STRABISMO DI VENERE, nella calda primavera di una qualsiasi città siciliana

STRABISMO DI VENERE, nella calda primavera di una qualsiasi città siciliana

STRABISMO DI VENERE, nella calda primavera di una qualsiasi città siciliana

Hai presente la bellezza impagabile che regala la lettura di un libro? Sì, sono certa che la conosci. La lettura come cibo per l’anima e per il cuore, oltre che per il cervello. Tra le tante cose,leggere un libro è esplorare un mondo in cui non si è mai stati, e in cui ci si fa prendere per mano dall’autore per penetrarlo, perdersi e uscirne con qualcosa in più: che sia semplicemente il piacere per aver letto una storia affascinante, o invece che ciò che abbiamo letto ci abbia anche insegnato qualcosa su noi stessi, di sicuro l’escursione nel mondo del libro ci avrà resi più ricchi, reso ancora più suggestivodalla viva voce dell’autore, pronto a rispondere a tutte le domande di addetti ai lavori e “semplici” lettori .

Andare ad assistere alla presentazione di un libro, conoscerne l’autore e scoprire da vicino questo inventore di storie è un’esperienza che può essere davvero molto emozionante e affascinante, e a cui è facile partecipare: sono sempre di più, infatti, i locali in cui si organizzano presentazioni pubbliche. Provare ad andare alla presentazione di un libro ti farà vincere la pigrizia per lanciarti con più ardore nella lettura: scegli l’autore o il titolo che, anche solo a istinto, ti suscitano curiosità, guarda dove si tiene la presentazione e buttati. E se sei fortunato ti capiterà di ascoltarne la lettura di alcune pagine recitate da attrici, come è il caso con Strabismo di Veneredi Paolo Chicco. La sua presentazione a San Marco d’Alunzio, a cura dell’associazione Tre 60 Lab, ha previsto, per l’appunto, la recitazione di alcune pagine del libro eseguite magistralmente da Donatella Castrovinci e Palma della Rocca, due interpreti che hanno fatto trattenere il fiato al numeroso pubblico presente.

Strabismo di Venere. È questo il titolo del libro scritto da Paolo Chicco, edito da Fausto Lupetti. Un libello di 186 pagine, un romanzo dove non manca assolutamente niente:ci si immerge in un giallo, un poliziesco, un fatto vero di cronaca nera; un libro in cui c’è posto anche per l’amore…un corteggiamento senza mai svelarsi.

È Il racconto di un processo a uno stupratore seriale, in una Trapani primaverile, in cui le sorprese non mancheranno. All’interno del processo ruotano una serie di personaggi, direi quasi alla pirandelliana, in cui si delineano i fragili legami umani: un giudice, Antonio Voce, l’ispettore Rachele Dioguardi, scorta personale del giudice, l’avvocato delle vittime, che ama andare in Tv, l’avvocato del colpevole, frustato da scelte non sentite ma imposte dai genitori, giornalisti che ricercano solo la verità, senza timore delle conseguenze ed altri personaggi con i loro pregi e difetti, forse più difetti. Le azioni lasciano posto ai pensieri e i pensieri si sdoppiano e si moltiplicano, dove la luce della verità del caso giudiziario è solo un pretesto per scandagliare i lati oscuri dell’animo umano.  Le paure e le insicurezze di una provincia siciliana tanto bella quanto misteriosa.Un cammino che ci conduce dalla strada sommersa di Birgi, fino alle mura di Tramontana, dalle case di sale fino all’eremo di Erice Vetta, ecco comporsi l’affresco di una Sicilia docile e selvaggia, ricca e povera, amata e odiata, protagonista di un giallo giudiziario appassionato e ricco di colpi di scena.

Paolo Chicco nasce a Torino dove vive ed esercita la professione di penalista. Alla fine degli anni settanta dirige una delle prime radio libere e fonda la rivista di politica e cultura “La Pallacorda”. Nel 2012 pubblica “La maledizione di Mezzapica” sei racconti ambientati a Filicudi e tradotti in molte lingue. Nel 2015, nella stessa collana di narrativa Settevoci., pubblica “Le mura di Tramontana” (Premio Città di Cuneo 2016 per il primo romanzo.

L’autore di Strabismo di Venere, Paolo Chicco, ci tiene a precisare che “i fatti e i personaggi narrati sono frutto esclusivo della mia fantasia, chi in essi si riconosce avrà conferma della banalità e ripetitività delle nostre vite”.                                                                  Donatella Castrovinci 

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