Pare kitch l’addobbo natalizio 2023 di Angela Rizzo
Pare alquanto kitch l’addobbo natalizio cittadino 2023 di Angela Rizzo
Ogni individuo ha il suo senso del “bello”. Il “bello” e’ soggettivo, ma allo stesso tempo anche il brutto, il tascio, lo zallume, il kitch, il volgare, il trask, anche per questo ogni individuo e’ “esclusivo”. Per esempio i Casamonica avevano una dimora arredata con affreschi, statue, mobili con fregi d’oro, troni imperiali, tigri di fine ceramica ad altezza naturale, soffitti dipinti con cieli azzurri e cupidi. Per loro era una casa bellissima, ma per chi ama l’arredo industriale o arte povera siciliana o il moderno era brutta.
Per molti l’arredamento poteva essere osceno per altri, incantevole, ma per le opere d’arte il discorso cambia, cambia perche’ hanno un valore, perche’ sono state realizzate da un artista scomparso, e tante altre varianti e opzioni. Vale per tutto cio’ che e’ la nostra storia, il nostro passato ed ecco che per tramandare le nostre origini si conservano i quadri, le statute, le sculture nei Musei. I distinguo ci sono e’ chiaro. A me piace la pennellata di Monet e i l’uso dei colori di Fattori, la sensualita’ di Vettriano, ma anche l’inno alla morte di ignoto, ad altri Picasso o Chagall. Fatta questa premessa ieri passando velocemente da piazza Municipio oggi piazza Unione Europea e buttando lo sguardo verso la casa del popolo ho avuto un senso di smarrimento. E’ brutta, e’ bella non lo so mi sento confusa e ancora di piu’ mi hanno fatto tenerezza di due liuneddi settecenteschi dello sbarcadero, buttati in quella confusione di materiali e paesaggi. I due linuneddi si guardano negli occhi attoniti e uno dice all’altro: ma cosa c’entra sta giara di dubbia antichita’ che sputa stelle natalizie? E i laghetti montani sul livello del mare? Insieme guardano le renne e il freddo della Lapponia raggela le parole che vorrebbero sussurrare. Dopo il terremoto del 1908 gli umani collocati nella casa comunale calpestano con inaudita violenza e cattiveria la storia di “Messina la Superba”. La rinascita della MIA citta’ non passa da luci a led, laghetti e renne luminose. La rinascita di Messina passa dal coraggio di BUTTARE FUORI DALLA CASA COMUNALE gli invasori, che umiliano e sconoscono la storia e il passato della mia citta’.
Anche se i giornali messinesi, che ospitano la pubblicita’ delle partecipate e che riportano le veline di regime parlano di “rinascita” della citta’ solo perche’ nel tratto tra Piazza Cairoli e il Teatro Vittorio Emanuele sono state collocate giare, animali in fil di ferro luminosi, e quintalate di stelle natalizie.
Solidarieta’ e affetto ai due liuneddi smarriti di Piazza Municipio, il 7 gennaio sara’ urgente programmare per loro delle sedute dall’analista.
