Milano, Patrizia Zangla è stata ospite dell’ANPI

Milano, Patrizia Zangla è stata ospite dell’ANPI

ANPI MILANO, PATRIZIA ZANGLA PRESENTA “SILENZIO DI PIOMBO” (di Redazione Mondonuovonews)

 In apertura dell’incontro Marco Cavallarin, curatore e responsabile con Maria Grazia Maffina di ANPI LIBRI -in questo periodo di Covid -19 le presentazioni sono via WEB- ha palesato l’importanza congiunturale di promuovere saggi sugli anni di piombo, come “l’attento lavoro di documentazione e riflessione” di una “studiosa di grande rilevanza e importanza” quale è la Zangla.

 Relatore d’eccezione Saverio Di Bella -noto docente di Storia Moderna dell’Università di Messina, senatore della Repubblica, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della Mafia e sulle altre associazioni criminali similari, e della Commissione Agricoltura, autore di numerosi studi e importanti saggi- -che ha esordito con alcuni interrogativi: “in quegli anni della guerra in Vietnam e della fantasia al potere,la società era pronta per questa rivoluzione?, “la sinistra ne ha riconosciuto la paternità?”.

 Silenzio di piombo invita a un serio esame di coscienza.

 “Continuamente vi sono nuovi documenti e nuovi studi, questo è il più completo, sicuramente ha un posto di rilievo, approfondito e critico, affascinante e inquietante su vent’anni di storia, 1968-1988. Una produzione scientifica e documentale enorme, dall’ “incipit sorprendente”, perché la prospettiva dalla quale l’autrice avvia la narrazione è la fine di quelli che sono stati battezzati gli anni di piombo, cioè dal momento in cui le Brigate Rosse – principale organizzazione rivoluzionaria – dichiara chiusa la fase della lotta armata.

Il saggio -continua nella sua lucida prolusione Di Bella- ha un altro merito: aver rilevato come vi sia stato “uno strano incrocio di violenze, sangue e stragi di matrice rivoluzionaria, con altro sangue, altre violenze, altre stragi la cui matrice era profondamente diversa e lontana da quella delle BR che, tuttavia non furono in grado di evitare una vicinanza e un’interferenza dal loro punto di vista mostruosa: quella dei Servizi e quella delle organizzazioni criminali, in particolare di mafia, camorra e ndrangheta. Si è anche determinata “una compresenza” che, disorientando l’opinione pubblica, venne gestita dal potere centrale come opportunità per programmare e portare avanti la strategia della tensione. Compresenza che aveva interesse a destabilizzare per stabilizzare. Naturalmente “il vero nemico del potere era, la rivoluzione. I suoi alleati e complici erano, altrettanto naturalmente, le organizzazioni eversive di destra, le mafie, le massonerie deviate”. Ma in questi anni così strani e complessi da sembrare al di fuori della realtà, chi doveva difendere la Repubblica -gli apparati di difesa e di tutela, cioè i Servizi Segreti- faceva parte di quel “groviglio di vipere, faceva parte di quel pozzo inquinato della verità, della strategia della menzogna”.

La storica Zangla ha saputo nella ricostruzione e narrazione “con la chiarezza indispensabile, dominare e raccontare un fenomeno complesso all’interno del quale e al di sopra del quale agiscono forze interne e internazionali”, muovendosi  “con capacità e attenzione critica su un terreno impervio” al fine di “cercare di capire e distinguere la verità dalle menzogne, questo perché l’obiettivo che uno storico deve prefiggersi sempre, è quello di essere colui che racconta le cose per come sono state e non per come sono state rappresentate nel momento in cui si sono verificate”.

La menzogna ha avvelenato i pozzi e le sorgenti della conoscenza sui fatti accaduti, sui protagonisti e sui perché, nonché sui legami sotterranei che legano tra di loro spezzoni di presunto Stato e di presunto anti Stato in un attacco mortale alla democrazia. Anni in cui “i Servizi segreti sono, – al di là dei nomi mutevoli che assumono – l’invariante e la struttura di continuità all’interno di vicende che vedono tutte le altre organizzazioni interessate rappresentare le varianti”.

Da apprezzare -secondo Di Bella- “i giudizi chiari, non condizionati da nessuna remora e da nessun ipotetico rispetto verso i potenti, perché la storica Zangla è al servizio della verità, come emerge dalle sue ricerche”. “L’autrice è perfettamente consapevole delle difficoltà che deve superare affinché il racconto acquisti il livello di verità storica, figlia dell’aver fatto i conti con i veri e propri depistaggi informativi, veicolati – attraverso i mass media – e a volte supportati da una documentazione falsa ab initio ma funzionale a fare digerire al popolo la verità voluta dai potenti.

Ad ogni passo del libro, emergono “passione civile, oltreché rigore logico, che guidano l’autrice sulle strade impervie e insidiose delle vicende. Come nel Caso Moro: ci sono stati processi, tre Commissioni di inchiesta parlamentari, un numero esorbitante di libri, eppure la verità non la conosciamo ancora. La dobbiamo cercare, l’autrice dà risposte finora mancanti e costringe a continuare nella ricerca della verità”.

Questo, prosegue il professore Di Bella, è un altro merito del suo lavoro, ed ancora “Silenzio di piombo deve servire a promuovere la conoscenza reale di un periodo complesso e violento, affinché i cittadini italiani possano rafforzare la propria coscienza civile e la consapevolezza del fatto che, anche nei periodi più torbidi e macchiati di sangue, la ragione critica può trovare la forza per resistere, reagire, vincere al di là dei prezzi che vengono pagati”.

Di Bella ha infine chiosato asserendo che “il valore di un libro si coglie non solo per il contributo che dà alla conoscenza e ai passi avanti che fa fare in direzione della verità, ma si coglie anche nelle sollecitazioni, nelle domande che suscita, nella volontà di continuare a ricercare nella consapevolezza che la verità viene ancora oggi nascosta. Anche di questo dobbiamo ringraziare l’autrice”.

In conclusione dell’incontro, la Zangla ha ripreso e ribadito il tema della complessità di questo suo esame critico perché storia fittamente intersecata da molteplici fili sottili, storia di estrema attualità, destinata ai giovani.

 Breve profilo di Patrizia Zangla. Nata a San Candido (Bolzano), vive a Parma, ha vissuto molti anni a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), docente, storica-saggista, giornalista pubblicista. Specialista di Storia Contemporanea, attenta ai temi dei totalitarismi e della cultura di Genere. Molte le pubblicazioni accademiche. Ha collaborato con La Gazzetta del Sud di Messina; ha realizzato mostre storiche internazionali. Con Leone (Milano) ha pubblicato: 1943-1945, l’Italia in camicia nera. Storia e costume dall’Italia fascista alla Resistenza (2014) acquisito dalla Biblioteca del Senato. A un figlio, amoroso  giglio, saggio storico-pedagogico (2015). I Neri e i Rossi, le trame segrete, 1964-1982, la strategia della tensione, le Brigate Rosse, il Caso Moro (2017) acquisito dall’Università di Toronto (Canada), il cui compendio è stato tradotto in lingua inglese: The Blacks and the Reds, the secret intrigues, 1964-1982: the strategy of tension, the Red Brigades, the Affaire Moro. Molti i riconoscimenti, si segnalano: Premio Istituto di Cultura di Napoli, Primo Premio Franz Kafka (2016), Premio Firenze (2017), finalista al Premio Città di Como. Silenzio di piombo è stato insignito del Premio Nabokov e del Premio Luzi (2020). Molti Atenei nazionali ne hanno acquisito i saggi, fra cui Federico II di Napoli, Biblioteca Universitaria di Genova, Università degli Studi Alma Mater Studiorum di Bologna e molti Atenei internazionali, fra cui: Universitätsbibliothek Vienna, Université de Grenoble, Stanford, Harvard, Berkeley, Columbia, New York University. E ancora: University of California – Berkeley, University of Minnesota Libraries, University of Notre Dame, Brigham Young University Duke University, Middlebury College Library, Texas Christian University, University of North Carolina, University of Manitoba (Canada), Alma Mater Rudolphina Vindoboneensis di Vienna,Universiteit van Amsterdam (Olanda), Université de Grenoble, Library of Congress e New York Public Library.

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