NUOVO CINEMA…”CASALINI”di Nino Principato

NUOVO CINEMA…”CASALINI”di Nino Principato

Il cinema “Casalini”…Ricordi di una città che fu, di un tempo in cui mancava quasi tutto ma si era felici lo stesso, si aveva sempre voglia di ridere e divertirsi. E il “Casalini” assolveva egregiamente a questa funzione godereccia del popolino che frequentava la zona delle “Due Vie”, in prossimità di via S. Cecilia. “Era stato costruito alla fine degli anni ’20 – ricordava il compianto comm. Vittorio Di Paola – su terreno comunale, per iniziativa del “Dopolavoro” di Messina. Gli fu dato questo nome per ricordare il deputato fascista e vicesegretario generale delle Corporazioni Armando Casalini, ucciso a Roma con tre colpi di rivoltella da un certo Giovanni Corvi mentre saliva sul tram, per vendicare l’assassinio di Giacomo Matteotti nel ’24”. L'”Opera Nazionale Dopolavoro di Messina”, con l’entrata in guerra dell’Italia di Mussolini, avrebbe poi organizzato gli spettacoli di intrattenimento per le forze armate. Nel ’54, però, il “Casalini” era già in decadenza, colpa anche dei cinema di prima visione: “Apollo” della signora Maria La Scala; “Garden” del comm. Arturo Arena; “Peloro” di Matteo Scozzari; “Savoia” del comm. Giovanni Bellamacina; “Trinacria” del marchese Francesco Loteta e “Lux” di Carmelo Starrentino e Gaetano Crisafulli. Ma anche i cinema di “proseguimento”, come si diceva allora, non scherzavano: l'”Arena Alba”, il “Corallo”, il “Garibaldi”, il “Diana”, l'”Orfeo”, l'”Orione”, il “Gloria”, lo “Smeraldo”, l'”Excelsior” e l'”Astra”. Un pò troppi per il vecchio, piccolo cinema di periferia. Considerato il più sporco cinema della città, venne definito “‘u pitucchieddu”, frequentato da mendicanti, suonatori di pianini, raccattatori di cicche di sigarette e varia, cenciosa umanità. Si assiste agli spettacoli mangiando “sangunazzu” che si vendeva in macelleria (interiora riempite con sangue animale, bollite in maniera da condensarne il sangue e poi messe a freddare), per combattere il freddo dell’inverno. Si beve “sciampagninu” (vino e gassosa o spuma), “gazzusa limoni o cafè” delle rinomate ditte Luparello, Malfitano o Trinacria acquistata, prima di entrare, dal “gazzusaru” col carrettino a due ruote e, quando e il suo tempo, si gusta la “‘gghiosa” (frutto del gelso nero) che il venditore ambulante “bannia” con araba nenia “Gghiosaaa…iaiu ‘gghiosa…’gghiosa niura ch’è megghiu di frauli…”. Del “Casalini” si raccontano cose epiche, da leggenda metropolitana: si assiste alla proiezione anche di venti film per volta (si tratta di spezzoni di diversi generi cinematografici, montati alla bell’e meglio); si rischia di uscire dal cinema col vestito coperto dagli sputi di quelli che stanno in “tribuna” (il cui livello si trova tre gradini più su della sala); il prezzo del biglietto, la cassiera lo scrive direttamente a penna su pezzi gialli di “carta ‘i pasta”…e via discorrendo. Poi, l’incendio del 1957 avvolse il “Casalini” e già Giuseppe Savoca scriveva, il 27 giugno 1958, sulla “Gazzetta del Sud”: “Trasferire il mercato del rione S.Paolino”. Ha inizio l’assedio di ciò che resta del vecchio cinema, e, ancora, i giornali titolano: “Il mercato abusivo ex cinema Casalini” (6 marzo 1959); “Problemi e cose della nostra Messina – Cinema Casalini trasformato in mercato” (28 marzo 1959).
Nelle vicinanze, “‘A ret’a Cinta” (via degli Orti) di fronte alla Caserma Zuccarello, le ormai sfiorite “segnorine” esercitano il mestiere più antico del mondo. Ma, come il “Casalini”, anche loro sarebbero scomparse, non il mito di una, voluttuosa e felliniana: “Babbuscia”.

Nino Principato

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