più semplice e forse più utile per gli interessi di bottega, abbandonarsi alla tentazione di scatenare polemiche. Ma sarebbe giusto? Servirebbe agli interessi generali del Paese? In questi frangenti, sto molto apprezzando, non solo per ragioni di appartenenza, le cautele del presidente Berlusconi nel valutare le evoluzioni della crisi di Governo”. Ed a seguire l’intervista a Maurizio Ballistreri, professore di diritto del lavoro nell’Università di Messina, già deputato regionale all’ARS. “Il nuovo anno, si sperava, potesse costituire il viatico per uscire dall’era dell’incertezza e dell’insicurezza, generate, in primo luogo, dalla pandemia in atto. Solo nella visione apocalittica del millenarismo è possibile ravvisare un tempo così gravido di incertezze come quello attuale – afferma Ballistreri – in cui si è diffusa una forma di insicurezza collettiva indotta dalla situazione pericolosa e incontrollabile in cui si trova una società allo sbando. Il covid, infatti, ha radicalmente messo in questione le certezze del XXI secolo, fondate sul superamento delle barriere economiche e spazio-temporali, ma non di quelle sociali, che, anzi, sono state riproposte in forme nuove e anche più discriminanti nei confronti di chi sta più in basso. In Italia, invece di avere risposte da parte del sistema politico, siamo alle prese con una crisi di governo, la cui soluzione sembra quasi debba essere una formula politica “alchemica”, che dovrebbe garantire un difficile equilibrio tra tenuta democratica e pressioni dell’UE sulla gestione del Recovery Fund, con un machiavellismo di comodo che pretende di avere una doppia morale, una per la politica e l’altra per i cittadini”. “Al fondo l’elemento costitutivo dell’attuale crisi di governo è la crisi della stessa politica – continua il prof. Ballistreri – con la rarefazione di ideali, valori e programmi, l’assenza di cultura di governo (anzi di cultura tout court!), la oligarchizzazione nelle attuali forze politiche, paradigma di una politica “liquida” nella mai nata Seconda Repubblica basata su partiti “personali”. Insomma, una “capocrazia” senza leadership, quella “autorità carismatica” descritta da Max Weber, con un “potere legittimato sulla base delle eccezionali qualità personali di un capo o la dimostrazione di straordinario acume e successo, che ispirano lealtà ed obbedienza”, così come è avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, con personalità politiche come De Gasperi, Nenni, Togliatti, Saragat, La Malfa, Parri, Einaudi e poi Fanfani, Moro, Andreotti, Malagodi e, nella destra neofascista, Almirante, sino a Craxi e Berlinguer e sindacali quali Di Vittorio, Lama, Benvenuto, Trentin, Carniti, solo per citare esponenti di una classe autenticamente dirigente, nella temperie ideologica della Prima Repubblica ma espressiva di una politica valoriale e di salda formazione culturale. Per tentare di descrivere il ruolo della politica, purtroppo, nel nostro Paese, forse si può evocare il romanzo di Italo Calvino “Il cavaliere inesistente”: un’allegoria su come si possa pensare di essere qualcuno solo grazie alla funzione sociale che si svolge; quando se ne viene privati ci si trasforma in una figura frutto dell’immaginazione, vuota, proprio come l’armatura del cavaliere Agilulfo”.

  • tratto dal settimanale I VESPRI

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