Si può umanizzare la politica? di Giovanni Frazzica
RIBERA 5.10.2025 – Si può umanizzare la politica? di Giovanni Frazzica
C’è un profondo bisogno di cambiamento degli equilibri che sostengono le diverse realtà della società contemporanea, sono tanti i segnali che arrivano da più parti, ma per sviluppare un ragionamento comprensibile e immediato si può partire dal recente messaggio registrato a Ribera a conclusione della Festa dell’Amicizia: ”Umanizzare la politica, promuovere la persona umana – ha affermato Totò Cuffaro, Segretario nazionale della DC, che coordinava un dibattito con quattro ex presidenti di regione – il concetto fondamentale che dobbiamo perseguire è quello del bene comune, attenzionando i più fragili. Oggi nella politica si assiste ad uno scontro eccessivo, dobbiamo invertire questa tendenza; la politica deve essere contrapposizione ideale e non di forza”. Espressioni nobili, da sottoscrivere integralmente e che necessiitano anche un allargamento del perimetro della discussione e di un approfondimento del concetto di base, che è quello della umanizzazione della politica. Se, come si riscontra dai risultati che provengono dalle urne, circa il 52 per cento degli elettori rinuncia ad esercitare il diritto di voto, una ragione può essere ascritta alla cosiddetta disumanizzazione della politica, fenomeno non recente, male maturato progressivamente ma che negli ultimi anni ha raggiunto livelli inaccettabili. Spesso, chi vince una competizione elettorale oggi, consegue la maggioranza parametrata sul 48 per cento degli elettori e questo avviene per ogni tipo di campagna elettorale. Il rischio della tenuta del sistema democratico, pur senza voler fare allarmismi, è altissimo e non si attenua con le solite invettive contro i mulini a vento che fanno tutti i partiti un minuto dopo che leggono i dati sull’affluenza ai seggi, ma che non si curano di analizzare due minuti dopo, allorchè, alla luce dei risultati, scendono con ferocia negli emicicli istituzionali per contendersi le spoglie del potere delle Istituzioni. Non c’è mai il tempo per pensare a quel 52 per cento di cittadini che non ha votato, né per chiedersi perchè ha deciso di disertare le urne, né per immaginare cosa potrebbe accadere se il numero degli astenuti dovesse ulteriormente aumentare. Purtroppo la classe politica, in tutte le sue articolazioni, sembra essere specializzata nella navigazione a vista, con delle coordinate classiche e immutabili: il carpe diem, il manuale Cencelli e qualche altro parametro di questo genere. Ma il mondo, purtroppo o per fortuna, è cambiato tantissimo, ci sono molte novità, tik tok, smartphone, internet, Intelligenza Artificiale, il turbo capitalismo (a cui dovrebbe corrispondre una turbo-classe operaia, che invece non c’è) per cui quel guru americano che negli anni 70 sosteneva che la politica era l’ufficio spettacoli dell’Industria, oggi direbbe che la politica è diventata l’ufficio spettacoli della Finanza. Cuffaro avrebbe potuto fare, come tanti altri leader, un discorso funzionale ad una tranquilla linea di gallegiamento, invece ha scelto la strada più impegativa, che è quella che questi tempi richiedono e che, prescindendendo da quelli che non hanno capito il messaggio e da quelli che hanno fatto finta di non averlo capito, è la strada giusta sulla quale procedere se si vuole dare un contributo reale al mantenimento ed alla corretta evoluzione del sistema democratico.
