Quando la violenza diventa assist alla repressione

Quando la violenza diventa assist alla repressione


Manifestazioni di piazza, quando la violenza diventa un assist alla repressione. Ma per disarmare serve l’ascolto di Graziella Lombardo, tratto da © MessinaToday

La manifestazione no ponte sfociata in scritte offensive sui muri e tafferugli con la polizia preoccupa chi vede sgretolare la propria autorità e turba la vita di una città che in genere si consuma nell’apatia. In modo trasversale, tanti, tantissimi, si sono affannati a “prendere le distanze” e “condannare con fermezza” e a dare “severe istruzioni di stare calmi e stare buoni”, come cantava Bennato in Bravi ragazzi.

Insomma, per farla breve, non piace troppo l’idea che Messina, sempre allineata dietro l’ineluttabile, chieda conto in modo così sfacciato e maleducato, dimenticando ogni regola minimale di galateo, ma soprattutto dimenticando di essere suddita. 

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Capisco la preoccupazione. Dovesse prendere piede l’abitudine di alzare la voce chissà cosa sarebbe del nostro paradiso terrestre. Ma il conflitto sociale non è una recita. Quello che è accaduto sabato dovrebbe far riflettere senza provincialismi perché anche se è evidente che arrivavano da chissà dove quelli che hanno fomentato risulta altrettanto evidente che non avrebbero trovato spazio se non ci fosse anche l’umore di una città allo sbando che ha bisogno quantomeno di essere ascoltata soprattutto quando le si vogliono cambiare i connotati.

Fare finta di non vedere che Messina è già scivolata nelle spire di una commedia dalla trama assai sgradevole rischia di diventare altrettanto pericoloso di qualche esaltato nelle manifestazioni No Ponte che, vale la pena ricordare, si sono sempre distinte per pacatezza e tranquillità.

Sia chiaro che qui nessuno sostiene la violenza. Ma è troppo facile biasimare, deprecare e inveire alle resistenze di qualsiasi tipo. Quello che invece è più difficile per tutti quelli che vestono i panni delle persone posate e ragionevoli, è farsi delle domande sull’origine di questo clima di risentimento che sta contagiando la città al pari di altre piazze d’Italia, e che si alimenta tutte le volte in cui si vuole imprimere una torsione innaturale alla vita democratica.

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Manifestazioni di piazza, quando la violenza diventa un assist alla repressione. Ma per disarmare serve l’ascolto
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