Sterilizzare l’Iva su pane e pasta di Giovanni Frazzica

Sterilizzare l’Iva su pane e pasta di Giovanni Frazzica

Sterilizzare l’Iva su pane, pasta e latte è tema social di Giovanni Frazzica

Recentemente, proprio alla vigilia delle festività natalizie, su facebook si è aperto un acceso dibattito intorno a questo tema: “Sterilizzare l’Iva su pane, pasta e latte per tre mesi potrebbe essere un bel dono per anziani e poveri?”. Alcuni hanno apprezzato questo input, altri lo hanno criticato con la logica di quel ‘politicamente e corretto’ che da copertura ad ogni ragionamento che esce fuori da ogni stereotipo convenzionale. In effetti il post è una sorta di provocazione che fa esplodere una contraddizione, sembra infatti voler dire che mentre gli uomini di Draghi ci fanno sognare un futuro meraviglioso, emergono, secondo recenti dati Istat, due milioni di italiani che hanno difficoltà a mangiare. Certo, ci riempie il cuore il fatto che Cingolani, Giovannini, Franco, Colao etc. ci fanno quasi toccare con mano come sarà bella, efficiente e pulita l’Italia nel 2035. Siamo così felici di sapere che non ci saranno più auto alimentate con carburanti fossili e inquinanti che quasi non ci accorgiamo che il prezzo alla colonnina della benzina è intorno ai due euro a litro e che questo incide anche sul gasolio da riscaldamento e per la trazione dei mezzi pesanti, quindi sui trasporti e sull’inflazione. Riflettiamo, paradossalmente lo Stato guadagna con l’inflazione, ci sono tante di quelle tasse sui carburanti che il Governo italiano viene considerato come l’ottava compagnia petrolifera dell’Occidente, perché più aumenta il costo dei prodotti petroliferi e più aumentano le tasse. Ma questo aumento dell’inflazione, che avvantaggia il Fisco, danneggia inesorabilmente il cittadino ed il meccanismo perverso dell’aumento dei costi e dell’Iva grava, anche se in misura diversa, sui generi alimentari. E’ vero che sulla pasta l’Iva è solo al 4%, ma se il prezzo del prodotto passa da 0,60 a 1 euro, non solo aumenta il costo per l’utente, ma anche l’Iva che incassa lo Stato, questo, nella fattispecie, ricorda quella tassa sul macinato che fu una imposta nel Regno d’Italia sulla macinazione del frumento e dei cereali. Una famigerata imposta introdotta durante il governo della destra storica, ideata da Quintino Sella, al fine, in quella fase, di contribuire al risanamento delle finanze pubbliche. Oggi siamo in un tempo assolutamente diverso, l’Italia è in attesa di ricevere una manna di liquidità dall’Europa, e dispone di tecnici di altissimo livello attrezzati per pianificare il futuro, anche nel segno di Greta, ma con un Parlamento così lontano dalla gente che, nei circa seimila emendamenti alla finanziaria presentati, pare ne abbia concepito anche uno per abbassare l’Iva sulle ostriche, mentre alcuni partiti non vogliono applicare il contributo di solidarietà proposto da Draghi ai redditi superiori ai 75mila euro. Questo non sorprende molto, perché gli italiani, in linea di massima, sono brava gente, ma poi, quando diventano parlamentari, subiscono come insieme una mutazione e agiscono con la logica della casta o del branco, secondo le circostanze e le maggioranze, per cui vale ancora il detto di Cicerone: “senatores boni viri, senatus mala bestia”.

  • tratto dal settimanale regionale I VESPRI

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