S’ode a destra uno squillo di tromba di Giovanni Frazzica
S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra….. di Giovanni Frazzica
Si può fare con molta speditezza un elenco di nomi e di situazioni che negli ultimi mesi hanno reso particolarmente irrespira…bile l’aria prodotta dall’entourage che ruota intorno alla galassia Meloni: Pozzolo, Delmastro, il raduno di Acca Larentia, Sgarbi, Santanchè, le dichiarazioni talvolta surreali di Urso, Piantedosi, Lollobrigida, Donzelli, Larussa etc, i litigi con gli alleati di governo determinati da interessi poco nobili che si risolvono con opachi compromessi contrassegnati da aritmetiche spartizioni di quote di potere. Certamente questo quadro, appena accennato, non è esaltante, soprattutto in una prospettiva che questo assetto, senza i necessari cambiamenti, dovrebbe durare per l’intera legislatura. Ma al di fuori del perimetro di questo discutibile centrodestra cosa c’è? Considerato che Renzi e Calenda, in questa fase, lottano per la sopravvivenza politica, la forza più importante che può costruire opposizione e, in prospettiva, alternativa di governo resterebbe il Partito Democratico. Ma anche qui c’è da fare qualche importante intervento strutturale per recuperare quella credibilità necessaria per recuperare il consenso perduto e acquistarne di nuovo. Possiamo vedere infatti in un articolo di Marco Leardi, pubblicato da “il Giornale”, che riportiamo in parte, alcuni passaggi che descrivono la notevole vulnerabilità del mondo che ruota attorno al Partito di Elly Schein. Qui di seguito alcuni brani dell’articolo di Leardi: Da Zan alla Ferragni: cosa c’è dietro il business arcobaleno. Sotto i colori della bandiera arcobaleno c’è davvero di tutto. C’è un attivismo convinto e battagliero, ma talvolta di facciata. Ci sono slogan e obiettivi di natura politica, ma c’è anche chi in quell’ambito promuove, organizza o gestisce attività commerciali. La riflessione riguarda il solerte fiuto di quanti hanno capito che il variegato mondo delle battaglie Lgbtq poteva offrire spiragli per avviare progetti e nuovi business. Lo spunto ci è dato dalle recenti attenzioni suscitate da una campagna arcobaleno sostenuta da Chiara Ferragni, già paladina delle istanze progressiste in favore dei diritti civili. Nel 2022, oltre ad aver sostenuto economicamente Arcigay Milano e aver sensibilizzato i suoi follower sulle tematiche dell’inclusione, l’influencer aveva anche creato una linea di ciondoli arcobaleno messi poi in vendita. “Acquistando uno dei pezzi della collezione contribuirai, insieme a Ferragni, a sostenere il progetto Scuola di Cig Arcigay Milano…“, veniva spiegato. Ma poi, secondo quanto ricostruisce e ipotizza Repubblica, il confine tra la solidarietà e il business sarebbe rimasto incerto nelle sue proporzioni. Ora, non siamo interessati ad alimentare dietrologie o speculazioni su quel caso, ma piuttosto ci limitiamo a domandare: se l’influencer aveva così a cuore la causa Lgbtq, non poteva devolvere l’intero ricavato delle vendite? Il suo florido impero economico non ne avrebbe risentito. Allo stesso modo, anche altri si sono lanciati in attività di carattere commerciale sventolando la bandiera arcobaleno. Nelle scorse settimane, ad esempio, la trasmissione Report aveva acceso i riflettori sull’on. Alessandro Zan, socio di maggioranza della società che organizza il Pride Village di Padova e che nel 2022 ha incassato più di un milione e 300mila euro. Interpellato da Report sull’opportunità di avere una società con un giro d’affari sugli stessi temi per i quali egli si batte in Parlamento, l’onorevole aveva precisato: “Non ho mai percepito alcun guadagno dalla manifestazione (…) ho prestato il mio nome per dare una mano, ma lo faccio per spirito di servizio, a titolo gratuito“. Nessun conflitto d’interessi dunque e gli incassi – aveva spiegato – “vengono ogni anno utilizzati per consentire la realizzazione e la sostenibilità della manifestazione stessa“. E così, aveva respinto ogni attenzione la collega parlamentare Michela Di Biase (moglie di Franceschini), alla quale sempre Report aveva contestato di aver istituito anticipatamente una società dedicata alla consulenza per la certificazione della parità di genere, prima dell’emanazione di una legge appositamente dedicata. Ai microfoni della Rai, la deputata aveva negato fermamente che quel tempismo fosse stato favorito dalle sue connessioni politiche. “Né personalmente né a nome di ‘Obiettivo Cinque’ ho mai avuto interlocuzioni con politici finalizzate all’approvazione della certificazione di parità nel codice dei contratti. Inoltre non ero in Parlamento quando è stata approvata la legge“, aveva rimarcato. Tra società, beneficenze, guadagni (sempre legittimi, per carità) e consulenze, si scorge così un lato del mondo pro-Lgbtq forse meno conosciuto ai più”. Fin qui l’articolo di Leardi, ci sarebbe forse altro da aggiungere, ma cercare di migliorare il livello qualitativo degli apparati politici italiani è un’impresa titanica, forse impossibile. Possiamo solo dare qualche segnale, della serie: si fa quel che si può.
