Piano di Riequilibrio: le osservazioni di Gino Sturniolo
La discussione della rimodulazione del Piano di Riequilibrio avvenuta ieri in Consiglio Comunale ci dice di cosa saranno i prossimi cinque anni. Intanto una gestione della presidenza sui generis. Il Presidente del Consiglio dovrebbe favorire la discussione, soprattutto in un’aula nella quale la forza della maggioranza è straripante nei confronti della minoranza. E invece Pergolizzi arriva a redarguire un collega perché avrebbe espresso delle perplessità sul parere reso da un dirigente. Una cosa intollerabile che è passata senza che nessun consigliere difendesse le proprie prerogative. E perché non dovrebbero essere discussi i pareri? Ieri Basile ha presentato un Piano di riequilibrio che non contiene i debiti delle partecipate. Qualche anno fa ha messo un parere positivo su un Piano che invece quei debiti li conteneva. Era giusto prima o è giusto adesso? Certo, l’opposizione è minoritaria, ma neanche così. A definirla timida gli si fa un encomio. Nessuna discussione nel merito. Nessuna. Né un numero, né un riferimento normativo.
Eppure di cose ce ne sarebbero da dire. Ad esempio, Trischitta ha sollevato una questione (in verità ne avevamo parlato più volte e gli avevo detto di averne scritto su questo). La riduzione del personale ha assicurato negli anni scorsi un notevole risparmio. Citando il precedente Piano, Trischitta ha gettato lì il numero di 124 milioni. In passato ne avrei calcolati forse anche più. Perché? Perché i risparmi, come ha detto Basile per le riduzioni dei fitti passivi si storicizzano. Si poteva fare questa domanda. Perché gli accantonamenti nel Piano sono inferiori? E’ possibile che i risparmi per riduzione del personale siano stati eccedenti a quanto previsto dal Piano? Se sì, perché lo si è fatto?
Di tutte le cose ascoltate, però, quella più singolare l’ha detta il Sindaco quando ha attribuito all’azione dell’amministrazione la mera citazione di una norma da parte della Corte dei Conti. A un certo punto Basile dice che il giudizio della Corte dei Conti nei confronti dell’opera di risanamento da parte dell’amministrazione è talmente positivo che (e qui cita la delibera con la quale si dispone che la riformulazione del Piano di Riequilibrio debba tornare alla Commissione ministeriale) “la soluzione adottata nella deliberazione 24/2022 era fondata sul richiamo in base al quale, in caso di emersione, nella fase di attuazione del Piano e in sede di monitoraggio, di un grado di raggiungimento di obbiettivi superiori rispetto a quello previsto …”. Peccato che in questo giudizio la Corte non si riferiva all’azione del Comune di Messina, ma si riferiva al fatto che nella versione della Legge di stabilità si faceva riferimento al Comma 243quater, comma 7bis del Tuel, che appunto si riferisce ai casi in cui si verifica quella fattispecie che è, ovviamente, possibile solo nei casi in cui il Piano di Riequilibrio sia stato già approvato dalla Corte dei Conti e sia, dunque, possibile, semplicemente rimodularlo. Essendo stato nel Milleproroghe espunto questo riferimento, ovviamente il Comune di Messina, che ha avuto il Piano approvato solo dal Consiglio Comunale non può che riformularlo e, dunque, questo non può che passare nuovamente dalla Commissione Ministeriale. Per dirla in parole semplici Basile prende una considerazione della Corte dei Conti finalizzata a giustificare il cambio di valutazione sul fatto che adesso il Piano dovrà tornare alla Commissione Ministeriale e se lo autoattribuisce come merito. Inutile, inoltre, che si metta la croce sul Commissario Santoro, che ha solo fatto l’atto dovuto di aderire alla possibilità di rimodulare o riformulare il Piano e ottenere, così, i giorni necessari per poterlo approvare adesso. Senza quella azione del Commissario i tempi sarebbero scaduti e la responsabilità sarebbe stata dell’ex sindaco De Luca che si era dimesso e aveva dato indicazioni ai consiglieri a lui vicini di non prelevare la delibera di Giunta per portarla in aula.
Infine, lo abbiamo capito tutti che i debiti delle partecipate, in virtù del divieto del soccorso finanziario, non devono stare nel Piano di Riequilibrio, ma, e lo ha detto finalmente anche Basile, bisognerà prevedere un fondo a copertura delle rivendicazioni dei creditori. Possibile che per coprire la riduzione da 552 a 155 milioni (quando il risparmio tramite le transazioni è di una sessantina di milioni) ne bastino solo la decina previsti? Mah, quando avranno la bontà di pubblicare il Piano di Riequilibrio sul sito del Comune proveremo a vedere se ci sono più risposte di quanto il dibattito d’aula ci abbia dato.
