Ponte: dal Topolino di Salvini alle cosche di Granata

Ponte: dal Topolino di Salvini alle cosche di Granata

Ponte: dal Topolino di Salvini alle cosche di Granata di Giovanni Frazzica

Recentemente un giornalista messinese ha incontrato ad un convegno due colleghi cinesi che, parlando del Ponte, gli hanno detto che se in Cina nel 1980 avessero deciso di farne uno, come quello sullo Stretto, nel 1985 sarebbe già stato percorribile. Perché parlavano del 1980? Un fantasma si aggira per l’Europa, Salvini con una copia di Topolino del 1980 che in copertina raffigura proprio il Ponte sullo Stretto di Messina. Certo il Ministro delle Infrastrutture avrebbe potuto cercare nelle polverose carte degli elementi più idonei per certificare le origini della vicenda ponte, ma ha preferito affidarsi ad una comunicazione più frivola per avere un riscontro immediato in termini di visibilità. In effetti per molti l’argomento Ponte è un’occasione per recuperare spazi di visibilità. Soprattutto per i no ponte, personaggi scivolati nell’oblio da quando Mario Monti aveva definanziato la Grande Opera, che ora tornano a galla per cercare di vivere una seconda stagione politica. Oggi l’area messinese è più povera, la Città ha perso oltre 10mila abitanti, ma loro hanno rispolverato il loro vecchio armamentario e lo declamano con disinvoltura come se nulla fosse cambiato. Va bene, ci può stare: gli alti costi, la sismicità, gli uccellini che sbattono contro i piloni, le balene intimidite dall’ombra del Ponte, da Trapani a Ragusa si arriva in otto ore etc, etc. Questo e altro ci può stare, quello che però appare inaccettabile è l’eloquio di chi vuole sparare la bomba atomica prima ancora che l’Opera sia iniziata. Fabio Granata, già vice presidente della Regione Siciliana e Presidente della Commissione Regionale Antimafia, ha affermato, riferendosi agli interessi suscitati dai lavori del Ponte, che: “Le cosche sono già in azione”. Una frase che, sommata a quella di don Ciotti (il Ponte più che unire due coste serve ad unire due cosche), sembra voler fare deragliare la vicenda Ponte dal binario della politica economica e sociale, in cui è giustamente è incardinato, in una dimensione di questione antimafia per impantanarlo per una dozzina di anni. Se Granata ha delle prove della esistenza di movimenti di cosche in relazione al Ponte, ha il preciso dovere di riferire alle Autorità competenti, con questi argomenti non si scherza e non si può fare campagna elettorale. Se invece il corpo del reato è Topolino 1980, siamo ben lieti di farci quattro risate “storiche”.

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