STORIA DEI BAR DI MESSINA di Nino Principato

STORIA DEI BAR DI MESSINA di Nino Principato

“MENZA CA PANNA E ‘NA BRIOSCIA…CU TUPPU”: STORIA DEI BAR DI MESSINA

Nel lontano 1898 a Messina sorgeva uno dei più antichi bar precedenti al sisma del 1908: Don Vincenzo Irrera, nel corso Cavour all’altezza dell’attuale piazza Antonello, fondava l’omonimo rinomato bar. Era in buona compagnia insieme al “Cafè Neuf et Restaurant” a lato del Teatro Vittorio Emanuele II, specializzato in birra di Vienna; al “Royal Bar” in via Garibaldi con la specialità della birra di Monaco; al “Bar Moderno” con due locali in via Garibaldi e in piazza Municipio con “Esteso assortimento di Liquori” e al “Cafè Restaurant Venezia”.

Nel corso Cavour Don Vincenzo opererà fino al 1911, anno in cui si trasferì nel “salotto della città” nella palazzina Sammarco, in locali dal conturbante e peccaminoso stile orientale degli harem moreschi (rigorosamente per soli uomini) cui subentrò, poi, il figlio Renato.

Fino alla definitiva chiusura del 2 marzo 1977, il bar Irrera sarà il locale cult dei messinesi dove passerà anche la storia quando, in un torrido 10 agosto del 1937, giunse in visita alla città Benito Mussolini. A lui sarà servito un gelato tutto di frutta in un contenitore a forma di rose. Il Duce lo apprezzò talmente da concedere la Stella al merito del lavoro al Capo gelatiere e Maestro Nunzio Inferrera.

E fra i tavolini all’aperto di piazza Cairoli, A Messina, il grande cantautore messinese Salvatore Trimarchi (come lui stesso racconterà nel libro di Filippo Briguglio e Rosanna Gangemi “In fondo al viale”) scrisse in una calda notte di settembre del 1969, in attesa dell’autobus, i versi della sua immortale “In fondo al viale” portata al successo dai “Gens” con 250.000 copie vendute in tutto il territorio nazionale: “In fondo al viale/in quel caffè, dove va gente/che non sa cosa fare/ho conosciuto lei”. Era la consacrazione in musica del mitico ritrovo Irrera.

Che continuava la sua attività estiva nel celeberrimo “Irreramare” all’interno della Fiera dove si balla nella spettacolare terrazza sul mare, complici Peggy Wolsh che intona “Amorre basciami”; Abbe Lane che incarna i desideri morbosi degli italiani con le sue sculettature mozzafiato, accompagnata dall’orchestra del marito Xavier Cugat con in mano l’inseparabile Cachita, un cagnolino Chiwawa; il chitarrista Peter Wan Wood, detto l’”Olandese Volante”, che faceva addirittura “parlare” la sua chitarra con “Butta la chiave”.

Negli anni ruggenti è in attività anche il mitico “Bar Bonfantino” tra via Garibaldi e la passeggiata lungomare dove oggi c’è l’is. 349: nel 1950 vi transiteranno accanto i bolidi del X° Giro di Sicilia-XXXIV Targa Florio e nei pressi, davanti alla Capitaneria di Porto, furoreggierà poi il Bar Angelina. E come non ricordare l’elegante “Bar Nettuno” nel palazzo Coppedè ad angolo fra la via Garibaldi e la via Cesare Battisti o il Bar Ariston di piazza Cairoli?

Percorrendo il viale San Martino i bar pullulavano. Vi si affacciavano, tra gli altri, il “Bar Progresso” nella parte bassa, il “Bar Casaramona” e il “Bar Grotta Orione” vicino all’incrocio col Viale Europa, al “Ponte Americano”. In questo bar il 9 dicembre del 1959 Michelangelo Antonioni girò una scena di quattro minuti nel film-cult “L’avventura” con Gabriele Ferzetti, Monica Vitti e Lea Massari. Memorabile fu, appunto, la scena nel bar con la procace Dorothy De Poliolo. Molti giovani messinesi, per 30.000 lire, furono coinvolti come comparse.

Superato il viale Europa, il “Bar Lombardo” prendeva il nome dall’omonimo quartiere sorto subito dopo il terremoto del 1908. In via Napoli quasi ad angolo con via Roma c’era il Bar di Rocco Carnevale e, ritrovo particolare, alle Due Vie era “al mio Bar” mentre in via Cesare Battisti si apriva il “Bar Apollo”. Nella stessa via, il “Bar Università” dava la possibilità di giocare la schedina del Totocalcio!

Il “Bar Torino” nel Corso Cavour, ancora esistente, è lo storico locale che dal 1967 aveva visto il regno e il sorriso sempre pronto del compianto Giovanni Mazzullo e qui potevi e puoi gustare la “menza cafè ca panna col ciuffo” che trabocca dal bicchiere.

E dopo aver percorso via Garibaldi, regno del “Bar Sciarrone” allora come oggi, Il benvenuto al viandante che si accingeva a percorrere la via Palermo, al “muriceddhu”, era ed è il “Bar Spadaro”. Nella traversa di via Canova Salvatore Rizzo aveva la bottega di famiglia del vino: aprirà poi l’omonimo Bar esistente nel Viale Regina Elena, punto di riferimento irrinunciabile per le numerose specialità.

In Piazza Martiri d’Ungheria, dai messinesi intesa “Piazza Fannenna”, il “Bar Ragno” rappresentava il punto di socialità del popoloso rione di Giostra.

E poi i Bar ambulanti con la mitica “lapa” come quello di Don Nino col suo pretenzioso “Little Bar”, Salvatore De Luca col suo “Al Bar del cono” e il triciclo di Placido De Luca e suo figlio Pietro da Giampilieri: tutti scomparsi, insieme alla loro fatica di vivere e con la gioiosa atmosfera di una cara città che non c’è più. Nino Principato

+52

lwzws