Repubblica Italiana S.p.A. di Cosimo Recupero

Repubblica Italiana S.p.A. di Cosimo Recupero

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha appena parlato in sala stampa ed ha annunciato quanto noi avevamo ipotizzato solo qualche giorno fa. Ovvero l’intenzione del Quirinale di formare un nuovo governo, di carattere istituzionale e non politico, che porti il Paese fuori dalle secche della pandemia che ha causato anche la crisi economica e sociale degli ultimi mesi. E le ragioni snocciolate dal Capo dello Stato sono esattamente quelle che avevamo scritto. La più rilevante di queste ragioni è che andare ad elezioni adesso, cioè per aprile o maggio, avrebbe significato privare l’Italia di una guida proprio a ridosso della scadenza del termine per la presentazione del recovery plan.

La scelta del Quirinale è caduta su un nome fra quelli che avevamo indicato, Draghi, Cottarelli o Cartabia. Ma che il primo fosse il più probabile era nei fatti. Draghi ha esperienza politica. Pur non avendo mai ricoperto cariche elettive ha svolto il proprio lavoro sempre a contatto con le stanze del potere, prima in Italia e poi in Europa. Conosce bene la macchina europea, all’interno della quale gode di grande prestigio, ed è stato in grado, durante il mandato da Presidente della BCE, di tenere a bada i governi più ingombranti dell’Unione come quello francese e quello tedesco. Insomma, ha il curriculum giusto per questo incarico, in queste circostanze.

E’ ovvio che in questa vicenda, che ha visto contrapposti molti, anche ex alleati, ci sono vincitori e vinti.

Sicuramente ha vinto il Presidente della Repubblica che è riuscito a guidare con mano ferma la crisi. Anche l’affidamento di un mandato esplorativo all’onorevole Fico si iscrive in questo percorso trionfale, perché sarà difficile accusare il Quirinale di aver imposto Draghi. La scelta dell’economista è solo il frutto della mancata capacità dei partiti di trovare un accordo.

Poi ha vinto la Costituzione, che è riuscita ancora una volta a resistere agli assalti di chi vuole smantellarla un pezzetto alla volta.

Al contrario sono vinti i grillini, che dovranno mandar giù il rospo della perdita della centralità nell’azione di governo. A loro toccherà garantire quel profilo europeo sul quale hanno ripetuto il mantra in questi giorni. Fra loro, in particolare, hanno perso un po’ tutti i ministri in carica. E’ improbabile che un uomo della levatura di Mario Draghi si circonderà di ministri che vengono dal commercio di bibite o dalla consolle di una discoteca.

Ha perso Conte, anche se per lui non è da escludere un incarico prestigioso come il ministero degli esteri, per esempio.

Ha perso Zingaretti, che è sembrato come quel marito che, al sentire gli sproloqui di una Xantippe qualunque, tace e sopporta per quieto vivere.

Ha perso anche Goffredo Bettini, oscuro personaggio che pare abbia in mano le sorti del PD, il quale pensava (in molti lo hanno fatto di recente) di poter dettare l’agenda al Capo dello Stato, pur non avendo nessun incarico politico ufficiale.

Hanno perso in un certo senso anche Meloni e Salvini che speravano in una avventura elettorale spregiudicata. Forse ha perso meno Berlusconi che, nel suo crepuscolo politico sembra aver acquisito quella maturità che, se avesse avuto in passato, avrebbe evitato tanti guai all’Italia e anche a lui stesso.

Paradossalmente ha perso anche Renzi, seppur in parte. Perché è riuscito a far fuori Conte, impedendogli di avere i pieni poteri che pensava di potersi prendere a via di decreti e voti di fiducia, ma adesso dovrà far parte di una maggioranza parlamentare nella quale i suoi voti non saranno più determinanti per la sopravvivenza dell’esecutivo.

Ma la soddisfazione più grande, per la quale dobbiamo tutti tirare un sospiro di sollievo, è che ha perso la Casaleggio, che ha visto sfumare il suo sogno di privatizzare l’Italia, trasformando la democrazia nella Repubblica Italiana S.p.A.

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