Molti sapevano, ma ora tutti si allontanano da Emilia Barrile di Giovanni Frazzica
Molti sapevano, ma ora tutti si allontanano da Emilia Barrile di Giovanni Frazzica
Tutti sapevano e nessuno parlava, ma ora in tanti fanno a gara per commentare la vicenda “Terzo Livello” che vede come protagonista principale l’ex presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile. Francesco Pagano, consigliere comunale genovesiano, sostiene: “Le vicende giudiziarie degli ultimi giorni non possono non intristire. Il rischio è che aumenti, ancora, la distanza nei confronti della politica. Sarebbe però inutile forzare i toni, soprattutto in una fase preliminare, verso i protagonisti interessati. La questione su cui riflettere rimane il presunto legame tra politica e affarismo”. Sulla stessa linea il collega di partito Giandomenico La Fauci. “Impossibile fare un passo indietro, le oscure manovre devono essere svelate e condannate. Le graduatorie (Atm) devono essere pubbliche, è indispensabile che le graduatorie siano trasparenti. Una futura stabilizzazione di questi lavoratori passa, anche, da un livello di preparazione alto”. L’operazione Terzo Livello comporta tuttavia degli approfondimenti. Risale alla fine dell’esperienza di Franco Providenti alla guida della città il calo della qualità del Consiglio comunale. Presero piede, sempre più massicciamente, quelli che “avevano i voti”, che in linea di massima disponevano di cooperative, di patronati o di entrambe le strutture. In questo quadro, il potere di Emilia Barrile, giunta a scalare il seggio di presidente del Consiglio comunale, non era invisibile, ma era noto ai diversi esponenti della politica cittadina, ancorchè, a fasi alterne, poco apprezzato. L’inchiesta denominata “Terzo Livello” riguarda solo un preciso periodo e si concentra su alcuni specifici servizi affidati alle due coop. di riferimento della Barrile: la Universo e Ambiente e la Peloritana Servizi. La prima entra in piena attività nel 2009 e, da quel momento in poi, si aggiudica una lunga serie di appalti, sia nelle partecipate che nel Comune di Messina. Ma lavora anche con gli Enti di formazione del gruppo di Francantonio Genovese, a quel tempo leader e amico della Barrile. Successivamente, la Peloritana Servizi, ritenuta la seconda impresa vicina alla Presidente, partecipa all’invito dell’Amam insieme a 5 imprese, delle quali una si ritira, due sono della Barrile e la quarta, stando all’indagine, aveva accordi per non ostacolare l’affidamento del servizio all’Universo e Ambiente. Già questo dovrebbe far venire qualche dubbio sulla regolarità delle procedure. Il sistema cooperativistico, nato con nobili finalità sociali, appare ormai, almeno a Messina ambito comunale, degenerato. I dipendenti delle coop. sono di fatto vittime di un sistema che non li affranca, ma li rende precari e quindi schiavi del politico di turno. Spesso il servizio che erogano è scadente, perché a monte c’è una protezione che copre ogni mancanza. La presenza, più o meno occulta, dietro queste cooperative di consiglieri comunali mantiene il sistema opaco. Negli ultimi vent’anni tante carriere politiche sono state costruite su queste pseudo cooperative, sulla pelle degli stessi lavoratori e degli utenti e questo stato di cose ha falsato anche l’esito di tante campagne elettorali, non solo comunali. Il potere che cumulano i signori delle ccop. e dei patronati diventa dunque immenso, in assenza dei partiti, sono loro capi-elettori e signori delle tessere per vincere i congressi. E non è un mistero che Emilia Barrile ambiva ad un seggio parlamentare, per fare un salto di qualità nella sua esperienza politica, perché lei aveva i voti. Poco importava se in passato c’erano stati alcuni casi di denunce e segnalazioni specifiche. Un esempio? Cambiamo Messina dal basso, aveva sempre avversato la nomina di Leonardo Termini alla presidenza dell’Amam (per via di un processo per truffa) e più volte aveva chiesto la sua revoca. CMdB consegnò al sindaco anche un dossier denunciando in conferenza stampa proprio la questione dell’affidamento alla cooperativa della Barrile. Nonostante ciò, Accorinti ha lasciato Termini al suo posto fino quasi alla fine del mandato. Anni fa è scoppiata la questione dell’assegnazione alloggi popolari. L’allora dirigente del Dipartimento, arch. Maria Canale, denunciò in Commissione consiliare d’aver subito “pesanti pressioni politiche” nelle operazioni per l’assegnazione degli alloggi. Nessuno dell’amministrazione si prese mai la briga di prendere in considerazione quelle gravi dichiarazioni. Andiamo avanti. In una conferenza stampa, nel 2014, l’ex Consigliere comunale Daniele Zuccarello segnalò l’anomalia degli affidamenti diretti all’Universo e Ambiente grazie ad importi di 39 mila euro, di poco inferiori alla soglia che impone la gara d’appalto a 40 mila euro. Non avvenne nulla. Tutte selezioni di autisti all’Atm sono state criticate da interrogazioni di consiglieri comunali che chiedevano maggiore trasparenza e da documenti sindacali. Nessuna risposta. Invece le risposte era in grado di darle la Presidente Barrile. Dalle indagini viene fuori una figura che entra ed esce dagli uffici comunali risolvendo ogni tipo di pratica. Gestisce con disinvoltura il suo potere e introduce un linguaggio del tutto nuovo, inconsueto per le austere sale di palazzo Zanca: “gli faccio un’interrogazione e lo salo a lui e Signorino”. Lei detta i tempi e agisce come se fosse un componente della giunta, approfittando anche di una sorta di vuoto di potere che c’è in quella giunta Accorinti, formata da professionisti approdati per la prima volta alla politica e all’amministrazione, improvvisatori, che si trovano di fronte ad un soggetto che invece ha maturato esperienze politiche significative. Un altro esempio per dimostrare come si fosse ormai infiltrata in ogni campo delle attività in cui attraverso la sua carica poteva ficcare il naso, era lo Stadio S. Filippo. Quando il vice presidente dell’Acr, Gugliotta, irritato perché alcuni accordi con i patronati collegati alla Barrile non erano stati rispettati revoca il contratto, la reazione è molto ferma. E’ in questa occasione che Emilia Barrile dice la famosa frase “ci fazzu passari u mari chi zocculi” e aggiunge “gli faccio revocare la cosa”, ovvero la convenzione per la gestione dello Stadio San Filippo, parlando come se lei fosse l’amministrazione stessa. Gugliotta però viene arrestato per l’operazione Totem e il presidente Stracuzzi va a più miti consigli e la sua coop resta in sella. Poi all’alba una voce la sveglia e il sogno di gloria svanisce. Non è il lattaio, che non passa più da quarant’anni, è la Dia che viene ad arrestarla.
- pubblicato dal settimanale I VESPRI
