Provincia, Cateno urla, Bernardette tesse
Provicia, De Luca minaccia: “Se Roma non interverrà chiudo l’Ente e passo a licenziamenti collettivi”. Bernardette Grasso cerca di ricucire di Giovanni Frazzica
Nell’arsenale della guerra torna anche la minaccia delle dimissioni: “Se entro 15 giorni non ci saranno risposte consegno la fascia di sindaco metropolitano al prefetto e chiudo l’Ente”. Non sono mancati, ed è questo il fatto grave, momenti di grande tensione davanti a Palazzo dei Leoni, tra il sindaco metropolitano Cateno De Luca, i sindacati ed i lavoratori. Nel corso della contestazione dei dipendenti in sit in davanti a Palazzo dei Leoni, sono volati insulti da ambi i lati, e, ad un certo punto, il sindaco ha chiesto alle guardie di identificare una lavoratrice che lo aveva apostrofato in modo fin toppo colorito. Infatti, per decisione non concordata di De Luca, i dipendenti dell’ex Provincia sono stati posti in ferie forzate (però retribuite) per una settimana ed è stato proprio questo provvedimento ad accendere lo scontro con i lavoratori che non vogliono essere più gli unici a pagare per responsabilità altrui. Per loro è inaccettabile che chi ha messo in ginocchio le ex Province, attraverso un “doppio colpo mortale”, ovvero prelievo forzoso e la cosiddetta riforma Giletti-Crocetta, non è più al potere, mentre gli effetti di quelle decisioni assunte nelle vecchie stanze dei bottoni continuano ad imperversare sulla vita di migliaia di lavoratori incolpevoli. Ex governo Renzi ed ex governo Crocetta, nonché ex Ars, sono riusciti attraverso un micidiale combinato disposto, a distruggere le ex Province, uniche in Italia a pagare il prelievo forzoso e a non usufruire dei contributi regionali. Ad esasperare gli animi anche parole insultanti, attribuite al sindaco o ad ambienti a lui vicini, il cui significato sarebbe più o meno che l’unico danno derivante dalla mancata presenza del personale negli uffici sarebbe il fatto che le sedie rimarrebbero fredde, senza i culi che di solito le riscaldano. Logica vuole dunque che è paradossale chiedere fondi per un Ente che foraggia dipendenti scalda-sedie, me è dannoso, anche dal punto di vista erariale, che dei lavoratori dipendenti possano essere appellati con questa qualifica, perché senza dubbio un livello superiore, dirigente e politico, deve, o dovrebbe, essere in grado di utilizzarli come risorse umane, piuttosto che deriderli e insultarli. Ma anche utilizzarli salvinianamente come ostaggi per fare la voce grossa in politica. Certe volte però alcune mosse, se fatte da imitatori maldestri, possono anche produrre effetti controproducenti. I lavoratori della provincia sono cittadini italiani ed elettori, gente che comunque paga le tasse e tiene famiglia. Difficilmente dimenticheranno le angosce e le umiliazioni a cui sono stati sottoposti. A cercare di dare un assist al sindaco metropolitano, ma più che altro a cercare di fare un po’ di incetta di consenso, una pattuglia di deputati regionali e nazionali che teorizza “l’azione congiunta traversale” come unica arma per vincere questa battaglia, accantonando la ricerca delle responsabilità su quanto accaduto in questi anni. Secondo questi giovani colonnelli della politica una strategia per uscire dal tunnel nel quale i precedenti governi hanno lasciato le nove province siciliane (le sole in Italia a sostenere il doppio peso del prelievo forzoso e dei mancati contributi regionali), ci sarebbe. Il parlamentare di FI Nino Germanà proporrebbe di utilizzare, trasformandolo in decreto urgente, il Ddl del luglio dello scorso anno e che attualmente è all’esame della Commissione Bilancio. In quella proposta di legge si evidenzia come in seguito alla riforma le Città Metropolitane ed i Liberi Consorzi siciliani abbiano aumentato le competenze e le funzioni senza però ricevere contestualmente sostegno finanziario né dalla Regione né dallo Stato. “Il prelievo forzoso ha inoltre cancellato ogni autonomia finanziaria dal momento che lo Stato ha assorbito ogni entrata tributaria delle ex province, in palese violazione della Costituzione e dello Statuto siciliano”. Nel solo 2016, con la riforma Delrio sono state assegnate alle province delle Regioni a Statuto ordinario risorse pari complessivamente a 148 milioni di euro, escludendo le ex province della Sicilia. La proposta di legge presentata da Germanà prevede che: “Per gli anni 2018, 2019 e 2020 sono sospesi gli effetti del prelievo forzoso. Il Ministro dell’economia provvede inoltre ad effettuare, con proprio decreto, il rimborso delle somme già incassate attraverso redistribuendo proporzionalmente le somme”. Nella logica del gioco di squadra, oltre al deputato 5s Antonio De Luca, anche il deputato regionale del Pd Franco De Domenico: “Altrove è questa la strategia vincente, dobbiamo superare gli steccati e metterci tutti la faccia, soprattutto a livello nazionale. Serve un gioco di squadra, ma la responsabilità per risolvere la situazione è di chi è al governo e quindi del governo saranno i meriti se la risolverà. Il Governo non deve ripetere gli errori del Pd sul prelievo forzoso. Se non pone un argine all’autonomia differenziata il Sud e la Sicilia moriranno”. In discussione ci sarebbero anche 330 milioni del Masterplan che la Città Metropolitana di Messina ha spalmato sui 108 comuni a differenza di Catania e Palermo che hanno accentrato i progetti e le risorse nei Comuni capoluogo. La questione messinese ha quindi una sua specificità, ma che proprio per questo non deve essere gestita con esibizioni teatrali da avanspettacolo. Il desiderio di essere sempre sui giornali, osannato come il primo della classe, alla fine diventa fine a se stesso e non porta alla soluzione dei problemi. Questo lo ha ben compreso l’Assessore regionale agli EE.LL. , Bernardette Grasso, che, a telecamere spente, sta lavorando all’interno del governo della Regione e sta interloquendo anche con Roma per trovare una soluzione concreta per le tre città metropolitane siciliane, perché, al di là degli errori del passato, oggi la responsabilità di quanto può accadere è del governo giallo verde che è già da diversi mesi nella pienezza dei poteri. Per certi versi preoccupa il fatto di essere alla vigilia delle elezioni Europee, ma questo, per atri versi, potrebbe costituire una rara opportunità, perché anche i nuovi politici italiani, sensibili ai desiderata degli elettori, potrebbero allentare i cordoni delle borse e facilitare una più giusta soluzione.
- tratto dal settimanale I VESPRI
