Nuova battaglia democratica e di civiltà di Maurizio Ballistreri
Una nuova battaglia democratica e di civiltà di Maurizio Ballistreri
Lo scontro tra l’attuale governo e parte della magistratura sul tema dei migranti in Albania, ripropone un dei leitmotiv della cosiddetta “Seconda Repubblica”, quello del conflitto tra politica (ovvero una parte di essa) e ordine giudiziario in primo luogo inquirente, riportando le lancette della storia a 30 anni or sono. Entrambi i soggetti non dovrebbero essere immemori delle belle parole di un grande giurista e costituente, Piero Calamandrei: “Il diritto, fino a che nessuno lo turba e lo contrasta, ci attornia invisibile e impalpabile come l’aria che respiriamo: inavvertito come la salute, di cui si intende il pregio solo quando ci accorgiamo di averla perduta”.
Ma un altro dei motivi fondamentali del dibattito pubblico e di scontro politico nel nostro Paese – nel mentre ritornano i vecchi fantasmi delle istituzioni del passato, sotto forma di dossieraggi e servizi deviati – è il virus del primato del governo in danno del parlamento, attraverso leggi elettorali maggioritarie, deputati “nominati” dalle rispettive forze politiche e riforme presidenzialistiche incentrate sul premierato (mentre negli enti locali le elezioni dirette di presidenti e sindaci hanno sensibilmente ridotto il ruolo delle assemblee elettive, spesso ridotte al rango di organi di mera consultazione e ratifica), con l’avvenuta riduzione dei parlamentari.
Avanza una prospettiva di democrazie “ridotte”, oltre che a sovranità limitata, poiché devono adattarsi agli obblighi dei mercati globalizzati, che vogliono parlamenti e Costituzioni svuotati di poteri e funzioni, come già scritto in un documento della Banca d’affari J.P. Morgan nel 2013, che attaccava carte fondamentali nazionali ritenute troppe “socialiste”, dei Paesi dell’Europa mediterranea, come l’Italia.
E allora, c’è bisogno di difendere la democrazia dalle minacce subdole di atti come la diminuzione della rappresentanza nelle istituzioni espressive della partecipazione popolare alle scelte pubbliche, attraverso un impegno di tutti i sinceri democratici, in primo luogo coloro i quali sono legati ai valori fondativi della nostra Costituzione. Come disse Giuseppe Saragat, statista e futuro capo dello Stato, nella qualità di presidente dell’Assemblea costituente (carica di cui si dimise, con un gesto di rara nobiltà politica ai nostri giorni, dopo la scissione socialista del gennaio 1947 di Palazzo Barberini), il 24 giugno 1946: “Alla volontà di potenza scaturente dall’egoismo sfrenato dei singoli e dei gruppi politici ottusi al senso della libertà, voi opporrete la potenza della volontà libera, imponendo a voi stessi i limiti invalicabili segnati dalla coscienza morale”.
Un’esortazione di un Padre della Repubblica ancora attuale per una nuova battaglia democratica e di civiltà.
