SICILIA: BATTAGLIA DEI DIRETTORI GENERALI DELLA SANITA’

SICILIA: BATTAGLIA DEI DIRETTORI GENERALI DELLA SANITA’

LA SICILIA ALLA BATTAGLIA DEI DIRETTORI GENERALI DELLA SANITA’ di Maurizio Ballistreri

La soporifera vicenda politica della Regione Siciliana ha avuto un improvviso risveglio, a causa della pubblicazione dell’elenco dei candidati alla nomina di direttori generali delle aziende siciliane della sanità.

E sì, mentre il rischio concreto di perdere fondi del PNRR, gli incendi, il blocco degli aeroporti di Catania e Palermo con le nefaste conseguenze sul turismo isolano, l’impossibilità di percorrere normalmente le autostrade siciliane, ormai peggio della Parigi-Dakar, l’incubo dell’aumento delle povertà anche a causa dell’improvvisa eliminazione degli strumenti di contrasto a tale fenomeno, non sono stati al centro del necessario dibattito con le conseguenti azioni da parte delle istituzioni regionali, tranne qualche mera giaculatoria sempre nel solco dell’ascarismo verso il governo nazionale, le nomine nella sanità regionale hanno surriscaldato improvvisamente il dibattito – se così si può definire – tra le forze politiche della maggioranza di Palazzo d’Orleans.

Certo, la sanità pubblica in Sicilia, in verità sempre più privatizzata a favore delle cliniche convenzionate, rappresenta l’ultimo avamposto per nomine gestione di flussi di spesa corrente e, per una classe politica ormai acefala, costituisce l’ultimo terreno per contendersi il consenso.

Il dramma è – per chi ha combattuto la “buona battaglia”, citando San Paolo, dell’affermazione dell’Autonomia siciliana – la sostanziale fine della specialità autonomistica, con una delega attribuita al governo centrale, in cambio della riserva di spazi di gestione nelle nomine negli enti pubblici e nelle partecipate.

Manca la consapevolezza e il rigore nelle istituzioni nella nostra Regione, che assuma lo schema di una visione moderna dell’Autonomia speciale, nei confronti di un’Europa verso la prospettiva federale e il tema degli interessi dei territori per una sua ricomposizione a un livello più alto.

Né si ha traccia di posizione rigorose da parte del governo e della stessa Assemblea Regionale Siciliana su uno dei temi fondamentali di una nuova battaglia meridionalista e di civiltà democratica e sociale e, cioè, la realizzazione di un argine all’autonomia differenziata, l’attribuzione da parte dello Stato, prevista dalla Costituzione dopo la riforma del 2001 e che dovrebbe essere attuata secondo il disegno di legge del ministro Calderoli, in via esclusiva alle Regioni a statuto ordinario di potestà per le materie di legislazione concorrente e/o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato. Una possibilità che le regioni ricche del nostro Paese, sfrutterebbero, come già annunciato da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, in primo luogo in materia di risorse finanziarie, con l’invarianza dei Livelli essenziali delle prestazioni in danno di quelli del Sud.

Si potrebbe dire a chi governa la Sicilia – nel mentre infuria la battaglia per nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie – con Cicerone: “Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”. Ma, forse, manca da parte di noi siciliani la consapevolezza di realizzare una rivoluzione democratica e morale e così, risuonano le parole di Sciascia, nel libro-intervista con Marcelle Padovani “La Sicilia come metafora” dello scirocco come dimensione della nostra Isola.

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