Sulle spalle dei pensionati di Cosimo Recupero

Sulle spalle dei pensionati di Cosimo Recupero

Che la manovra del popolo fosse la più grande marchetta elettorale della storia lo avevamo capito subito, almeno noi che non siamo caduti nel sonno provocato dai vari pifferai magici.

Non bisogna essere premi Nobel per l’economia per capire che, per pagare qualcosa ci vogliono i soldi. E i soldi o ce li hai, o te li impresti o li sottrai a qualcuno. Dato che la prima di queste tre formule, ovvero l’avere i soldi, non era fra le opzioni possibili per il governo, i due capi del bastimento, chiamato governo gialloverde, hanno fatto bellamente ricorso alle altre due strade, ovvero prendere i soldi a prestito e sottrarli agli italiani, ovviamente sempre ai soliti.

I due azionisti del governo, ovvero Di Maio e Salvini, hanno praticamente preso due strade diverse. Il primo sembra rassegnato ad un lento declino che, per lui, ci sarebbe comunque, data la regola dei due mandati. Il secondo, invece, pur capendo che anche la Lega è lontana nella realtà dai numeri che certi sondaggi prezzolati le attribuiscono, sta puntando sul piano B, dove B sta per Berlusconi. Ovvero, mentre per il M5S le speranze di tornare al governo nella prossima legislatura si riducono al lumicino, essendo sfumata la possibilità di un accordo col PD, per la Lega resta ancora la chance di un ritorno al governo con la casa madre, ovvero quel votificio che è sempre stato Forza Italia che, nei sogni di Salvini, alle prossime elezioni dovrebbe limitarsi a fare tappezzeria in Parlamento.

E proprio per questo Salvini mette ancora carbone nella caldaia della locomotiva della propaganda. Spera di riuscire a tesaurizzare alle europee un risultato utile per staccare la spina al governo ed andare al voto in una posizione di forza rispetto sia ai grillini che agli alleati storici, e cioè Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il tempo stringe, però. Il PD prova a ripartire e Zingaretti sembra come un diesel: lento nella messa in moto ma inarrestabile una volta in marcia.

Salvini ha poco tempo e poche carte da giocare, prima che la gente si accorga del bluff. E così rilancia su una misura come la flat tax estesa a tutti i contribuenti, senza tenere conto dei costi immani che, ancora una volta, sarebbero coperti a suon di debito pubblico che poi dovrebbero pagare gli stessi italiani che si sono visti, per qualche mese, qualche soldo in più in tasca.

Ma tutta questa scelleratezza ha un costo. Molti ancora non lo hanno capito, ma per i pensionati si prepara una brutta sorpresa, ovviamente dopo le europee: il taglio della perequazione delle pensioni a partire da poco più di 1.500 euro. L’INPS ha già comunicato che il taglio ci sarà, ma invece di applicarlo da subito, concederà ai titolari degli assegni di quiescenza la rivalutazione di circa 37 euro medi al mese fino a giugno, quando richiederà la restituzioni di queste somme. Becera campagna elettorale sulle spalle dei pensionati. Speriamo che se ne accorgano prima di entrare nella cabina elettorale, però. Diversamente, sarebbe una tragedia per tutti.

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