Renzi dice : «Vogliamo fare quello che ha fatto Emmanuel Macron».
Luigi Di Maio è veramente arrabbiato, o almeno finge di esserlo. Infatti dopo aver minacciato di togliere la fiducia al governo cerca di passare nuovamente all’incasso. La manovra è chiusa, aveva detto Conte, ma poi Di Maio, forte dell’asse con Renzi, si è messo di traverso, ha ricordato che senza il M5S il governo è morto ed in tanti si sono messi al lavoro per scongiurare la crisi. E così, salvo altri colpi di scena, il premier si mostra pronto ad andare incontro alle rivendicazioni del Movimento. In fondo, ragiona il professore pugliese, la manovra è stata approvata «salvo intese» e la distanza nel merito non è incolmabile, c’è anzi la massima disponibilità a qualche ritocco mirato. Per Di Maio la flat tax al 15% non si tocca? E Conte, che era favorevole a rosicchiare quattrini al popolo delle partite Iva, è rassegnato al dietrofront. D’altronde la modifica non è una sua battaglia, è stata studiata al ministero dell’Economia dal terzetto Gualtieri, Misiani, Castelli e adesso toccherà a via XX Settembre rimetterci le mani. Anche su una «cosa simbolica» come le multe ai commercianti che non usano il pos, Conte ritiene non sia il caso di alzare barricate. E la lotta all’evasione, terzo «irrinunciabile» paletto di Di Maio? «Sulla galera andrò fino in fondo», va ripetendo Conte e al vertice spiegherà che «non ha senso dividersi sul nulla» perché lui e Di Maio dicono la stessa cosa e Bnafede porterà in Cdm il pacchetto sul carcere ai grandi evasori. Rimanendo nella politica nazionale un’occhio va dato a Matteo Renzi che dalla Leopolda dice : «Vogliamo fare quello che ha fatto Emmanuel Macron». La meta elettorale: «La doppia cifra è il minimo sindacale». L’omaggio al tramonto di quello che per un quarto di secolo è stato il leader del centrodestra, Silvio Berlusconi: «Per quanto si possano avere opinioni diverse (anche su tante leggi) lui si riconosceva in una società europea liberale e riformista. Matteo Salvini no». E dunque che faranno i moderati? «Noi possiamo loro offrire una casa. La porta era aperta». Non meno interessante, però, è un quarto punto. Una sorta di revisione dell’invito evangelico: «Lasciate che le donne vengano a me».
