Nuovi mostri: democratura e crisi di Patrizia Zangla

Nuovi mostri: democratura e   crisi di Patrizia Zangla

COVID-19, i nuovi mostri: la democratura e la normalità di crisi  di Patrizia Zangla

“Il sonno della ragione genera mostri” come nel dipinto di Francisco Goya che sembra chiederci, ma quali mostri?

La fine delle democrazie dell’Occidente o il rientro in una normalità di crisi? Entrambi scenari mostruosi e speculari.

Il primo. Se l’utopìa è il luogo perfetto, il non-luogo inesistente come descritto da Platone nella sua Repubblica, l’anti-utopia o la contro-utopia è l’opposto, come segnala il nome distopia o cacotopia è il luogo cattivo. Una realtà immaginaria che in questi mesi di pandemia può sembrare reale, come reale è la preoccupazione che genera.

Viviamo da mesi in un tempo e uno spazio sospeso in una non-realtà, e non è difficile che modesti politici, a ripetizione dai filosofi dell’ovvio, quelli che ripetono i soliti refrain, sintagmi di grande effetto e di facile presa perché nati da correlazioni concettuali semplici che, intercalati con parole o verbi antipatici e desueti, riescono a convincere schiere di seguaci su You Tube dell’originalità della loro tesi e a porsi come icone dell’anti-pensiero. Sul Web hanno persino messo in vendita gadget (tazze, magliette, borse di stoffa etc.) con la scritta: Acquista i prodotti del filosofo.

Gli pseudo maestri della filosofia del sospetto, molto apprezzati negli ambienti di ultra destra e degli ideologicamente confusi, riescono a far passare innumerevoli falsi: il Covid-19 confezionato in laboratorio, i militari statunitensi a sostegno di un golpe, la Cina sapeva, sapevano i potentati forti, soprattutto negli Stati Uniti, Bill Gates lo ha predetto, ha già il vaccino e il MES firmato da Conte,a riguardosi noti che il Meccanismo Europeo di Stabilità, fondo permanente condizionato per sostenere i Paesi in difficoltà della zona euro, è ratificato nel 2012 con Monti, preparato nel 2010-2011 dal governo Berlusconi con il centro destra di Salvini e Meloni. E si potrebbe continuare.

E mentre indottrinano, progettano la dittatura del pensiero unico che attribuiscono all’avversario.

In questi mesi lo «stato di eccezione» è divenuto paradigma normale di governo, sono approvati decreti «per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica», per questa ragione superiore accettabili perché deterrente a forme di irresponsabilità individuali e generali. Una formula comune a tutti gli Stati europei escluso quello svedese poggiato sull’auto-disciplina. Stessa logica nei Comuni con applicazioni poco ortodosse, i toni minacciosi dei sindaci-sceriffo con espressioni dialettali colorite risuonano dallo Stretto di Messina in su.

In scienza politica, lo «stato di eccezione» è una configurazione del potere politico in presenza di una circostanza particolarmente grave che impone di sospendere il rispetto delle leggi scritte in vista del  superamento della situazione di gravità, il capo del governo ha il potere di dichiararlo a tutela dello Stato mettendo in conto la lesione di diritti individuali.  Per decreto dobbiamo rimanere nel nostro Comune, nella nostra abitazione con i nostri familiari se non contagiati o sospettati di esserlo, muoverci nei pressi del domicilio, il resto è sospeso.

Spinto più in là si prefigura altro mostruoso scenario.

La costruzione di un nuovo Stato, di una società indottrinata e mansueta, anche militarizzata e iper-controllata -con monitoraggi ad personam- attraverso provvedimenti restrittivi resi necessari dalla pandemia endemica, fino a prefigurare una vita sotto regime totalitario con il controllo di ogni aspetto della vita. Non da ora è in atto un controllo tecnologico che potrebbe essere anticamera di quello politico e religioso; le Reti tecnologiche monitorano i nostri interessi, dirigendo i nostri acquisti on line, in questo senso la sorveglianza fisica può essere sostituita da forme avanzate di controllo a distanza. Una società irreggimentata in classi rigide, disciplinata e resa silenziosa dalla propaganda e dalla paideia di regime in cui prevale il culto dello Stato che annulla il singolo, che elimina il dissenso perché allontanamento dal conformismo dominante, indotta a ritenere il proprio stile di vita il migliore possibile e che erige muri a difesa del diverso perché il mondo esterno da sé spaventa. 

Ovviamente nei passati regimi vi erano attenti sistemi di sorveglianza delle masse, efficienti sistemi polizieschi, militari che transitavano dal controllo psicologico delle menti al controllo fisico, sistemi di tortura all’olio di ricino per intenderci.

Lecito il quesito, da questo mondo trasfigurato in cui si è passato un giro di chiave alla democrazia cosa può accadere?

Da qualche anno è stato coniato il termine –democratura-  adoperato dai politologi, nato dall’intuizione del saggista Predrag Matvejevic, crasi delle parole democrazia e dittatura, la –democratura- è la forma di governo improntata alle regole formali della democrazia ma ispirata nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale.  

Il bene pubblico si erige a supremo.

Tutto ciò che siamo, lo siamo per la nostra nazione, scriveva John Fichte, erano prove tecniche di statolatria con i singoli ricompressi e coincidenti con lo Stato, perfezionate nello Stato etico di Georg Wilhelm Hegel, entrambe nate in tempi in cui non era sospettabile l’epilogo  nazifascista.

Oggi che la salute pubblica diviene prioritaria si determina una situazione similare che cela più contraddizioni, la sanità pubblica è stata immiserita da tutti i governi che hanno favorito la sanità privata e la riforma del titolo V della Costituzione ha diviso la sanità tra Stato e regioni, regionalizzazione che ha alimentato famelici interessi, le cui code si evidenziano drammaticamente nei fatti di cronaca delle Case di cura in Lombardia.  

Le vecchie formule totalitarie riecheggiano con qualche variabile e si configurano in un modello -sovranista democratico- in cui lo Stato fa fare in forma volontaria -perché  ritenuto giusto- quanto richiede in forma coercitiva.

Appena ieri in Germania venivano accolte le Leggi di Norimberga, per la protezione del sangue e dell’onore tedesco perché ritenute giuste. E lo stesso è accaduto in Italia e in tutte le forme di parafascismo europeo. Lo stesso meccanismo era adoperato per la chiamata in guerra, Popolo italiano corri alle armi incitava il duce da Piazza Venezia. 

Oggi la paura della sanzione dello Stato ci tiene a casa, la paura del contagio ci tiene a casa. La paura ci tiene a casa. Anche questo è mostruoso.

Lo Stato impone ordine e sicurezza, i droni sorvegliano dall’alto, il cittadino lo accetta per il suo bene.  

Qui s’inserisce il capitolo -sacrifici per lo Stato-: per il bene dello Stato si è chiamati a dare. “La vita e la borsa”, vale a dire accettiamo di lavorare come si usa dire da remoto o persino di non lavorare.

Il secondo. La pandemia porta in sé il rischio di creare maggiori fratture sociali e una crisi globale in cui molti leader nazionali e non potrebbero approfittarne.

Ritorneremo normali dicono i più, speriamo presto, aggiungono gli altri. “Normale” significa tornare indietro dove pressoché ci ha lasciati la crisi finanziaria del 2008 che ha visto l’Europa meridionale in affanno maggiore dell’Europa del Nord, tornare al sistema capitalista statunitense assurto a modello economico, tornare alla crisi ecologica, alla foresta dell’Amazzonia in fiamme, tornare a vedere Greta Thumberg schernita, tornare all’Italia economicamente e spiritualmente divisa tra Nord e Sud e unita da un sistema sanitario depauperato.Normale era la crisi.

Nel drammatico quadro in cui siamo stati catapultati da un maledetto virus, molti abili manipolatori possono inserirsi. Per evitare scenari mostruosi dobbiamo vigilare e attenderci da una democrazia forte una ricostruzione direzionale in cui ci sia una nuova economia che tuteli e compensi,  e uno Stato che non chieda soltanto ma che pensi a dare secondo necessità.

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