Milazzo, via Medici Bazar politico, nota di Federico Nastasi
Milazzo, in via Medici il Bazar della politica, nota di Federico Nastasi
La Via Giacomo Medici da anni è diventata il salotto dei milazzesi, oltre ad essere un punto centrale di ritrovo dove ci si può fare una passeggiata e allo stesso tempo si può avere il piacere di guardare i diversi negozi che la costituiscono. Spesso la maggior parte delle manifestazioni viene svolta in questa via che è accessibile solo ed esclusivamente ai pedoni, che vista la vicinanza con la Marina Garibaldi hanno l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i posti da visitare. Domenica abbiamo potuto constatare che Via Medici era popolata dal popolo della politica milazzese, che con gazebo e manifesti dei diversi candidati e delle diverse liste si sono presi la scena creando un insolito clima di festa. Il primo ad accoglierci all’ingresso dell’isola pedonale è stato Maurizio Capone, un giovane e gentile candidato di Forza Italia, lista collegata con Midili Sindaco. Capone tenta di offrirci il caffè e si offre di accompagnarci tra gli stand. Tra le tante persone che incontriamo c’è Franco Scicolone, Santino Catalano, il sindaco Giovanni Formica, i due candidati di punta della lista del Pd al Comune, Ciccio Italiano e Franz Napoli, Antonio Napoli, ex Pd, candidato col Centrodestra, Lorenzo Italiano, l’ex sindaco che adesso corre col sostegno di tre liste e sembra essere lo sfidante più attivo di Peppe Midili, sostenuto da 9 liste, che ci saluta cordialmente. Altro segno di attenzione per queste prossime elezioni ci perviene anche da Federico Nastasi, figlio dell’ex sindaco di Milazzo Nino, che da diversi anni vive e lavora a Santiago. Questa la nota del prof. Federico Nastasi: «Non vivo a Milazzo da 13 anni ormai. Ho vissuto in sette paesi, quindici città, ho cambiato oltre quaranta appartamenti. Nonostante tutto, o forse proprio per questo, mi sento milazzese. Ogni volta che vedo una cosa nuova, una piazza pulita, un’installazione artistica, una politica pubblica efficace, mi chiedo “perché non si fa anche a Milazzo?”. Ho una lista mentale di cose che si potrebbero replicare: la creatività nasce innanzitutto per imitazione e sarebbe utile se qualcuno mettesse in rete tutte queste idee. Conosco decine di milazzesi di ogni età che vivono fuori e vorrebbero dare una mano per fare qualcosa per Milazzo. Se fossi sindaco, partirei da lì, chiederei a tutti, a chi vive in città e chi l’ha lasciata, una mano, un’idea. Sono le idee che mancano, non i soldi. La politica ufficiale ripete gli stessi slogan vuoti da anni, il primo: non ci sono soldi. Ma i soldi arrivano dove ci sono idee. Basti pensare al Museo del Mare di Milazzo: prima è venuta l’idea, poi sono arrivati i soldi. Il sindaco di Milazzo, di qualunque comune del sud Italia, potrebbe istituire una banca delle idee. Non costa nulla e porta sangue nuovo in territori svuotati dall’emigrazione. Tra due settimane nella mia città si vota. Si prospetta una vittoria della destra al primo turno o un ballottaggio tra due destre. La sinistra si presenta divisa in due e M5S va da solo. Ed io, elettore di sinistra emigrato, non so chi votare. Ho un problema con le divisioni, mi fanno venire il mal di stomaco (vi anticipo: non uso Malox, grazie). Per chi non è di Milazzo probabilmente non gliene frega niente, gli altri la storia la conoscono già. Nelle divisioni delle sinistre, in entrambi i fronti ci sono brave persone, buone idee e competenze. Ma stanno gli uni contro gli altri armati. Non so, e non tocca a me, spiegare perché stanno divisi. Ma so, da elettore, che in questa divisione non c’è posto per me. È un film che ho già visto, un passato che non passa. Vi svelo il finale: le destre vincono, i gruppi della sinistra continuano a stare divisi, ognuno pensando di essere più di sinistra dell’altro, le aspirazioni migliori e più sincere finiscono ai margini. La sinistra che vorrei è quella che si unisce, si mescola, non si sente migliore degli altri, non dà patenti. Penso alla politica come incontro tra diversi, ho orrore per le sette. Non è un discorso ecumenico, volemose bene per forza, è un discorso concreto. Non siamo a Bologna, a Milazzo la DC prendeva il 50% nella prima repubblica, Berlusconi ha fatto mambassa di consensi per anni. Voi che vi guardate male tra le due trincee, spiegatemi, siete davvero così diversi? Siete bravi a trovare cose che vi dividono, davvero non riuscite a trovare qualcosa che vi unisce?
Non avrei mai pensato di dirlo: vorrei essere barcellonese. Capitemi, è come Sparta e Atene, Inter e Juve, se nasci in uno dei due fronti, quel che dico è una bestemmia. Ma da barcellonese oggi potrei votare un progetto plurale di sinistra, che unisce PD, M5S e movimenti civici. Da milazzese stavolta salto il giro, nelle divisioni della sinistra non so dove mettermi.
Scrivo qui queste cose perché non saprei dove dirle, certo che non cambierà nulla prima del voto. Il futuro è dopo il 5 ottobre e per quella data ho una speranza: ho speranza nei più giovani, ho fiducia in coloro che coltivano il dialogo, in quelli che mettono a valore ciò che unisce anziché ciò che divide. A tutti loro vorrei dire: tocca a voi, mettete una pietra su un passato che non vi appartiene e aprite nuove strade. Quel che dico vale solo per me, vale solo il mio voto, ma su quello certamente potrete contare».
- nella foto Maurizio Capone
