Non ne valeva la pena di Cosimo Recupero

Non ne valeva la pena di Cosimo Recupero

Sono passati trentuno anni da quel 30 aprile 1993, quando gli italiani, in una inedita commistione fra postcomunisti e postfascisti, davanti all’hotel Raphael di Roma misero in scena una delle pagine più squallide della vita democratica italiana. Dimostrarono che, avendo perso sul piano delle idee, restava loro soltanto la forza e l’insulto. Non potendo usare più la forza della ragione restavano loro solo le ragioni della forza.

Craxi in quel momento ne usciva sconfitto ma, dopo tutti questi anni, possiamo tranquillamente affermare che aveva ragione lui. Dopo la sbronza moralista e giustizialista ci ritroviamo in un paese senza più idee, valori, classe dirigente. L’Italia naviga a vista con al comando un gruppo dirigente senza capacità, impegnato solo in una lotta fra bande senza esclusione di colpi, con l’unica finalità della conquista di sempre maggiori spazi di potere a tutti i livelli, governo, sottogoverno, aziende pubbliche, televisioni e stampa. Ed in questo quadro squallido e sconcertante la corruzione cresce a vista d’occhio. Lo stesso Francesco Saverio Borrelli, capo di quel manipolo di “falsi eroi”, per usare le parole dello stesso Craxi, ammise candidamente, poco prima di morire, che avrebbe voluto chiedere scusa di quanto aveva fatto perché non valeva la pena di mandare all’aria il mondo precedente per ritrovarsi in quello attuale. In effetti in tanti adesso se ne stanno accorgendo che no, non ne valeva la pena.

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