Se i capi partito decidono chi mandare in Parlamento

Se i capi partito decidono chi mandare in Parlamento

Riforma del premierato: quale democrazia se i capi partito decidono chi mandare in Parlamento? di Mimmo Nania

Fatta la distinzione tra voto di preferenza per la persona e voto di lista per un partito, una prima divisione è quella tra sistemi di tipo proporzionale e sistemi di tipo maggioritario nell’assegnazione dei seggi e sistema plurinominali o uninominali nell’attribuzione della preferenza. Generalmente i sistemi proporzionali si combinano con quelli plurinominali e quelli maggioritari con quelli uninominali.

Un sistema, infatti, è e può dirsi democratico quando e se la scelta degli eletti passa dal voto di preferenza espresso dagli appartenenti al corpo elettorale: preferenza espressa per uno dei tanti candidati nella stessa lista se il sistema elettorale è plurinominale o preferenza per chi, se il sistema è uninominale, è eletto a discapito dei candidati delle altre liste.
Un sistema quando consente all’elettore di scegliere col proprio voto il presidente del Consiglio o premier che dir si voglia e, a chi comanda dentro un partito, di n o m i n a r e gli eletti in Parlamento, impedendo “al popolo l’esercizio di quella sovranità che secondo l’art. 1 della Costituzione gli appartiene, può dirsi d e m o c r a t i c o? Detto altrimenti: “un sistema può dirsi democratico se consente al segretario di un partito di nominare deputati e senatori?

Una riforma procede rispettando il metodo democratico se ricorre a una procedura con cui prima si mette mano al “voto per chi governa” e poi, e solo “se”, al voto per chi ti rappresenta in Parlamento?
Per come la penso io solo quando e se è garantita la genuinità del sistema democratico si spiega la scelta dell’elezione diretta di chi governa. A mio parere, infatti, c’è una questione “del prima e del dopo” che non è temporale ma di contenuto perché riguarda “il merito” della democrazia e di una riforma che meriti di dirsi democratica.

La proposta di premierato messa in campo dal Governo Meloni appare piuttosto farlocca sia perché mette a rischio il sistema democratico (per esempio non prevede il divieto del terzo mandato consecutivo) sia perché s’innesta in una legge elettorale dove gran parte dei parlamentari sono “nominati” dalle segreterie dei partiti anziché eletti dal corpo elettorale.

A chi guida un partito non spetta nominare deputati e senatori ma proporre dei candidati. Tocca agli elettori sceglierli come parlamentari votando, se il sistema elettorale è di tipo plurinominale “l’uno a discapito degli altri che competono con lui nella stessa lista” o se il sistema è di tipo uninominale l’uno a discapito dell’altro “che compete nelle diverse liste” di tipo uninominale.

Quando si vuole costruire una nuova casa non si parte dal tetto ma dalle fondamenta. Chi parte dal tetto lo fa perché vuole modificare la casa laddove pensa (sbagliando) che gli può essere utile (per esempio, vedi mancanza della norma che vieta un terzo mandato, quarto… quinto). Ma così non si costruisce una “democrazia governante” ma un mostriciattolo senza capo né coda.

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