Riformare l’Europa per il rilancio del Patto Atlantico

Riformare l’Europa per il rilancio del Patto Atlantico

Riformare l’Europa per il rilancio del Patto Atlantico di Maurizio Ballistreri

L’aggressione russa in Ucraina ha mandato in frantumi il sogno di Kant di una “pace perpetua” aggiornato al nostro tempo, coltivato a livello internazionale dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica nel 1991.

E, invece, il revanscismo russo fondato sul vecchio panslavismo di Putin, ha rievocato le tragiche guerre del Novecento, con il drammatico coinvolgimento di civili, giustificato dal giurista tedesco Carl Schmitt, preso a riferimento dal nazismo, secondo cui in guerra ogni mezzo è lecito.

Così, la speranza di un nuovo ordine mondiale basato sulla pace sembra essere spazzato via dai tanks del Cremlino in Ucraina e con esso la globalizzazione economica, già messa in crisi dalla crisi finanziaria del 2008 prima e dalla pandemia dopo, riproponendo vecchi e nuovi nazionalismi e prolungando i fantasmi del “Secolo breve” ai giorni nostri.

La strategia di Putin riecheggia quella tedesca contro l’assetto fissato dalla Pace di Versailles del 1919, che condusse all’avvento del nazismo, ed ha come riferimento l’idea della “Grande madre Russia”, che ha sempre aleggiato in quella parte di Europa e che i versi di Maksimilian Aleksandrovič Vološin, il grande poeta e pittore nato a Kiew, così descriveva nel 1920 con un parallelismo tra la rivoluzione bolscevica del 1917 e il Terrore giacobino: “I demoni danzano, impazzano/ da un estremo all’altro della Russia…venti di disordini, massacri e pogrom…il peso schiacciante delle età di piombo/ della Russia dei Maliuta (Maljuta Skuratov, il capo dei servizi segreti e delle “operazioni speciali” di Ivan il Terribile –  degli Ivan e dei Godunov, ndr) predatori… scorticatori di carne vivente”.

E nella tragedia ucraina, assieme alla crisi della globalizzazione economica, al ritorno dei nazionalismi, alla nuova e ineludibile esigenza di statualità e di equità sociale, si deve registrare l’assenza di una chiara linea di politica internazionale dell’Europa, sia nei confronti della Russia, come del regime turco e della continua espansione della Cina nel Vecchio Continente.

L’Unione Europa deve ripensare il proprio ruolo, nell’architettura istituzionale interna, ponendo fine all’unanimismo e ai diritti di veto, a livello economico, impedendo che l’annuncio della Banca Centrale Europea di restrizioni monetarie riporti all’austerity con i guasti a livello sociale provocati negli ultimi tre lustri, assumendo invece come strategica la crescita, il welfare e l’occupazione, e definendo una linea unitaria di politica estera, a partire dal rilancio del rapporto atlantico.

Non ci sono alternative ad una forte e salda alleanza con gli Stati Uniti, per rilanciare a livello globale le “Four Freedoms”, le quattro libertà fondamentali che le persone “ovunque nel mondo” dovrebbe godere: di parola, di culto, dal bisogno, dalla paura, lanciate dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt il 6 gennaio 1941.

Un’Europa debole e divisa non può far fronte alle sfide e alle minacce globali delle guerre e dei terrorismi, ecco perché serve rilanciare la storica partnership con gli Stati Uniti, a partire dalla Nato, potenziando la sua dimensione politica, trasformandola anche in una sorta di forum permanente di consultazione politica fra le 2 sponde dell’Atlantico”, aperta alla cooperazione con l’Onu, altro grande assente nella crisi ucraina.

Insomma, serve una visione più politica dell’art. 2 del Trattato Nord-Atlantico.

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