Patologia Clinica: la sanità invisibile che lo Stato sta lasciando morire

Patologia Clinica: la sanità invisibile che lo Stato sta lasciando morire

La DENUNCIA – Patologia Clinica: la sanità invisibile che lo Stato sta lasciando morire

Un comunicato stampa  a firma congiunta: Federbiologi Sicilia, Dr Pietro Miraglia, MLS dr.Marina Caimi (Movimento Laboratori Siciliani)

C’è una sanità che non compare nei titoli dei telegiornali, che non inaugura reparti e non taglia nastri. Una sanità silenziosa, nascosta dietro numeri, analisi e referti.
È la Patologia Clinica, l’infrastruttura invisibile su cui si regge l’intero sistema sanitario nazionale.

E proprio ciò che non si vede rischia oggi di scomparire.

Parliamo di un settore che sostiene oltre il 70% delle decisioni cliniche: diagnosi, terapie, monitoraggi oncologici, prevenzione, emergenze. Senza laboratorio non esiste medicina moderna. Eppure, paradossalmente, è proprio la medicina di laboratorio a essere progressivamente strangolata da scelte politiche incoerenti, da programmazioni incerte e da una visione contabile che confonde il risparmio con lo smantellamento.

Il primo segnale d’allarme riguarda gli aggregati di spesa, ormai palesemente sottostimati.
I laboratori accreditati esauriscono spesso il budget prima della fine del mese, generando un fenomeno tanto grave quanto silenzioso: il razionamento delle prestazioni diagnostiche.

Non servono proclami per capire cosa significa: meno esami disponibili, liste d’attesa più lunghe, diagnosi ritardate.
E quando una diagnosi arriva tardi, il costo umano ed economico diventa incalcolabile.

A rendere il quadro ancora più critico interviene il nodo del tariffario nazionale.
Nonostante una sentenza del TAR ne abbia sancito l’annullamento, le tariffe continueranno incredibilmente a restare in vigore fino al dicembre 2026. Nel frattempo, molti esami vengono remunerati con riduzioni comprese tra il 40% e il 60% rispetto ai costi reali.

Tradotto: strutture sanitarie obbligate per legge a lavorare in perdita.

Un’anomalia senza precedenti.

Un sistema che pretende qualità crescente mentre rende economicamente impossibile sostenerla.

Il risultato è già visibile: investimenti bloccati, tecnologie rinviate, personale sotto pressione e il rischio concreto di una desertificazione progressiva della diagnostica territoriale.

Come se non bastasse, aleggia un’incertezza totale sul budget 2026, ancora privo di criteri chiari di assegnazione. Senza regole certe non si programma nulla: né assunzioni, né innovazione tecnologica, né percorsi di qualità.

Una sanità senza programmazione è una sanità destinata al collasso.

Nel frattempo si apre un ulteriore fronte critico: l’estensione crescente delle prestazioni diagnostiche alle farmacie.
Non è una battaglia corporativa. È una questione di sicurezza clinica.

I laboratori operano sotto requisiti rigorosi, controlli continui, responsabilità mediche e standard di accreditamento complessi. Equiparare contesti profondamente diversi significa introdurre un pericoloso cortocircuito sanitario, dove la semplificazione commerciale rischia di sostituire la qualità clinica.

E inevitabilmente emerge una domanda: può considerarsi neutrale una scelta politica che favorisce un settore economico a discapito di strutture sanitarie accreditate? Il sospetto di conflitti di interesse non dovrebbe essere liquidato con leggerezza, ma affrontato con la massima trasparenza istituzionale.

La verità è semplice quanto scomoda:
la Patologia Clinica non è una voce di spesa da comprimere, ma una colonna portante della sanità pubblica.

Indebolirla significa aumentare ricoveri, ritardare cure, compromettere la prevenzione e trasferire sui cittadini il costo delle inefficienze.

Se la politica continuerà a ignorare questo grido d’allarme, il Paese assisterà alla lenta scomparsa della medicina di laboratorio territoriale. E quando ce ne accorgeremo, sarà troppo tardi.

Servono decisioni immediate: aggregati di spesa coerenti con i fabbisogni reali; tariffe sostenibili; criteri trasparenti di assegnazione; tutela della qualità diagnostica; una visione sanitaria fondata sulla prevenzione, non sul taglio lineare.

Perché una verità resta incontestabile: senza Patologia Clinica non esiste sanità.

E senza una sanità pubblica solida, il prezzo finale lo pagano sempre — e soltanto — i cittadini.

Il dottor Pietro Miraglia, responsabile regionale di Federbiologi è esplicito

Dobbiamo decidere da che parte stare nelle varie strategie Sindacali che attraversano la Patologia Clinica, che rischia di essere emarginata da scelte cervellotiche del Governo Nazionale e Regionale, vedi aggregato sottostimato che non permette alle strutture l’erogazione delle prestazioni per l’intero mese del dodicesimo del budget assegnato. Il tariffario dopo la sentenza di annullamento dal Tar resta in vigore fino a Dicembre 2026, tariffe improponibi su numerosi analiti che anno decurtazioni del 40-60 percento, costrigendo le strutture all’erogazione di prestazioni al disotto dei rimborsi per eseguirli, inoltre il budget 2026 da assegnare alle strutture e indecifrabile e crea disparità nelle stesse. Se non vogliamo la scomparsa della medicina di Laboratorio bisogna alzare la guardia chiedendo con forza l’intervento serio della politica per evitare il disastro di una categoria virtuosa,che si trova oggi costretta a fronteggiare anche la concorrenza delle Farmacie spalleggiati dal sottosegretario Gemmato Farmacista in pieno conflitto d’interessi, Farmacie che erogano esami di pertinenza delle strutture di Laboratorio.

Il comunicato stampa è a firma congiunta: Federbiologi Sicilia, Dr Pietro Miraglia, MLS dr.Marina Caimi (Movimento Laboratori Siciliani).

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