Rossana Carrubba considera atto ordinario i controlli ai dipendenti ritenuti “disturbati”

Rossana Carrubba considera atto ordinario i controlli ai dipendenti ritenuti “disturbati”

Rossana Carrubba considera un atto ordinario i controlli ai dipendenti ritenuti “disturbati” di Giovanni Frazzica

Si è aperto un nuovo focolaio di guerriglia al Comune di Messina che per la prima volta investe la massima autorità amministrativa dell’Ente, la d.ssa Rossana Carrubba. Ad attaccarla i vertici provinciali della Uil che scrivono: “Il clima da caccia alle streghe che si vive al comune di Messina ha, ormai, raggiunto pesanti ed insostenibili livelli di allarme che necessitano un serio e rapido intervento di S.E. il Prefetto di Messina finalizzato a ripristinare l’indispensabile agibilità democratica ed il pieno rispetto delle norme contrattuali”. Così Ivan Tripodi, Segretario generale Uil Messina, Giuseppe Calapai, segretario generale Uil Fpl Messina, ed Emilio Di Stefano, Segretario aziendale, hanno commentato la nota del Segretario/Direttore generale di Palazzo Zanca Rossana Carrubba formalmente inviata a tutti i Dirigenti comunali. Nella nota pomo della discordia, che ha come oggetto:”Avvio procedure di verifica dell’idoneità al servizio” , è scritto testualmente che la stessa  Carrubba è “a conoscenza della  presenza in servizio di numerosi dipendenti che, a causa di disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, si ritiene che abbiano un’inidoneità psichica permanente assoluta e relativa al servizio. Al fine di procedere all’avvio del procedimento di verifica dell’idoneità al servizio chiede di comunicare i nominativi del personale assegnato che presenti le caratteristiche citate”. Ragion per cui i tre rappresentanti sindacali temono che “al comune di Messina, nell’anno 2019, qualcuno immagina di costruire e pubblicare moderne liste di proscrizione. Siamo inorriditi e seriamente preoccupati poiché le nefaste liste di proscrizione hanno rappresentato momenti tragici e drammatici nella storia dell’umanità, come, per esempio, i genocidi compiuti durante il regime nazista” annotano Tripodi, Calapai e Di Stefano e continuano: “Rispetto al merito dell’ordine impartito ai Dirigenti vorremmo sapere con quali mezzi, criteri, metodi e professionalità dovrebbero essere individuati i lavoratori in questione poiché “le caratteristiche citate” non possono essere decise a tavolino in maniera discrezionale o per fare vendette poiché, eventualmente, dovrebbero essere chiaramente a conoscenza dell’amministrazione in quanto parte integrante dei fascicoli personali nei quali, su questi aspetti, vi deve essere il parere e coinvolgimento del Medico competente. Per la Uil la gravissima comunicazione del Segretario/Direttore generale è inaccettabile sotto ogni profilo e, fra l’altro, appare come una pesante violazione della privacy per come disposto dal Regolamento Europeo 2016/267 (GDPR). Si tratta di inosservanze che farebbero letteralmente impallidire il Garante, al quale siamo pronti a rivolgerci, e che, soprattutto, dileggiano in maniera profonda tutti i lavoratori, nessuno escluso, e non solo coloro i quali potrebbero essere inclusi inaspettatamente in una moderna lista di proscrizione che si avvicina al funesto periodo nazista. Pertanto, concludono i sindacalisti, appare evidente che la vergognosa disposizione diramata dai vertici di Palazzo Zanca deve essere revocata, nonché accompagnata da pubbliche scuse da parte del Sindaco De Luca”. Contro la ormai nota circolare “scova disturbati” non solo la Uil è andata all’attacco, ma su facebook c’è stata un’esplosione di commenti negativi. Invece per la d.ssa Rossana Carrubba, i controlli ai dipendenti con disturbi del comportamento sono ordinari e vengono eseguiti secondo legge come in tutte le Pubbliche amministrazioni. E, rispondendo alla Uil sulla sua iniziativa di richiedere a mezzo lettera indirizzata a tutti i Dirigenti la verifica dell’inidoneità psichica del personale comunale, la Segretaria generale così scrive: “Non ho chiesto ai Dirigenti di fare una diagnosi sullo stato di salute dei dipendenti, bensì, in osservanza di una legge posta a tutela dei lavoratori, ho avviato il procedimento di verifica dell’idoneità psico-fisica al servizio. In attuazione dell’art. 55 octies del D.lgs n° 165/01, il D.P.R. n.171 del 27 luglio 2011 all’art. 3 prevede la procedura da adottare per la verifica dell’idoneità al servizio, anche ad iniziativa dell’amministrazione e testualmente recita ‘L’iniziativa per l’avvio della procedura per l’accertamento dell’inidoneità psicofisica permanente spetta all’Amministrazione di appartenenza del dipendente, ovvero al dipendente interessato”. L’inidoneità a svolgere l’attività lavorativa è accertata a seguito di visita effettuata dagli organi medici competenti, in base agli articoli 6, 9 e 15 del DPR n. 461 del 2012. Trattasi dunque di verifiche che tutte le pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di effettuare, periodicamente, ovvero in casi particolari. Spiace pertanto dover registrare simili scomposte reazioni di una organizzazione sindacale che, invece di tutelare i lavoratori, strumentalizza un procedimento amministrativo previsto dalla legge. Ovviamente, riservo, di tutelarmi nelle sedi competenti” – concludeva la nota della Segretaria generale. Ma da un esame attento della normativa che la stessa Carrubba ha citato per motivare la fondatezza del suo operato, non si riscontra da nessuna parte un riferimento a modalità collettive di avviamento di procedure, a circolari o iniziative del genere. Si parla sempre di Amministrazione e di lavoratore e si elencano tutti i passaggi volti a tutelare, fino all’ultimo, l’integrità del soggetto da sottoporre ad esame che, non dimentichiamolo, in caso di esito finale positivo può essere anche sottoposto a licenziamento, demansionamento o trasferimento. Si parla quindi di conseguenze gravi e di un iter che deve essere gestito con la massima discrezione, perché in un ambiente di lavoro, intriso anche di possibili polemiche e rivalità, il semplice avvio a visita medica di un sottoposto o un collega può significare mettergli il bollino di “pazzo” e stroncargli ogni possibilità di carriera e di permanenza nel posto d’origine. Confermato quindi che la normativa, riferita al caso lavoratore-Azienda esiste, l’avvio delle procedure immaginate dalla d.ssa Carrubba potrebbe forse essere attuato con altre modalità, più rispettose, in via non formale ma sostanziale, della normativa vigente e quindi anche non confliggenti con la sensibilità sindacale. Avere anche il Segretario generale sotto attacco, quando c’è ancora aperta la ferita dell’Assessore Trimarchi, di cui il Pd ha chiesto le dimissioni, è una grana di cui il sindaco De Luca in questo periodo farebbe volentieri a meno.

  • già pubblicato dal settimanale I VESPRI

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