NON PIU’ CITTADINANZA ONORARIA MA PREMIO AD HOC AL DALAI LAMA
NON PIU’ LA CITTADINANZA ONORARIA
MA UN “PREMIO” AD HOC AL DALAI LAMA
Come previsto: sulla concessione della cittadinanza onoraria messinese al Dalai Lama non ci sarà scontro fra il sindaco Free Tibet e il consiglio comunale. Il sindaco ha evitato che la venuta del suo riferimento spirituale, Sua Beatitudine il Dalai Lama, non fosse “macchiata” dal “no” del consiglio alla sua proposta di cittadinanza onorari, ma il suo passo indietro (non presenterà alcuna richiesta in tal senso) è stata bilanciato da un altro passo avanti: Il Nobel per la Pace in saio monacale giallo-rosso sarà gratificato di un premio ad hoc, istituito da Accorinti, che sarà consegnato come espressione della giunta comunale messinese. Il premio sarà dedicato “Ai costruttori di pace”, con rassegnazione del consiglio comunale. Perché non trattandosi di cittadinanza onoraria, il consiglio non può intervenire.
Evitato lo scontro, dunque, ma per qualcuno l’egocentrismo del Free Tibet si è appalesato in tutta la sua smisuratezza: di qualcosa avrebbe dovuto essere insignito il suo capo spirituale e, gira e rigira, di qualcosa sarà insignito. Nessuna violenza fisica o verbale, comunque, ma morale. A dimostrazione, appunto, che Accorinti (che forse si crede alla frutta)appalesa una spiccata tendenza all’affermazione a tutti i costi delle proprie idee e del proprio operato.
Accantonate le previste schermaglie sulla concessione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama, rimangono però tutte le altre polemiche, che vanno dal contributo di 24 mila euro chiesto alla Regione per ospitare Sua Beatitudine e seguito (18 persone) a Taormina, all’assegnazione di 120 mila euro alla Fondazione per il festival del cinema (sempre a Taormina), che dovrà curare la serata del Dalai Lama al Teatro Antico; così come rimangono le denunce alla Procura della Repubblica (per un reato che ancora non si comprende quale possa essere) e alla Corte dei Conti da parte di un prossimo candidato sindaco; e, per ultimo, un nuovo paragone: un consigliere comunale ha fatto sapere che oltre 25 anni addietro, quando a Messina venne Giovanni Paolo II, l’amministrazione comunale non uscì una sola lira (la moneta di allora, ndr) per l’ospitalità in quanto il Papa andò a dormire in una cella di un istituto religioso messinese.
Certo, il paragone non regge, proprio per le professioni religiose: il Papa allora poté appoggiarsi a uno di tanti istituti cattolici di cui Messina è colma, il Dalai Lama, che non potrà dire di avere un seguito buddista a Messina se non il sindaco Free Tibet, dovrà pur dormire in qualche posto. E il sindaco gli ha prenotato una suite in uno dei priù prestigiosi alberghi di Taormina. L’ospitalità è ospitalità, mica cosa da niente. Specie quando i soldi li cacciano gli altri. gam
