PENSIERI MESSINESI di Nino Principato

PENSIERI MESSINESI di Nino Principato

Il mio caro amico, il prof. Giuseppe Rando, mi invia su whatsapp questa sua riflessione:

“PENSIERI MESSINESI”

In una intervista a Fabrizio De Andrè (rimasta inedita e pubblicata, dopo più di trent’anni, da “Oggi”, 11.01.24), mi colpiscono due frasi del cantautore- poeta:

1) «A forti segnali di decadenza bisogna evidentemente rispondere con altrettanto forti segnali di dissenso».

2) «Voglio dire che […] in un periodo di sfrenato presenzialismo, la ritrosia, il pudore di sé stessi possano apparire come valori positivi»

“Concordo, difatti, pienamente, con Fabrizio sul primo punto, ma credo che a Messina (dove, purtroppo, non mancano «forti segnali di decadenza», in tutti i campi) non siamo in molti, purtroppo, a «rispondere con forti segnali di dissenso»: il dissenso costruttivo, in questa città prona, è un disvalore.

Per quanto riguarda il secondo, noto che, a Messina, siamo ancora (forse di più) «in un periodo di sfrenato presenzialismo», soprattutto – vorrei aggiungere – dei mediocri e/o dei cialtroni, ma che, nella nostra spagnolesca città (che ama i parolai, i tuttologi, gli apparati e le cariche dei conformisti), non si apprezzino, come si dovrebbe, «la ritrosia e il pudore di sé»”.

Questo mi scrive il prof. Giuseppe Rando che non posso non condividere. Ero già rimasto scosso dal video ad occhi lucidi di Salvatore Sorbello che, dopo essere stato querelato da Cateno De Luca, ha spiegato perché ha deciso di mollare tutto e di non interessarsi più dei tantissimi problemi di Messina e dedicarsi alla sua famiglia. E non certo per paura delle querele.

Sorbello, con cui in passato ho avuto schermaglie al limite della querela (che avevo depositato in tribunale e poi ritirato dopo le sue pubbliche scuse con una stretta di mano) e a cui non posso non riconoscere il suo costante impegno, da consigliere comunale e anche dopo, in favore della città.

Ebbene, dopo aver lungamente riflettuto, è venuto anche per me il momento della scelta. Dopo una vita dedicata a Messina, a battagliare contro tutte le amministrazioni che si sono succedute quando sbagliavano, a denunciare con i miei tantissimi articoli di stampa scempi, distruzioni e malefatte soprattutto sulle testimonianze della storia e della cultura di questa città e non solo, ho deciso che non vale più la pena.

Perché questa non è più la “Messina Nobilis et Caput Regni” di un glorioso passato, è ormai preda di parvenus della politica che hanno capito da un pezzo che ai messinesi e alle messinesi basta dare farina e feste per ingraziarseli, per essere osannati perché quella che prevale è la cultura della pancia e non la cultura della testa.

E così Messina continua a precipitare nel baratro sempre più.

Mi hanno isolato tutti come se fossi un appestato, ricevo minacce di non essere più invitato in trasmissioni televisive di un’emittente locale perché ho sputato la verità in diretta in faccia agli intoccabili ospiti di turno; non mi fanno scrivere sulla stampa locale perché dò fastidio al potere costituito dal momento che la mia è una “voce fuori dal coro”, per parafrasare Mario Giordano.

Ebbene ho riflettuto a lungo ed ho pensato: “ma a me, chi me lo fa fare”? Quando chi di dovere, ed è pagato per farlo, non interviene; quando le inchieste sulla mala gestione di questa città da parte dei cosiddetti giornalisti sono inesistenti (ad eccezione rarissima di Giuseppe Bevacqua che con coraggio e in piena libertà denuncia in “voce di popolo” tutto ciò che non va nell’amministrazione di questa città); quando l’ignoranza prevale su tutto; quando l’opposizione politica dorme il sonno dei giusti; quando questa amministrazione, da me più volte sollecitata, neanche mi risponde.

E devo essere io a farlo? Dove sta scritto?

E allora, userò Facebook di tanto in tanto solo per cose mie e mi dedicherò alla mia famiglia e ai miei interessi culturali, in attesa di tempi migliori per Messina contro l’oscurantismo attuale.

Sedetevi tutti e tutte a tavola, banchettate allegramente insieme al popolo osannante mentre tra un rutto e l’altro crollano miseramente la preziosissima ed unica abbazia basiliana del 1100 di San Filippo il Grande a San Filippo Inferiore DI PROPRIETÀ COMUNALE e la chiesetta medievale di San Paolo a Briga DI PROPRIETÀ DELLA CITTÀ METROPOLITANA…

Io, non ci sarò più a cercare di impedirvelo.

Nino Principato

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