Nebbia sullo Stretto di Cosimo Recupero
Nel Regno Unito c’è un vecchio proverbio che recita così: “Nebbia sulla Manica, il continente è isolato”.
Ma si sa, gli inglesi hanno sempre avuto questo senso di superiorità. Si sono sempre sentiti una spanna sopra gli altri, pur essendo sudditi e non cittadini. Ed in effetti un po’ di ragione ce l’hanno. Hanno costruito un impero politico, militare, della navigazione ed oggi finanziario che li rende ancora protagonisti indiscussi dello scacchiere politico internazionale.
Eppure, nonostante questa loro asserita e provata superiorità quelli che oggi sono i sudditi di Sua Maestà Re Carlo III hanno sentito la necessità di costruire un collegamento stabile con la terra ferma che, per loro, ha il lembo più vicino nella Francia che, nei secoli scorsi, è stata forse la nemica più acerrima. Ma acqua passata. Un altro proverbio, questa volta ripetuto dagli americani, dice che money talks, il denaro parla. E quando c’è da fare affari o incrementare quelli già in corso non c’è rivalità che tenga.
E così ormai da trent’anni gli inglesi trasportano merci e persone sotto il mare della Manica, in quella meraviglia dell’ingegneria che si chiama Eurotunnel che scorre per un tragitto che, compresi i raccordi sulla terra ferma, è lungo ben 50 chilometri.
E così un popolo ricco non si fa scrupoli di costruire infrastrutture per diventare ancora più ricco.
A questo punto una domanda sorge spontanea. Ma quanto sono ricchi i siciliani per pensare che invece per loro il ponte sullo stretto di Messina non serva?
Da quando il centrodestra ha vinto le elezioni Matteo Salvini non ha fatto altro che cavalcare il tema del Ponte sullo Stretto. E non v’è dubbio che, nella sua posizione, era l’argomento più forte che poteva brandire, anche per rafforzare quella sua visione di Lega come partito nazionale, e quindi non antimeridionalista, visione che in passato aveva pagato portando la Lega alle europee del 2018 ad un prorompente trentotto per cento dei voti.
Ma questa volta il giochino sembra non aver funzionato. Non solo la Lega non ha replicato quel record storico di voti, ma addirittura si è fatta superare da molte forze politiche, compresa quella Forza Italia sul cui sorpasso Salvini aveva più di qualche timore che poi, dopo il voto, si è rivelato fondato.
Ma sinceramente delle fortune politiche di Salvini e del Carroccio ci interessa poco. Quel che ci interessa, ed in parte ci spaventa, è che Salvini si porti il Ponte sullo Stretto nella tomba politica nella quale sta seppellendo il partito.
La sinistra ha fatto malissimo a cavalcare la retorica NoPonte che, più che una tigre, sembra un gattone coccoloso, considerato che quando Conte è venuto sullo stretto a dare manforte ai nopontisti i cameramen hanno avuto un bel daffare per fare inquadrature da cui non trasparisse troppo che, più che una marea umana, quella dei signori dell’immobilismo sembrava una pasquetta ai colli di San Rizzo.
Che sia chiaro: il ponte non è di Salvini. Il ponte è dei siciliani e la sinistra farebbe bene ad andarsi a rileggere un po’ i diari della propria storia, fino alle pagine in cui c’è scritto che il PCI e la CGIL erano in prima linea sulla battaglia per il ponte.
Perché il Ponte porterebbe ricchezza, sviluppo e tanto lavoro in una terra come la Sicilia che non è l’Inghilterra della Compagnia delle Indie e che non può permettersi di restare isolata dal continente, a prescindere che ci sia o meno nebbia sullo stretto.
