Taormina, cadono le illusioni di De Luca Presidente
A Taormina cadono le illusioni di un De Luca vincente alla Presidenza della Regione di Giovanni Frazzica
Si sono registrati molti interessanti spunti di dibattito nella due giorni che Cateno De Luca ha organizzato a Taormina, ma non è emerso quello che lui sperava: un coro di consensi alla sua candidatura a Presidente della Regione siciliana. In effetti lui stesso pone delle condizioni quando dice: “Non voglio un governo modello Draghi in salsa siciliana. Le ammucchiate tra falliti procurano solo un grande fallimento e fare questi paragoni tra Sicilia e Draghi è un pensiero insano. Potrebbe essere solo l’occasione per alcuni personaggi, trombati della politica, di ripresentarsi sotto mentite spoglie, per non far ricordare agli altri che proprio loro hanno affossato la Sicilia”. Poi continua: “Non mi sono proposto come candidato del M5S e del Pd, anche se a loro converrebbe che si rompesse il quadro politico attuale. Tra l’altro io sono forse più amato a sinistra che a destra per i miei modi di fare e per le azioni che ho messo in campo come amministratore”. “Ma ribadisco – prosegue De Luca – che non ho chiesto loro di appoggiarmi, anche perché essendo un amministratore non seguo la logica di chi candida chi non ha amministrato nemmeno un condominio”. Quindi il colpo di teatro, si presente al Presidente Miccichè con una gigantesca busta verde e dichiara: “Oggi consegno ufficialmente al presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, un ‘preavviso di sfratto per finita sopportazione’. Se entro marzo non dice chiaramente ai siciliani che questo governo è stato un fallimento e si organizza per staccargli la spina, ufficializzeremo un divorzio irreversibile”. Con questo gesto plateale Cateno De Luca ribadisce la sua candidatura a presidente della Regione durante l’assemblea regionale degli amministratori municipali a Taormina organizzata da Sicilia Vera. “Lo faccio – prosegue De Luca – per farlo uscire dall’imbarazzo perché tutti dicono che siamo amici e lo hanno pregato di offrirmi una candidatura alle nazionali per togliermi dai piedi e non far saltare gli equilibri regionali, ma a me non interessano queste candidature”. Ma non è stata solo questa “pesante” chiamata in causa politica a rendere nervoso il capo siciliano di Forza Italia che aveva accolto l’invito con molto piacere. Una persona vicina a De Luca ha chiesto al Presidente: “Ma tu quanto guadagni?”. “Lavorerò per rimettere i vitalizi – ha replicato Miccichè visibilmente contrariato – ancora una volta mi sono ritrovato a questo convegno di Cateno De Luca con una signora che si è permessa di chiedermi quanto guadagno perché per lei rappresento ancora la casta. Quando sono entrato in politica ero un ricco manager di impresa e guadagnavo uno stipendio importante, ho lasciato l’incarico per mettermi al servizio della gente. Non ho rubato, non rubo e mai ruberò e avrò solo 400 euro di pensione per questa demagogia”. Così Gianfranco Miccichè ha sbottato contro una persona che partecipava all’assemblea e gli ha chiesto ironicamente quanto guadagnava come presidente dell’Ars e Miccichè molto irritato ha aggiunto: “Ora sono passato ad uno stipendio sempre ottimo, circa 7000 euro, al mese ma prenderò appunto di pensione solo 400 euro al mese grazie al modo di ragionare di questa gente e dei M5S. Ora mi sono rotto veramente, il prossimo che mi chiede quanto guadagno voglio vedere il suo conto corrente, il mio è sempre in rosso”. I diversi leader regionali che hanno partecipato alla convention taorminese hanno ammesso senza difficoltà che De luca è un ottimo amministratore con cui poter dialogare. Questo tipo di riconoscimento, in maniera più o meno accentuata, è venuto fuori un po’ da tutti gli interventi: dal sottosegretario di Stato alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, del M5S; al Segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo; dall’europarlamentare Raffaele Stancanelli (FdI); dal presidente dell’Ars Gianfranco Micciché (FI); dal deputato della Lega Vincenzo Figuccia; da Davide Faraone, (Italia Viva) che si sono avvicendati ai microfoni della convention). Ma nessuno di loro è andato oltre questi elogi superficiali e di circostanza peraltro dovuti, come da galateo, al padrone di casa. Probabilmente De Luca ha avvertito dall’andamento della discussione di non essere centrale rispetto alla dinamica degli schieramenti ed alle stesse esigenze personali dei singoli parlamentari che, in vista delle ormai quasi prossime elezioni Regionali, si muovono pensando alla sopravvivenza che vuol dire rielezione. Da qualche parte deve essere giunto al sindaco di Messina un messaggio accomodante del tipo “rinuncia alla battaglia per la presidenza della Regione e qualcuno ti troverà un posto al Parlamento nazionale”. Ma lui sembra non voler accettare questo non meglio esplicitato messaggio e, da “uomo tutto d’un pezzo”, così risponde: “Vogliono darmi un posto per farmi ritirare. Ma io rifiuto, mi candido e li faccio… perdere”. Questa roba è un po’ un mistero, se non si capisce bene chi gli ha fatto la proposta (e quindi chi ha paura di lui) e non si capisce neanche chi farebbe perdere candidandosi. Ma resta da chiedersi se si può mai pensare di imbarcarsi in una lunga, faticosa e costosa campagna elettorale che, anche alla luce del “sondaggio di Taormina” sembra non poter dare un risultato positivo, solo per fare dispetto a qualcuno? Dai rumors che giungono con sempre maggiore intensità dalle diverse postazioni che seguono la politica si prefigurano cambi di casacca finalizzati a posizionamenti pre-elettorali. A questo si sommano le apprensioni per l’epilogo imminente di vicende giudiziarie a cui sono interessati grossi personaggi della politica messinese (Genovese) e siciliana. Un insieme di circostanze che si presenta drammaticamente sulla scena e riduce di molto quell’attenzione che cerca De Luca.
- tratto dal settimanale I VESPRI
