Nota dell’arch. Principato su acquisto sedi ex banche
Nota dell’arch. Principato su acquisto del Comune delle sedi di ex banche Sicilcassa e B.co Roma
SINDACO DOTT. FEDERICO BASILE, VUOLE ESSERE COSÌ CORTESE DA CHIARIRE IL PERCHÉ SI SPENDERANNO DAL COMUNE 16.200.000 EURO PER L’ACQUISTO DELLE EX CASSA CENTRALE DI RISPARMIO V. E. E BANCA DI ROMA PER FARNE NUOVI LOCALI DA DESTINARE AD UFFICI GIUDIZIARI, UNA CIFRA CHE È ECCESSIVA?
Adesso è stato definito l’acquisto con la firma del contratto, da parte del Comune di Messina, dell’ex Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele e dell’ex Banca di Roma per la cifra di 16.200.000 euro (sedicimilioniduecentomila euro).
Il Consiglio Comunale aveva già approvato la delibera con due emendamenti per quanto riguarda i tre mutui che l’Amministrazione dovrà accendere per acquistare i due palazzi.
25 i voti favorevoli, quindi l’unanimità dei presenti, per trasformare i due pregevoli edifici storici (vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e nel piano regolatore generale vigente come A1) in nuovi locali da destinare ad uffici giudiziari per la sede del Giudice di Pace, la Corte di Appello (Sezione Lavoro), UNEP, adeguati alle esigenze di destinazione.
Sarà un perito esterno che valuterà se la cifra proposta dalla società, 16.200.000 euro, sia congrua. Nella cifra sono compresi l’ammodernamento degli impianti e l’adeguamento degli spazi alla nuova funzione.
Premesso ciò, l’acquisto delle due ex banche Sicilcassa e Banca di Roma per una superficie complessiva vuoto per pieno di circa 5.000 mq., deve fare riflettere per i seguenti motivi:
1 – Vengono comprati dalla “Patrimonio Messina spa” per il prezzo di 16.200.000 € (sedicimilioniduecentomila euro) a seguito di 3 mutui contratti dal Comune di Messina;
2 – Con Nota 28 agosto 2015 – “Trasferimento al Ministero della Giustizia delle spese obbligatorie di cui all’art. 1 della Legge 24 aprile 1941, n. 392”, i Comuni non sono più tenuti a fornire servizi ed immobili per strutture giudiziarie in quanto il Ministero della Giustizia ha le sue dotazioni economiche e si avvale dell’Agenzia del Demanio come organo tecnico. Quindi, perché questo acquisto insensato che penalizza le casse del Comune e in un momento nel quale la città è sotto osservazione dalla Corte dei Conti e il dissesto è sempre presente dietro l’angolo?;
3 – Il costo per mq. di circa 3.200 euro/mq (16.200.000 € : 5.000 mq.) è eccessivo rispetto ai valori OMI che per questo tipo di immobili, nella zona, oscilla da 1.200 a 1.800 €/mq. (vedi certificazione dell’Agenzia delle Entrate, Banca dati delle quotazioni immobiliari per la zona e tipologia di uffici, allegata). Applicando, quindi, il valore di mercato massimo di 1.800 €/mq, il costo si ridurrebbe a 9.000.000 di euro;
4 – Consideriamo, inoltre, che i 5.000 mq sono comprensivi di cantinati e sottotetti i quali non costituiscono metri quadrati commerciali e il prezzo di vendita a mq., in conseguenza, è sicuramente più alto;
5 – Dire € 16.200.000 diviso mq 5.000 che non è tutta superficie commerciale, appare quindi un errore;
6 – Gli immobili delle due società venditrici, UNIRE54 e UNIRE100, quanto furono da loro comprati?
Come vede, Signor sindaco dott. Federico Basile, nessuna polemica, soltanto una richiesta di chiarimenti che rientra nei diritti dei cittadini e delle cittadine messinesi, perché si tratta di soldi pubblici e di una cifra notevole che uscirà dalle tasche dei contribuenti e che non vorremmo fosse di gran lunga superiore all’effettivo valore dei due palazzi.
In attesa delle sue risposte di chiarimento, distinti saluti.
Nino Principato
