NUOVE ROTTE PER LA GEOGRAFIA DEI FLUSSI

Le leve del cambiamento della Macroregione Mediterranea di STANISLAO NAPOLANO, PAOLO PANTANI

Le leve del cambiamento della Macroregione Mediterranea di STANISLAO NAPOLANO, PAOLO PANTANI a OBOR (la Via della seta) è una iniziativa strategica avviata dal Governo Cinese per promuovere l’integrazione dei collegamenti tra Asia, Europa al fine di: → Controllare i corridoi di trasporto per sostenere le esportazioni e facilitare gli approvvigionamenti di materie prime di cui detengono il controllo delle più importanti miniere di materie prime del continente africano. → Trovare uno sbocco produttivo ai capitali accumulati durante il primo boom economico che ha determinato un forte «surplus» finanziario ed utilizzato in parte per sostenere il debito pubblico dei Paesi occidentali. → Creare nuovi mercati di sbocco sostenendo lo sviluppo economico di Paesi meno avanzati. È necessario che i Paesi europei occidentali diano, da un lato, segnali di una più forte capacità di governo e i diversi Stati risposte adeguate ai cambiamenti del tempo. Alla «mano» pubblica, si chiede in primo luogo di attuare politiche economiche di medio-lungo termine, soprattutto per migliorare la gestione dei servizi, sburocratizzare l’economia e aumentare la produttività, leva anche per abbassare l’incidenza della fiscalità sul costo del lavoro. Alla «mano» privata si chiede maggiore partecipazione al partenariato pubblico/privato avendo fiducia nelle prospettive future. Questo richiede un nuovo progetto geo-politico capace di posizionare l’Italia e l’Europa nel Mediterraneo per fronteggiare la sfida che si gioca soprattutto sul continente africano. La prima vera leva del cambiamento da mettere tra le priorità è culturale. Il capitale umano è la prima vera sfida da affrontare per creare nuove competenze. La scuola, le famiglie, le imprese devono concentrare gli sforzi per valorizzare il capitale umano per analizzare, progettare e gestire processi economici sociali e produttivi per un rilancio dell’economia integrata del Mediterraneo. La formazione però va vista come reale acquisizione di competenze non basta il sussidio alla disoccupazione, ma occorre una formazione on the job. Per questo occorre rinnovare i saperi e riscoprire la storia economica, la geografia economica e funzionale per seguire i processi di globalizzazione e formare allo stesso tempo una classe dirigente internazionale. L’Italia e il Mezzogiorno per la posizione strategica che hanno possono essere cerniera dei due grandi blocchi geografici: Europa e Africa Mediterranea e la Macroregione Mediterranea che abbiamo indicato è la saldatura tra I due blocchi. Il nuovo posizionamento ha un significato solo se riusciamo a superare la provincializzazione del sistema mare, per fare posto ad una gerarchizzazione puntuale degli impianti e ad una specializzazione dei servizi. Occorre però che le aree di riferimento del sistema mare del Mezzogiorno siano attrezzate come fronti portuali che vanno utilizzati per riposizionare il Paese e il Mezzogiorno nel bacino del Mediteraneo. Occorre operare in modo efficiente anche per migliorare le accessibilità rendendo efficienti i collegamenti stradali, ferroviari e territoriali. Occorre anche una politica che organizza nuovi modelli concettuali ed operativi, partendo dalla prospettiva che solo una rinnovata politica economica è il mezzo per incrementare il benessere economico e sociale delle popolazioni, attraverso: → Accessibilità dei territori L Rinnovare la politica economica del Paese 3 Politica dei Trasporti SdL XII/2 → Connettività delle reti → Finalismo economico dei trasporti. Sia chiaro che il ruolo delle infrastrutture non è quello di aumentare gli investimenti, ma fare in modo che siano strategiche ad un modello economico e geopolitico. Keynes si espresse a favore dell’investimento in lavori pubblici come strumenti per la creazione di occupazione e sostegno alla domanda aggregata. Questa teoria Keynesiana è una teoria che possiamo relativizzare considerato che i cicli economici si susseguono a caratteri temporali sempre più brevi e le opportunità di sviluppo sono sempre più affidate a variabili quali il tempo di esecuzione degli investimenti. Infatti oggi viene posta in discussione la politica degli investimenti pubblici quale cardine fondamentale dello sviluppo in termini di occupazione e sostegno alla domanda aggregata soprattutto in un momento come questo, ove le aree territoriali di riferimento sono sempre più ampie e più complesse. La zona Euro-Mediterranea è l’area del cambiamento se riusciamo entro il 2020 a determinare una zona di libero scambio costituita dagli stati membri dell’Unione Europea ed i paesi del Mediterraneo del Sud: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia, Turchia, Cipro e Malta. Le rete delle infrastrutture complesse, la rete delle città metropolitane e la rete dei territori a forte valenza ambientale, definiti altra città, devono poter sviluppare l’efficacia e l’efficienza delle loro componenti infrastrutturali (reti ecologiche, reti energetiche, rete dei servizi complessi, sanità, ricerca, alta formazione e formazione, etc..) con altre densità, e non devono separarsi in termini di simmetria della politica economica sebbene l’asimmetria o complessità sia anche un valore. Occorre uscire dalla democrazia debole rafforzando il progetto politico dell’interazione europea è la speranza necessaria a cui dover dedicare gli sforzi del prossimo ventennio, e poter parlare di democrazia partecipativa con nuove componenti di governance territoriali. Chi ha una visione lunga del futuro dell’ industria dell’Italia e del Continente Europeo, e della sua capacità di contribuire al valore dei territori e delle regioni deve assolutamente respingere l’ ipotesi di politica economica che faccia diminuire il peso dello sviluppo industriale nella formazione dei valori etici, sociali e economici di un territorio. Industria deve essere vista come intrapresa collettiva che riscrive la geografia dei territori valorizzando sempre il patrimonio naturale e quello culturale come patrimonio fortemente connesso al potenziale di sviluppo. Moltiplichiamo i laboratori, come dice Pasquale Persico, membrana delle comunità a forte vocazione sostenibile, aperte e con la visione di aree vaste componenti delle Macroregioni Europee, capaci di riconoscersi nel potenziale territoriale fino ad elaborare o inventare una nuova identità in metamorfosi del continente europeo, l’Europa delle Macroregioni, senza perdere memoria e senza innamorarsi della Via della seta, ma riscoprendo «la Via del cotone»! La Macroregione Mediterranea è una delle strade possibili!

STANISLAO NAPOLANO e PAOLO PANTANI

Stanislao Napolano, è Dirigente medico cardiologo. Presidente dell’Associazione Italiana di Cure Domiciliari. Ha fondato l’Associazione Carlo Filangieri, per la riscoperta dei valori identitari del Mezzogiorno, base fondante di un nuovo meridionalismo e componente del Comitato scientifico per la Macroregione Mediterranea.

Paolo Pantani, è istruttore Direttivo Informatico del Comune di Napoli dal 1980, è il responsabile della Biblioteca Guido Dorso. Coordinatore dei Macroassessorati della Macroregione Mediterranea e componente del Comitato scientifico.

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