Sic transit gloria mundi di Cosimo Recupero

Il voto al Senato di qualche giorno fa non è servito a niente. Sul piano costituzionale il governo aveva avuta confermata la fiducia e quindi era rimasto nel pieno dei propri poteri. Ma sul piano politico ne era uscito con le ossa rotte. Nonostante il voto dei senatori a vita, nonostante il voto di alcuni transfughi chiamati per comodità “responsabili” o “costruttori”, e nonostante l’astensione di Italia Viva, il governo è arrivato a 156 voti risicati, un abisso rispetto alla pur sempre fragilissima maggioranza di 161 senatori necessari per stare tranquilli.

Conte ha capito che la seconda metà della legislatura sarebbe stata un Vietnam e così ha preso la strada del Quirinale dove si recherà per rassegnare le dimissioni.

E siccome è persona intelligente, avrà anche sicuramente capito che per lui l’esperienza a Palazzo Chigi può considerarsi conclusa, almeno di non sacrificare larga parte del Movimento 5 Stelle nella compagine governativa. Ipotesi questa da scartare. I rapporti di forza in Parlamento fra PD e grillini è di uno a due, ma il PD ha già tanti ministri quanti ne ha il movimento. E’ impensabile che questi accettino un ulteriore ridimensionamento.

A questo si aggiungano le profferte di Forza Italia che già manda segnali concilianti verso un governo di unità nazionale, anche per spiazzare Meloni e Salvini. E Renzi che, dopo il boccone amaro della scorsa settimana in Senato, può certo far valere di più il proprio seppur esiguo peso in parlamento. E’ chiaro che sia lui che Berlusconi porranno come condizione irrinunciabile l’uscita di scena di Conte, fosse solo per togliergli quella visibilità che permetteva al premier uscente di veleggiare su percentuali a due cifre nel caso fosse andato ad elezioni con una sua lista.

Ma paradossalmente sono proprio i grillini quelli che hanno il maggior interesse a far fuori Conte. Innanzitutto perché se l’attuale Presidente del Consiglio facesse la propria lista toglierebbe più voti a loro che a chiunque altro. I sondaggi li danno in forte calo. Con la riduzione dei parlamentari, il loro calo ormai accertato e l’erosione di consenso da parte della lista Conte, il movimento rischierebbe di passare dagli oltre 300 parlamentari di oggi a qualche decina nel prossimo parlamento,  molto probabilmente relegati all’opposizione. E quindi no, è troppo rischioso per loro. Meglio sacrificare Conte che tutti gli altri.

In tutto questo, persino lo stesso Di Maio rischia grosso. In un nuovo esecutivo che allargasse la propria base a Italia Viva e Forza Italia, probabilmente lo stesso Mattarella vorrebbe una lista di nomi di più alto profilo, il che esclude personaggi che, con tutto il rispetto, hanno dimostrato la loro totale inconsistenza. Oltre che su Di Maio, la scure del Quirinale potrebbe calare anche su soggetti del calibro di Bonafede, Azzolina e altri. Insomma, è un vero disastro per i nostri giovani virgulti e la prova che una propaganda martellante non può sostituire l’esperienza politica.

E pensare che due anni e mezzo fa i grillini sembravano essere sul tetto del mondo, mentre oggi si è sgonfiato del tutto quel vento che li sospingeva. In mezzo lustro hanno consumato quella gloria mondana che passa per sempre, come dicevano i latini con la loro famosa frase: sic transit gloria mundi.

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