Porco il mondo di Cosimo Recupero
Porco il mondo di Cosimo Recupero
Le elezioni europee hanno segnato un risultato fin troppo chiaro: la Lega stravince, il M5S affonda e il PD, seppur nominalmente in ripresa, resta un fragile presidio a sinistra in questa collettiva orgia sovranista, fascistoide e populista che sta attraversando il Paese.
Zingaretti brinda, quantomeno, al sorpasso sul movimento fondato dal comico genovese, ma è magra consolazione se si considera che insieme ai voti del PD ci sono anche quelli della defunta LeU.
E sicuramente meglio avrebbero fatto tutti quei gruppuscoli che non vogliono sedersi al tavolo col Partito Democratico, a tentare invece la carta delle liste unitarie, la qual cosa avrebbe permesso alla sinistra italiana, o a ciò che ne resta, di non perdere i voti dei partitini che, correndo da soli, hanno raggranellato un interessante otto per cento (quasi quanto Forza Italia) portando però a casa zero seggi al parlamento europeo.
A gettare sale su questa ferita, in questi giorni, ci si è messo l’immarcescibile Massimo D’Alema il quale ha detto che il PD non sa parlare agli operai. Certo lui non è la persona più titolata per fare una simile predica. Molti, del leader maximo all’italiana, ricordano più le traversate sulla barca da milionari chiamata Ikarus che i picchetti di fronte alle fabbriche. Ma come si dice, anche se il prete è un brigante, la Messa è valida.
E anche per D’Alema vale questa massima. Noi non siamo fan accaniti dell’ex leader comunista prima e postcomunista poi ma, anche se lo dice lui, ciò non toglie che questo sia drammaticamente vero.
E per capire questa lezione, la sinistra per una volta dovrebbe rifarsi non tanto ai grandi pensatori che hanno percorso la sua storia, ma ad un personaggio comico inventato dal compianto Giorgio Faletti ai tempi del Drive In di Italia 1, a sua volta creatura berlusconiana (quando si dice gli scherzi della storia). Sì, perché se la sinistra avesse notato che Vito Catozzo, l’improbabile guardia giurata dalla pancia gonfia, incarnava in realtà l’italiano che, per una camicia ed un cappello in tinta, si sente investito di autorità, oggi la storia del nostro paese sarebbe diversa. La sinistra ha abbandonato il suo popolo, quello delle fabbriche, dei lavori umili, della fatica quotidiana e si è rivolto al popolo degli intellettuali. E non è un caso se il PD vince a Milano (Pisapia in città supera Salvini) ma perde nella bassa lombarda, nelle campagne, nelle fattorie. La sinistra non parla al suo popolo o, se lo fa, gli racconta cose che a quel popolo interessano poco o niente, come le unioni civili o le adozioni gay. E fino a quando quell’area politica non lo comprenderà i populismi continueranno a farla da padrone. Ma se ne accorgerà Zingaretti e tutta quella galassia? Temo di no, porco il mondo che c’ho sotto i piedi.
