PER LA POLITICA MESSINESE CONTANO SOLO LE ISTITUZIONI!

PER LA POLITICA MESSINESE CONTANO SOLO LE ISTITUZIONI!

PER LA POLITICA MESSINESE CONTANO SOLO LE ISTITUZIONI! GLI ARTISTI E I CREATIVI NON ESISTONO

Dopo la recente notizia della nascita del Museo del terremoto, diramata dal Museo Regionale di Messina e dai politici coinvolti, mi torna alla mente una particolarissima mostra visitata anni addietro.

La mostra in questione, ideata da Gabriella Sorti, persona che conosco e stimo, e promossa dall’associazione culturale Art Revolution, si intitolava “PERCORSI NELLA MEMORIA”, e, attraverso un percorso molto suggestivo, direi emozionale, raccontava quanto avvenuto a Messina durante la catastrofe del 1908. L’originalità del progetto consisteva nel fatto che a raccontare la vicenda fosse l’arte nelle sue più svariate forme. Rimasi talmente colpita da quella mostra che ci tornai suggerendola ad altri: era una mostra dal carattere universale, capace di toccare profondamente le corde dell’anima, perché l’arte e le emozioni erano in grado di arrivare a tutti. Inizialmente non sapevo cosa aspettarmi, ma certo fu che l’impatto, già dalla prima stanza, risultò molto forte. Ad accoglierci fu una musica che ci accompagnò durante tutto il percorso e forse anche oltre il percorso stesso, tanto quei cori erano suggestivi.  Nella prima stanza ci trovammo immersi pienamente nell’atmosfera che si respirava a Messina proprio nel giorno che precedette la catastrofe: quel 27 dicembre che portava con sé l’aria della festa. In un video scorrevano alcune gigantografie in 3D della Messina di un tempo, con in sottofondo una voce narrante che descriveva perfettamente la vita nella Messina di quegli anni, e le voci degli attori che raccontavano di progetti, di vita quotidiana, e infine un breve pezzo tratto dall’Aida, che proprio quella sera avrebbe debuttato nella nostra città. Mentre quella musica continuava a entrarti dentro, venivi richiamato in un altro ambiente con allestimenti scenici di un comune cortile dell’epoca, mentre una voce di donna recitava un monologo che non avrebbe certo fatto pensare alla catastrofe, ma che, parlando del domani, induceva a una profonda tristezza al pensiero di ciò che si sapeva sarebbe invece successo di lì a poco. Un ticchettio che scandiva il tempo instillava già quell’ansia che precede la certezza di un’imminente sciagura, poi un sismografo proiettato su un muro e la scossa della durata reale di 37 secondi, che ti sembravano interminabili e ti proiettavano all’interno della tragedia. Confesso di aver avuto i brividi e di essermi sentita vicina a tutte quelle vittime, non solo a coloro che perdettero la vita, ma anche a quanti persero tutto, pur dovendo continuare a vivere in una città morta che un giornalista del tempo descrisse come l’inferno. Il racconto poi procedeva, mentre le meravigliose note di quel brano e una luce che si accendeva ti invitavano a passare in un’altra stanza.

Ma ancor prima di entrarvi dentro, gli effetti visivi ti investivano, insieme ai fumi che simulavano i calcinacci sbriciolati dalla tremenda scossa e ti invitavano a proseguire il percorso, facendoti desiderare non di indietreggiare, ma di inoltrarti in questo racconto tremendo, forte, che si voleva a tutti i costi comprendere, nel tentativo di immedesimarsi in quanto dolore ha vissuto questa città martoriata, quanta sofferenza hanno provato i superstiti. Mentre i fumi si diradavano, ti ritrovavi all’interno di una stanza piena di mobili rotti, pareti lesionate, oggetti impolverati, che facevano da scenario alle voci dei superstiti che in quel terribile risveglio, disperatamente, si cercavano   tra   le   macerie. Agghiacciante, di una drammaticità intensa. Il viaggio poi procedeva: una luce nella stanza successiva invitava a procedere e ti ritrovavi avvolto da una struttura circolare in cui, grazie a una video installazione, eri catapultato dentro la furia del maremoto.

Ricordo che l’odore della brezza marina inondava tutta l’ambiente penetrando nelle narici. Ci si spostava poi pian piano, sempre più emozionati, verso un’ulteriore stanza in cui si trovavano oggetti sospesi, e la cosa che mi colpì di più fu un diario scritto fino al 27 dicembre, con una pagina bianca (il 28 dicembre) che suggeriva che nessuno avrebbe mai più potuto scrivervi. Si proseguiva ancora con la voce dei soldati russi che giungevano in soccorso, in una realtà surreale. Un’installazione che ricordava la Palazzata, o comunque uno spazio esterno crollato con oggetti vari sparsi tutto intorno, (una bambolina, spartiti, fogli, tutto avvolto dal fango), commuoveva profondamente perfino chi, fino a lì, era riuscito a trattenere le lacrime. Le voci dei sopravvissuti, alcune tratte proprio da testimonianze reali, ti trafiggevano.

Avresti voluto essere in quel 1908, in quel luogo, e poter tendere la tua mano. Ancora oltre, ti ritrovavi in una stanza, tra vecchie foto che testimoniavano la catastrofe, muri lesionati da cui sbirciare per vedere le foto di Messina com’era, e sui quei muri i testi di Ugo Fleres, (uomo di cultura e giornalista che sul terremoto scrisse tanto) e frasi di personaggi illustri. Mentre la luce ti portava in un’altra stanza, verso la fine del percorso, eri curioso e attonito insieme. Un video in 3 D su una parete che parlava del dopo, della ricostruzione e della rinascita che passa attraverso l’arte.

In quel video, l’ideatrice   ha   voluto   inserire   un’illustrazione   di   Gianluca Gugliotta, che   avrebbe   dovuto realizzare una mostra delle sue opere successivamente a questo percorso, perché era inserita all’interno di una rassegna presentata nel 2016 che si sarebbe dovuta realizzare. Finita la mostra, non ho esitato a complimentarmi e ad accodarmi a tutti quei visitatori che su un registro delle firme chiesero di tenerla in pianta​ stabile, suggerendo addirittura alcuni spazi per la collocazione.

Cosa ne è stato di quella mostra? Ebbene, disinstallata, l’autrice mi disse che un politico le stava negando un finanziamento, inventando una serie di scuse e procrastinando. Sono a conoscenza dei tanti tentativi fatti dalla stessa fino al periodo del covid, con uno studio di progettazione di Trieste e la presentazione del progetto al politico che in tempo di pandemia parlava di istituire la Giornata della Memoria e che ricevette materiale fotografico e quant’altro potesse documentare anche la volontà dei cittadini che, come me, avevano visitato la mostra e chiesto di tenerla in pianta stabile in città. Poi cosa è successo? Leggo dai giornali che lo stesso politico e altri esponenti, hanno affidato tutto alle Istituzioni per 300.000,00 euro.

Allora mi chiedo: questa mostra non avrebbe potuto essere inserita? Perché si dà spazio solo alle istituzioni, mentre gli artisti e i creativi di questa città non vengono   tenuti   in   considerazione?   Non   ci   sono   pari   opportunità, purtroppo, e soprattutto   quell’onestà intellettuale che porta a prendere in considerazione il lavoro di chi ama questa città. E’ evidente che lo sforzo, non solo di chi crea, ma anche di un intero gruppo di lavoro che con fondi certamente limitati (e in parte mai arrivati) ha messo su un progetto originale e coinvolgente, non interessa a chi di dovere. Perché gli artisti in questa città non si tengono inconsiderazione?  

Rivolgo la domanda alla politica che continua a ignorare e mettere a margine chi mette l’anima per far rinascere questa città e riscattarla dal piattume culturale. Non mi resta che continuare a guardare questa straordinaria mostra in un video, per ricordarmi che anche qui esiste il talento, ma certamente non quella sana politica che valorizza persone, progetti e luoghi.

                                                                                                           Lucia Giammillaro

lwzws