REGINA SENZA CORONA PREDA DELLA GUERRA DEGLI ALTRI

REGINA SENZA CORONA PREDA DELLA GUERRA DEGLI ALTRI

ECCOLA  LA REGINA SENZA CORONA, IN PREDA ALLA GUERRA DEGLI ALTRI di Gianfranco Fisanotti

Se la Storia resta incollata al presente, allora il passato riempie solo i cassetti della memoria. Dagli scantinati presi di mira, fugge una umanità disperata, che invoca la pace. La diplomazia gioca una lunga partita, dove prevale il vantaggio accumulato con le bombe e con il sangue. L’Europa si è scoperta nuda – la regina Europa è nuda – ed implora il favore dell’Occidente, dell’Oriente e persino dell’Asia. Le leve del comando sono in capo alla finanza che ogni giorno ci dice che tempo fa. I popoli d’Europa, presi alla sprovvista, assistono allo spettacolo delle madri che fuggono dalle loro case verso l’ignoto. Eccola la regina senza corona in preda alla guerra degli altri, mentre proseguono le scorribande sui mercati mondiali e si danza il valzer delle armi. Intanto, i giorni si infilano sulla pelle dei vivi e dei morti e nessuno sa quando scenderà la pace. Che cosa centriamo noi con questi tempi difficili, con queste ore insanguinate, con questo esodo infinito?. Noi vediamo la paura, sentiamo la paura degli altri spalmata sul nostro quotidiano, guardiamo il film dell’orrore, come se fosse normale vedere la spesa della morte sugli schermi della Tv. Cadaveri insepolti, rottami bellici e civili, strade interrotte, gente affamata, fosse comuni, palazzi sventrati, colonne in fuga verso i confini, stazioni affollate, vendette sommarie, parole di odio e sentimenti infuocati sono gli attori di una recita che lascia increduli e sgomenti dinnanzi a tanta ferocia che tortura persino i fanciulli indifesi. Non è facile distinguere i corpi abbandonati tra le macerie dei villaggi  colpiti, è terribile assistere a questa macelleria senza provare sgomento e dolore. La libertà offesa, ferita, sepolta tra i detriti non muore mai: questa guerra maledetta deve finire. I potenti della Terra ascoltino il pianto dei fanciulli, il lamento delle madri, le invocazioni degli Uomini liberi: ce lo chiedono gli antenati, ce lo chiede la vita che langue nei rifugi, mentre attendiamo una nuova alba che prenda in prestito la pace. Dice Federico Garcia Lorca, il poeta dell’anima: “Il più terribile di tutti i sentimenti è la sensazione di avere una speranza morta”, ed ancora: “Se la speranza è spenta e la Babele è iniziata, quale torcia accenderà le strade sulla Terra?.”

 

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