“Mirabilie di Sicilia” Filippo Grasso parla del saggio di Ruggeri
“MIRABILIE DI SICILIA” INTERVISTA AL PROF. FILIPPO GRASSO SULL’ULTIMO SAGGIO DI GIUSEPPE RUGGERI
Suggestioni messinesi – dal “Bosforo d’Italia di Boner e Quasimodo alla “Casa del Puparo” di Giovanni Cammarata sa Maregrosso – brillano in “Mirabilie di Sicilia” (Pungitopo editore, 2020, pp. 80), ultimo saggio firmato da Giuseppe Ruggeri il quale guida i lettori lungo un singolare itinerario di “mostruosità” siciliane. Preceduta dalla bella premessa di Sergio Todesco, la narrazione delinea un percorso turistico-culturale che ha subito destato interesse negli esperti del settore. Tra questi, il messinese Filippo Grasso, docente universitario di analisi di mercato nel corso di laurea di scienze del turismo nonché vicepresidente del Consorzio Messina Tourism Bureau tra Università, Comune e Città Metropolitana di Messina.
Professore Grasso, quale la valenza turistica di questo testo?
Da un’attenta lettura del volumetto si rileva subito che Ruggeri collega il suo racconto lungo un percorso letterario che copre le nove provincie siciliane i cui territori, essendo spazi fisici di incantevoli e smisurate ricchezza di patrimonio culturale, materiale ed immateriale, rappresentano i due assi prioritari per l’attrattività turistica: l’unicità e l’identità.
Quante Sicilie vi sono raffigurate, se, conformemente al celebre assunto di Gesualdo Bufalino, ve ne sono almeno cento?
Nel testo sono presenti un po’ tutte le Sicilie, da quella appunto di Bufalino a quella di Sciascia, di Tomasi di Lampedusa, di Consolo, di D’Arrigo. Si tratta di un viaggio ideale, di prossimità, in cui l’autore ci invita con animo sereno a guardare “oltre”, ad entrare nell’anima della comunità locale per addentrarci nel magico mondo descritto nella parte che riguarda, per esempio, la Villa Piccolo di Capo d’Orlando.
Qual è, secondo lei, il rapporto tra Sicilia e turismo?
A buona ragione possiamo definire la Sicilia la “Madre del turismo”. In Sicilia abbiamo tutto, non ci manca nulla. Ci manca solo la “mostruosa” – tanto per restare in tema – consapevolezza di fare sistema, di fare rete, per rendere sempre più prospeta questa nostra terra baciata da Dio e dipinta dagli angeli, per consegnarla intatta un giorno ai nostri figli. Una Sicilia, come scrive Ruggeri, “patria di immense genialità creative”.
Territorio e appartenenza: queste, a suo giudizio, le direttrici del nuovo “turismo di prossimità”?
Cito, in risposta, quanto scrive Nadia Terranova, e cioè che “il territorio coincide con il concetto dell’appartenenza che non significa limitazione ma profondità. La prossimità è quello spazio di relazione che spesso si ha difficoltà a conoscere/incontrare perché, erroneamente, si considera impegnativo o banale. E’ un paradosso ma è così. Ciò che hai vicino e che magari tocchi con mano giornalmente è un mondo che parla di storia e di bellezza”.
“Mirabilie di Sicilia” è tutto questo: poesia, storytelling, mito, arte. G.F.
